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Fine della “pasionaria” leghista

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di BARBARA MESSINA

Inaccettabili e pericolose le frasi pronunciate sabato scorso dalla ex senatrice Leghista Angela Maraventano che oltre ad aver scatenato un vero e proprio

putiferio hanno posto l’accento su l’inadeguatezza di tutta una nuova classe politica, che mostra sempre più la propria impreparazione a ricoprire incarichi pubblici ed è sempre più lontana anche dal sentire del partito con cui si sono candidati e fatti eleggere. La Maraventano è solo l’ultima fra parlamentari ed ex parlamentari, finita al centro di aspre polemiche a causa di quanto dichiarato in comizi, interviste o sui social dove ormai le dichiarazioni estemporanee degli odierni politici non si contano nemmeno più. Ma cosa è successo? Cosa ha dichiarato l’ex senatrice nell’evento organizzato a Catania per supportare l'ex ministro dell'Interno? Salita sul palco, per il proprio intervento, la politica lampedusana ha attaccato duramente, l'attuale governo, sul tema degli sbarchi accusandolo di "essere complice di chi traffica carne umana". Fin qui nulla di strano, un discorso in linea con il pensiero del proprio partito, condivisibile o no nella prima parte del proprio discorso la Maraventano non fa altro che esprimere un’idea consolidata in una determinata parte politica che, nel bene o nel male, rappresenta  anche una parte considerevole di nazione. Il problema è che la Maraventano va oltre e, dal palco di Catania, a sostegno di Matteo Salvini chiama in causa il «coraggio» e la «sensibilità» perduti della mafia lasciando incredulo e sconcertato chiunque ascolti. Avversari e Compagni di partito tutti si guardano stupiti. Un discorso che, come dicevamo, colpisce chiunque ma che è “un colpo allo stomaco” per le associazioni come Libera, che da anni combattono negli stessi territori per arginare l’influenza di Cosa Nostra e delle altre mafie italiane, cercando di sensibilizzare la popolazione a una rivolta civile contro le stesse: «È inaccettabile e da respingere con forza, affermano dal coordinamento siciliano, qualunque richiamo all’esistenza di una mafia buona».

Maria Falcone, sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci, si affetta a definirla la «trita favoletta della mafia buona».

Quali sono state, però, le reali parole dell'ex senatrice? Sono davvero così gravi? Certo che sì, parlando di immigrazione, la Maraventano  pronuncia un discorso a tratti surreale dove per esprimere il  proprio pensiero  finisce per tirare in ballo la mafia con parole, che fanno rabbrividire: "La nostra mafia", dice  Maraventano - “ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima. Dove sono? Non esiste più. Perché noi la stiamo completamente eliminando... Perché nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio".

Certo, l’ex senatrice magari presa dalla foga del momento può aver strafatto. Certo, visto che siamo garantisti e “aperti” nell'ascoltare le ragioni di tutti, non volendo cadere nel gioco al massacro dell’avversario potremmo anche disposti a credere che il pensiero espresso dalla Maraventano non sia (si spera!) il vero pensiero della politica, magari le parole, come ha frettolosamente dichiarato la stessa  Maraventano, potrebbero anche essere state fraintese  ma la gravità di quanto successo resta.

Le frasi gravissime infatti hanno innescato l'immediata reazione di numerose personalità del mondo della politica e non solo.

"Parli della 'sua' di mafia, quella che difendeva il territorio e mostrava coraggio e sensibilità e che certamente non ci appartiene, non è 'nostra'", hanno dichiarato i familiari delle vittime della mafia rappresentati da Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dell'associazione    "I cittadini contro le mafie e la corruzione",

"Quella che noi abbiamo conosciuto, purtroppo, è quella delle stragi, dell'uccisione di servitori dello Stato, del racket, dei traffici di droga e della morte di migliaia di innocenti, compresi i nostri familiari. Venga ad elogiare dinanzi a noi questo motivo di vanto della nostra regione. Venga a dircelo di persona che questa 'sua' mafia non andava eliminata perché mostrava sensibilità e coraggio e difendeva il territorio", ha proseguito il rappresentante dei familiari delle vittime. "Guardi gli occhi di chi ha perso un proprio caro e si vergogni per quello che ha detto, nella stessa misura in cui noi ci vergogniamo del fatto che a pronunciare queste parole sia stata una siciliana". Nel marasma generale sono le parole espresse dal proprio partito quelle che certamente la Maraventano non si sarebbe mai aspettata. "La mafia buona non esiste è un cancro che tutti noi combattiamo e che danneggia il nostro territorio. Su questo tema per la Lega non ci sono mediazioni o eccezioni e le battaglie condotte nelle istituzioni dai nostri amministratori locali lo confermano nei fatti".

La condanna dei politici è univoca e trasversale. A “condannare” le parole di  Angela Maraventano sono proprio tutti dal portavoce nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni che afferma: "'La mafia non ha più quel coraggio che aveva prima'. Questa è Angela Maraventano, ex parlamentare della Lega di Lampedusa, e queste parole fanno parte del suo intervento dal palco dell'adunata leghista a Catania. Parole assurde e inaccettabili. La 'mafia buona' non esiste e chiunque sostenga il contrario ne è complice". Parole "assurde, intollerabili e difficilmente commentabili" gli fa eco il segretario regionale del Pd,  Anthony Barbagallo. "Con quelle frasi irripetibili la Maraventano e la Lega hanno offeso la Sicilia, i siciliani, chi combatte ogni giorno cosa nostra e la memoria di tutti coloro che hanno contrastato cosa nostra a scapito della vita", ha poi concluso. Parla di "parole gravi, offensive, pericolose, che fanno capire che davvero qualcuno a Lampedusa ha perso il senso del limite e della decenza" dichiara l’attuale Sindaco di Lampedusa Totò Martello. "Una signora come la Maraventano è solo un'offesa al pudore, il piacere malato di parole ignobili e impunite", ha dichiarato Claudio Fava, presidente della Commissione Antimafia presso l’Assemblea Regionale Siciliana. "Le incredibili esternazioni sulla mafia dell'esponente della Lega, Angela Maraventano, che parla della “nostra mafia che aveva sensibilità e coraggio”, e addirittura arriva a rammaricarsi perché, testuale, “la stiamo completamente eliminando” rivelano una visione della politica violenta e criminale. Sono parole vomitevoli, inaccettabili e aberranti è la dura condanna dell'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Dino Giarrusso riportate da "AdnKronos" che ha infine tuonato “la Lega di Salvini deve chiedere scusa a tutti i siciliani ed espellere immediatamente questa persona indegna dalle sue fila".

E la risposta della Lega non si è fatta attendere.

Dopo il polverone mediatico alzatosi sulle frasi di Angela Maraventano, ex sindaco di Lampedusa ed ex parlamentare della Lega, sulla mafia, il Carroccio, tramite Stefano Candiani, segretario regionale del partito di Salvini,  ha infatti chiesto un passo indietro alla propria  tesserata. “Le ambiguità’ specie in politica sono inaccettabili, per questo mi aspetto le dimissioni spontanee dalla Lega di Angela Maraventano – dice Stefano Candiani, senatore e segretario regionale della Lega Sicilia Salvini Premier, a seguito delle parole pronunciate sabato dall’esponente leghista di Lampedusa. “Dal palco di Catania – continua Candiani – abbiamo ascoltato delle affermazioni che contengono dei profili di ambiguità’ che non sono in alcun modo scusabili politicamente e soprattutto in casa Lega. Ogni tipo di giustificazione avanzata su questo tema mi sembra francamente insufficiente rispetto alla gravità’ delle frasi pronunciate. Le dimissioni dalla Lega rimangono l’unica scelta possibile per Maraventano“. Sulla vicenda, era già intervenuto Igor Gelarda, consigliere comunale a Palermo della Lega che nell’immediatezza dei fatti in un lungo post aveva affermato: “Credo che queste dichiarazioni rendano incompatibile l’ex senatrice Maraventano con il percorso di legalità e trasparenza intrapresa dalla Lega Sicilia. Della parte “incriminata” del suo discorso non condivido neanche una virgola, e ne prendo decisamente le distanze, da cittadino, da politico e da esponente delle forze dell’ordine. La mafia vecchia faceva schifo tanto quanto fa schifo l’attuale. Certe cose non si possono neanche pensare“, aveva affermato.

In seguito alla vicenda, anche i vertici nazionali della Lega hanno fatto sentire la propria voce."Sono certo che Angela Maraventano nella foga del suo intervento a Catania abbia prodotto senza rifletterci un ossimoro che è evidentemente insostenibile", ha dichiarato Fabio Cantarella, vice segretario regionale della Lega Sicilia. "La mafia buona non esiste è un cancro che tutti noi combattiamo e che danneggia il nostro territorio. Su questo tema per la Lega non ci sono mediazioni o eccezioni e le battaglie condotte nelle istituzioni dagli amministratori locali della Lega lo confermano nei fatti".

E’ per questo che le parole espresse sulla pagine del proprio profilo Facebook, dove fra l’altro ha ricevuto migliaia di insulti, dalla stessa ex Senatrice, cercando di scusarsi sembrano ancora più assurde, Maraventano, ha definito la questione come un "equivoco furbescamente innescato dalla sinistra". "Voi non siete più bravi di me, ha scritto, ma in una cosa però siete più bravi, a importare le nuove mafie, la mafia nigeriana della prostituzione, la mafia tunisina delle droghe, la mafia libica dei trafficanti di esseri umani", ha affermato.

Intervistata da "AdnKronos", l'ex senatrice  ha poi  aggiunto: "La nostra mafia l'abbiamo eliminata definitivamente, non esiste più nel nostro paese, in Sicilia, e questo è stato possibile grazie al centrodestra, grazie a ministri come Maroni, il problema è ora che in questo vuoto, si sono inserite le mafie degli altri, a cominciare dai tunisini". Maraventano, che non capisce la ragione dei duri attacchi subiti, ha inoltre spiegato che nel suo discorso alla kermesse della Lega voleva "solo dire che la vecchia mafia, quella locale, non esiste più, questo era il senso, ci sono le altre invece che lavorano indisturbate". "Volevo dire solo che ora c'è la mafia dei nord africani, e io non mi faccio mettere i piedi in faccia da chi traffica carne umana", ha insistito la politica lampedusana, "ma chi non vive a Lampedusa non può capire, mentre parlo con lei c'è una motovedetta che sta andando a prendere i tunisini appena arrivati, anche oggi. Il governo non fa nulla, i porti sono aperti, noi siamo in pericolo". Tanti gli attacchi ricevuti in queste ultime ore sui social: "Su Facebook mi minacciano, ci sono tante cose brutte contro, sarò costretta a chiudere tutto, ma li denuncio tutti quelli che dicono che devo morire". "Per vecchia mafia", precisa ancora, "intendevo la difesa del proprio territorio, nel senso del coraggio che potevano avere i nostri. Non mi riferivo alla mafia brutta, quella che ha ucciso i nostri uomini valorosi. Non ci siamo sentiti con Salvini, mi dispiace per tutto questo clamore, io ero pure in commissione antimafia, ho sempre lottato contro i delinquenti, si è scatenata la fine del mondo, hanno voluto strumentalizzare. Io non voglio la mafia, soprattutto non voglio questo tipo di mafia, quella dei nigeriani e dei libici. Maria Falcone si è lamentata delle mie parole, dicendo che non esiste una mafia buona? Non mi sento responsabile, se qualcuno ha interpretato male mi spiace, ma in questo caso certo che mi devo scusare, perché io ho sofferto come hanno sofferto loro".

Nella sua difesa, la Maraventano non esita a lanciare l’ennesima frecciata ai ministri Luciana Lamorgese e Teresa Bellanova:"Mi fa male che questi di sinistra, come la Bellanova si permettono di menzionarmi nei social, lei e la Lamorgese però non mi rispondevano quando la chiamavo alle due di notte, per sapere chi erano quelli che sbarcavano nella mia isola. Noi siamo invasi e loro non fanno nulla, questo è il problema".

“È stata una frase infelice”, si difende ancora  l’ex parlamentare di Lampedusa. Una frase “dettata dalla rabbia e dal momento terribile che sta vivendo il nostro Paese ma io mi sono sempre battuta contro tutte le mafie, a cominciare da quella nigeriana”.

Una frase infelice che però non può e non deve passare in sordina, sono frasi come questa che denotano un affievolimento dell’attenzione sia sociale che politica che il nostro paese non può permettersi. Gli anni delle stragi mafiose che hanno insanguinato le estati degli anni novanta non sono così lontani e, come insistono a segnalare le varie procure la mafia è tutt’altro che sconfitta, ha solo cambiato il proprio modus operandi, diventando sempre più invisibile e ancor più pericolosa.

L’associazione Libera che dice: “Aspettiamo una presa di distanza dalle forze politiche” ci invita altresì a controllare il linguaggio. Il linguaggio è un’arma, dicono dal coordinamento regionale di Libera Sicilia, e come tale va controllata. Sdoganare determinati linguaggi,che invece dovrebbero essere sepolti da tempo,  ci spiegano,  è molto pericoloso e ogni figura istituzionale che parla di mafia dovrebbe stare molto attenta nella scelta dei termini. Quello che secondo Libera è ancor più grave, è che, la politica tutta,  inizialmente sia rimasta come immobilizzata. “È grave e inquietante che un esponente politica siciliana che ha anche ricoperto ruoli istituzionali faccia pubblicamente riferimento a una presunta vecchia mafia sensibile e coraggiosa, facendovi appello con sentimento nostalgico”, scrivono dal comitato Nazionale di Libera. “Auspichiamo un’immediata presa di distanza da parte di tutte le forze politiche da simili dichiarazioni”.

Quello che ci insegna questa situazione paradossale è che in politica come nella vita il  tempismo è tutto.  I tempi sono importanti, i momenti sono importanti e quello che può essere tollerato  in un  determinato momento storico può e deve essere  intollerabile in un altro. Come detto è tutta una questione di tempi. Lo sta capendo in queste ore l’ex senatrice  Maraventano, l’ex pasionaria  lampedusana,  una dei primi amministratori leghisti al sud,  gentilmente accompagnata alla porta dai colleghi di partito siciliani. Altro che il "si è spiegata male" di Matteo Salvini, l’espulsione è partita decisa e senza tenere conto della giustificazione del “Leader maximo” che dalla Sicilia continua ad avere solo momenti No e grattacapo a non finire mai. Già dai primi post di sabato quel che è subito stato certo è che i leader siciliani del Carroccio  non erano disposti a finire nella gogna politica per le frasi della senatrice. E’ proprio Igor Gelarda, uno dei maggiori azionisti del partito in Sicilia, come dicevamo, a gettare le basi per una drastica punizione: "credo che queste dichiarazioni (riferendosi alle farneticazioni della Maraventano) rendano incompatibile l'ex senatrice con il percorso di legalità e trasparenza intrapresa dalla Lega. Della parte incriminata non condivido una virgola. La mafia vecchia faceva schifo quanto fa schifo l'attuale. Certe cose non si possono neanche pensare". Come dire “prendi incarta e porta a casa”. Un post che di fatto blocca ogni possibile, quanto improbabile difesa da parte di Salvini. Così, quando il danno mediatico è già fatto, in un momento in cui il Carroccio non ne aveva proprio bisogno, arriva, finalmente, il comunicato ufficiale, firmato da Stefano Candiani, il segretario regionale, che pone fine alla carriera politica (almeno nella Lega) della Maraventano: "Le ambiguità in politica sul tema mafia sono inaccettabili,  aspetto le dimissioni spontanee da Angela Maraventano, dimissioni che sono e rimangono l'unica scelta possibile".  Come dire ciao cia “te saludi, Angela”.