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Legge contro l’omotransfobia: arriva il via libera della Camera

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di FLAVIO DIOGRANDE

Attualmente l’Italia è tra i pochi paesi europei a non avere una legge contro la violenza e le discriminazioni di cui sono oggetto le persone della comunità LGBTI. Soddisfatto Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay: «L’approvazione alla Camera dei Deputati della legge contro l’omotransfobia e la misoginia è una prima vittoria che ci fa ben sperare sull’approvazione definitiva del provvedimento».

Il testo unificato delle proposte di legge di contrasto alla violenza e la discriminazione per motivi legati alla transomofobia, alla misoginia e alla disabilità – “ddl Zan”, dal nome del relatore del Partito Democratico Alessandro Zan – è stato approvato dalla Camera dei deputati con 265 voti a favore, 193 contrari e un astenuto. La votazione, su richiesta di Fratelli d'Italia, è avvenuta a scrutinio segreto. Il sì al disegno di legge è arrivato anche da 5 deputati forzisti – Giusi Bartolozzi, Renata Poverini, Stefania Prestigiacomo, Elio Vito e Matteo Perego – in dissenso dal gruppo FI.

Il provvedimento, che prende spunto da diverse proposte di legge di iniziativa di deputati di Leu, Pd, M5s ed anche Fi, ha avuto un iter lungo e complesso, arrivando in aula dopo diverse modifiche necessarie per recepire le diverse sensibilità presenti all’interno della maggioranza di governo.

Nel testo Zan contro l’omotransfobia e la misoginia, approvato dall’aula della Camera, si stabilisce in premessa che: per «sesso» si intende il sesso biologico o anagrafico; per «genere» si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per «orientamento sessuale» si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per «identità di genere» si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Nello specifico, la legge Zan si compone di nove articoli. I primi due intervengono sulla tematica discriminatoria prevista nella cosiddetta Legge Mancino ("Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa"), aggiungendo agli articoli 604 bis e ter del Codice penale – che trattano le aggravanti di reato e la condotta istigatoria verso discriminazioni e violenze – anche gli atti di violenza o incitamento alla violenza e alla discriminazione «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». La legge inoltre modifica anche l'articolo 90 quater del codice di procedura penale, relativo alle condizioni di particolare vulnerabilità, prevedendo per le vittime di un reato di discriminazione particolari tutele e protezioni durante il processo.

Dinanzi alle accuse del centrodestra che parla di «legge liberticida», la maggioranza ha chiarito che la punibilità scatterà quando vi sia «il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti» e che «le opinioni non istigatorie «restano salve», in quanto già discendenti direttamente dall’articolo 21 della Costituzione».

Già riconosciuta a livello europeo, viene istituzionalizzata anche in Italia la giornata nazionale (17 maggio) contro omofobia, transfobia, bifobia e lesbofobia, dedicata alla promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione nonché al contrasto dei pregiudizi e delle discriminazioni. Le scuole di ogni ordine e grado dovranno inserire nella propria offerta formativa programmi di sensibilizzazione a tali tematiche.

La legge, promuovendo politiche di sostegno alle vittime, prevede lo stanziamento di 4 milioni l'anno per centri anti-violenza per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, e anche alloggio e vitto alle vittime dei reati di odio e discriminazione.

Infine, per la verifica dell'applicazione della legge, della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza, del monitoraggio delle politiche di prevenzione, la legge dispone che l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, dovrà svolgere con cadenza almeno triennale una rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione.

Gabriele Piazzoni, felice per il risultato raggiunto, si è espresso così sul travagliato percorso che ha accompagnato il dibattito parlamentare: «I toni della discussione avvenuta in Commissione ed in aula alla Camera, così come la difficoltà dell’iter e alcune soluzioni trovate nel testo della legge, come la necessità ridondante di ribadire i principi di libertà di opinione già previste dalla Costituzioni e dalla giurisprudenza è un indicatore chiaro delle difficoltà che ancora oggi la politica ha nell’affrontare  le leggi che riguardano le persone LGBTI. Un indicatore chiaro della tanta strada che ancora resta alle persone LGBTI per arrivare a quella piena uguaglianza che è e resta il traguardo finale delle nostre battaglie per la costruzione di un Paese migliore per tutte e tutti».

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