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Lettere al Direttore Difendere la libertà di offendere non è la stessa cosa che difendere le istituzioni dello Stato messe in discussione dai terroristi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Caro direttore, Corrado Augias è convinto che non si può mettere un limite alla satira. Negli ultimi giorni, su La Repubblica, ha insistito più volte su questo punto arrivando a scrivere che stabilire tale limite significa cedere al ricatto terroristico. Non sono d'accordo. Secondo me, invece, significherebbe stabilire il giusto principio di limitare la libertà di offendere impunemente chi si ritiene culturalmente inferiore perché insultare Maometto e i musulmani non è satira ma una grave offesa. Difendere la libertà di offendere non è la stessa cosa che difendere le istituzioni dello Stato messe in discussione dai terroristi. Il problema è che se la satira viene fatta con ironia ha un senso ma se viene fatta per offendere non ha più senso e la satira di Charlie Hebdo nei confronti dei musulmani viene fatta solo per offendere. Bisognerebbe tenere conto del fatto che nel comportamento dei francesi c'è da sempre un atteggiamento di superiorità nei confronti delle altre culture. I comici e i vignettisti non possono essere le uniche persone che godono dell'impunità perché la satira non deve godere di una sorta di superiorità rispetto ad altre forme di espressione. Chiunque offende altre persone è soggetto a sanzioni penali; perché i vignettisti dovrebbero godere dell'impunità? Un comico che offende pesantemente dovrebbe essere sanzionato, un comico che prende in giro con ironia no.

Cordiali saluti

Franco Pelella - Pagani (SA)