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Recovery fund: l’Europa alle prese col veto dei sovranisti

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di FLAVIO DIOGRANDE

Polonia e Ungheria si oppongono all’accordo raggiunto sul bilancio UE 2021-2027, cui è strettamente collegato il “Next Generation Eu", Fondo per la ripresa dell'Unione Europea. «Penso che l’Europa sia definitivamente tornata», aveva dichiarato solo pochi giorni fa la Presidente della BCE, Christine Lagarde.


La fumata bianca non è arrivata, come molti invece auspicavano, e così l’Europa si ritrova a dover ancora una volta fare i conti col vento euroscettico proveniente da est, che mette a rischio la ripartenza economica del vecchio continente. Gli ambasciatori di Ungheria e Polonia si sono infatti opposti alle condizionalità proposta da Commissione Ue, presidenza di turno tedesca dell’Unione e Parlamento europeo sull’erogazione dei fondi strutturali per il periodo 2021-2027 vincolata al rispetto dello stato di diritto.

È, questa, una bocciatura che fa storia tra le vicende dell’UE perché i governi di Varsavia e Budapest, pur avendo assunto da anni una posizione molto critica nei confronti del blocco europeo, non avevano mai infranto il metodo dell’unanimità, ponendo il proprio veto alle decisioni del Consiglio Europeo.

Fa storia perché i due Paesi fanno muro su un tema fondamentale nella costruzione dell’Europa e per il futuro della stessa: il rispetto delle regole dello Stato di diritto. l’unanimità non raggiunta all’interno del Coreper – l'organismo di cui fanno parte gli ambasciatori degli Stati presso la Ue – non permette il via libera agli accordi sul bilancio 2021-2027 e all’avvio della procedura per l'aumento dei massimali delle risorse proprie dell'Unione, necessario per garantire l'emissione dei bond anticrisi per 750 miliardi. Fondi essenziali anche per le economie dei due Paesi, che nelle ultime ore hanno ricevuto il sostegno della Slovenia, la quale si è detta contraria all'accordo tra Parlamento e Consiglio su un meccanismo che lega l'esborso di fondi comunitari al rispetto dei principi democratici: «solo una istanza giudiziaria indipendente – ha sottolineato il premier sloveno Janez Jansa – può spiegare cosa è lo stato di diritto, non una maggioranza politica».

Sulla situazione di stallo venutasi a creare è intervenuto anche il portavoce della presidenza di turno tedesca, Sebastian Fischer, il quale su twitter ha spiegato che «i due Stati membri hanno espresso la loro opposizione rispetto ad un elemento del pacchetto, (la condizionalità sull’osservanza dei principi dello Stato di diritto) ma non sulla sostanza dell’accordo sul Bilancio». Mentre si cerca di ricucire lo strappo che consentirebbe di sbloccare l’erogazione dei fondi e il Recovery Fund, si sollevano le critiche nei confronti dell’asse magiaro-polacco: «Lo stato di diritto – ha evidenziato il presidente del gruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber – non riguarda un Paese in particolare, né riguarda l’est o l’ovest. È neutro e si applica a tutti. Se si rispetta lo Stato di diritto non c’è nulla da temere. Negare all’intera Europa i finanziamenti per la crisi nella peggiore crisi da decenni è irresponsabile, che ha criticato il veto dei governi polacco e ungherese contro il bilancio Ue nella riunione odierna degli ambasciatori dell’Ue. Se Orban e Kaczynski – ha detto Weber – vogliono interrompere l’uso di questi fondi per tutti, allora dovranno spiegarlo ai milioni di lavoratori e imprenditori, ai sindaci e agli studenti, ai ricercatori e agli agricoltori che contano sul sostegno di questi fondi».

Se sui meccanismi del libero mercato e sui dogmi del capitalismo l’Europa si è sempre mostrata coesa, sul concetto di democrazia la compattezza europea si dimostra sempre più vacillante. Nel caso di specie, la giustizia, l’assoggettamento della magistratura al potere esecutivo e la graduale limitazione di alcune libertà fondamentali sono stati al centro dell’attenzione della Commissione europea, che più volte ha richiamato in questi anni Budapest e Varsavia. La Germania, con presidenza di turno del Consiglio dell'UE, gioca la carta della mediazione, ma i ritardi nell'iter di approvazione potrebbero causare problemi ai bilanci statali e sui mercati, oltre che ad Orban e Kaczynski, dato che i paesi dell'Est sono tra i principali beneficiari del bilancio comunitario.

Secondo diversi osservatori internazionali la posizione assunta dai due governi può essere legata ad una strategia propagandistica tesa ad animare lo spirito nazionalistico del proprio elettorato, considerando che le elezioni legislative sono previste in Ungheria e Slovenia nel 2022 e in Polonia nel 2023.

Sulla vicenda si è espressa anche la Meloni, esponente di punta dell’identitarismo italico, la quale si è schierata dalla parte di Polonia e Ungheria che bloccano gli aiuti per «difendere identità cristiana e confini dall’immigrazione», mentre secondo il premier Conte, intervenuto all’assemblea dell’Anci, «i ritardi sul Recovery Fund vengono dal sovranismo. Polonia e Ungheria minacciano il veto sul Quadro Finanziario pluriennale contro i loro stessi interessi. Dobbiamo augurarci che i rallentamenti, che non vengono certo dall’Italia che sta lavorando alacremente, non vengano dal soffio di sovranismo che ancora alita in via marginale, ma ancora soffia un po’ in Europa».

Foto: Leggo.it