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Al via la fase transitoria

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di VALERIA BRUCCOLA

Una beffa senza esclusione di colpi

 

 

Con energia e determinazione le associazioni di precari storici hanno chiesto che l'attuale Governo varasse, nel dare attuazione alla nuova fase di reclutamento meglio conosciuta come FIT, secondo i dettami della  Legge 107, una fase transitoria che desse la giusta risposta alla figura dei docenti precari delle graduatorie d'istituto, esclusi dai piani di assunzione a parità di titoli rispetto ai loro colleghi delle graduatorie ad esaurimento. All'indomani del decreto firmato dal Ministro Fedeli, che definiva la fase transitoria, si è subito visto l'indirizzo dell'attuale esecutivo, in assoluta continuità con quello precedente, ostile e impermeabile ad accogliere le istanze dei docenti della III fascia delle graduatorie d'istituto, trattati alla stregua di neo laureati nonostante il lungo servizio prestato nelle scuole statali. Si è anche visto che non era prevista alcuna soluzione per i docenti abilitati della scuola primaria e dell'infanzia, esclusi da questa fase, per ragioni inspiegabili e, probabilmente, anche legate ai contenziosi in atto, le cui sorti sono drammaticamente precipitate a seguito di una imprevedibile sentenza del Consiglio di Stato.

Certo, non ci aspettavamo che questo “contentino”, comunque da interpretare come il risultato di una sfiancante negoziazione tra docenti e MIUR, fosse una specie di boomerang e diventasse l'ennesimo attacco alla categoria dei precari storici, beffati da un regolamento e dalle annesse tabelle di valutazione dei titoli. Già la definizione di graduatorie regionali subordinate al reclutamento da graduatorie concorsuali e da GAE, a parità di titoli e servizio, è un rospo difficile da digerire, ma sul banco degli imputati è da mettere la valutazione dei titoli e del servizio, che promette di stravolgere le posizioni attualmente ricoperte nelle graduatori di istituto dagli aspiranti partecipanti al concorso riservato. Una sopravvalutazione dei titoli a discapito del servizio è l'ennesimo colpo alla categoria che, a dispetto della normativa contro lo sfruttamento del precariato e la richiesta legittima di riconoscimento di anni di professione esercitata, vedrà vanificati anni di servizio a fronte della sproporzionata valutazione di alcuni titoli. Ciò che lascia ancora una volta sgomenti, nonostante le sollecitazioni del CSPI a rivedere le tabelle in favore di una valutazione più equilibrata rispetto alla bozza iniziale, è l'ennesima beffa nell'assenza di valutazione del servizio prestato sul  sostegno,  sebbene il reclutamento sia stato effettuato dalla propria classe di concorso e assolto nel pieno rispetto degli obblighi professionali previsti dal contratto. A questa assurdità, inoltre, si somma quella di vedersi disconoscere il servizio non continuativo sebbene raggiunga, nello stesso anno scolastico, i 180 giorni previsti per il computo ai fini della costituzione delle graduatorie di istituto stesse, disconoscendo anche implicitamente il ruolo del supplente come importante e necessario per il buon funzionamento del sistema scolastico nel suo complesso. Con i criteri scelti dal MIUR per comporre le nuove graduatorie, visto il peso importante nella valutazione complessiva, assunto dai titoli culturali e professionali, chi è in cima rischia di vedersi in fondo, se ha prestato più di un anno di servizio sul sostegno o su supplenze temporanee successive.

Ci chiediamo come si possa arrivare a una scelta di questo tipo con la sfrontatezza di affermare di aver accolto le richieste dei precari delle graduatorie d'istituto. Quale credibilità politica può avere un Ministero che non ha saputo rispettare i diritti di un precariato stratificato e multiforme, frutto di una gestione sconsiderata delle risorse umane e del numero chiuso ai corsi abilitanti, disconosciuto nei fatti, dal momento che i titoli di servizio, oltre alle qualifiche possedute e i titoli, non è  che una parte residuale del curriculum personale valutabile ai fini della valutazione.

Se a tutto questo, aggiungiamo che, dopo anni spesi al servizio della scuola pubblica si andrà a confluire in un canale di reclutamento fanalino di coda delle altre graduatorie che hanno acquisito una posizione di privilegio solo per volontà politica, francamente non si capisce quale spirito abbia mosso le menti che hanno ideato questa ennesima beffa, ai danni di docenti, persone prima di tutto, che hanno avuto, secondo il MIUR e una parte della politica, le potenzialità per essere sfruttati come supplenti ma non per essere stabilizzati, se pur abilitati e idonei all'insegnamento.