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I bambini non corrono più

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di CARMELA BLANDINI

Oggi i bambini non corrono più per strada, non giocano scatenati rincorrendosi nei cortili, non gridano di gioia se gli fai un regalo qualunque e che non sia “tecnologico”.

 


I bambini di oggi stanno perdendo la loro realtà di bambini, i loro piccoli giochi, i loro piccoli sogni, i loro passatempi manuali, persino le loro lezioni scolastiche, tutto  è racchiuso in un piccolo schermo che tengono in mano ed è diventato un padrone che scandisce il loro tempo.

La strada oggi è silenziosa,  nemmeno nei piccoli borghi i bambini corrono con le bici scampanellando e chiamandosi a gran voce, non si siedono sui gradini delle case a scambiare le figurine, non giocano con le biglie  sui marciapiedi, non mangiano una fetta di pane e marmellata offrendone un morso ai compagni. I bambini e il loro vocio sono come scomparsi, perché stanno chiusi nelle auto, stanno chiusi nei baby planet, stanno chiusi negli asili, nelle scuole, nelle palestre, nelle piscine, nei campetti di calcio, nelle case e in mille altri posti, stanno chiusi anche nella maggior parte delle spiagge dove ci sono recinti e assistenti per intrattenerli, da una parte il recinto per i cani di buona famiglia e dall’altra quello per i bambini.

I giochi e la vita dei bambini ormai vengono organizzati, decisi e scelti dagli adulti. Il bambino che si rifiuta di farsi “inquadrare” viene subito attenzionato dai genitori che parlano con chi di competenza e a scuola aumentano i bambini, cosiddetti, con “disturbi speciali”, cioè quei disturbi che una volta erano curati solo dai consigli e dalla buona educazione insegnata dai genitori.

Quando si va nella sala d’attesa dell’ambulatorio di un medico capita di vedere qualche bambino, ma non puoi parlargli, tutti hanno gli occhi chini sullo smartphone o sul tablet, non devono assolutamente disturbare i genitori che hanno bisogno di guardare, a loro volta, lo smartphone. Lo stesso accade nei ristoranti o in pizzeria, lo stesso accade perfino ai giardini o nei centri commerciali, lo stesso accade per strada  e, troppo spesso, capita di non poter guardare gli occhi dei bambini e ascoltare le loro voci, le loro risate, il loro chiacchierio fantasioso e spensierato.

Oggi c’è una grande tristezza nell’aria, la voce dei bimbi che gridano giocando è scomparsa, e si sente soltanto quando piangono,  quando sono disperati, solo quando sono arrabbiati perché qualcosa non è come volevano loro e anche i loro genitori si arrabbiano.

Viviamo in un mondo senza gioia, e sospeso nel nulla, cercando di afferrare quel “nulla” dietro uno schermo.  Abbiamo dato ai bambini un “aggeggio”, con cui stressarsi, per affrontare un mondo stressato in cerca di quei piaceri che esulano dalla realtà di una vita normale che, agli adulti, appare tediosa.

Il bambino che va a scuola è, molto spesso, già triste e arrabbiato, forse  non sa nemmeno qual è il suo dovere e a cosa serve la scuola, egli continua a desiderare il piacere effimero di immagini che trova solo su internet, ascolta poco gli insegnanti e pensa ad altro.

La vita vera, ormai, si consuma altrove da dove ci si trova, quel poco che abbiamo davanti non soddisfa nessuno e la ricerca sul web è infinita, facile e a portata di mano.

Dentro una piccola scatola piatta, e dietro un vetro dove le immagini scorrono veloci, avviene di tutto e tutto è più bello, anche perché ciò che avviene sullo schermo puoi cambiarlo, se non ti piace puoi farlo scomparire e cercare altro. Non importa se quello che vedi su internet è giusto o sbagliato o inadatto o anche mostruoso, quello schermo è la vita che non ha vita, è la realtà che non è reale, è la verità che non è vera, è utile ma può essere inutile, è la bugia che si può nascondere, è quello che ci piace molto ma anche quello che temiamo e può fare paura, è la regola senza regole, è buono ma può essere cattivo. Su internet  c’è l’odio ma c’è anche l’amore, mescolati, malati, molto attraenti e troppo spesso evanescenti, senza corpo, senza realtà.

Tutti siamo attratti  dall’umano e dal disumano che è in ognuno di noi, siamo attratti da ciò che non conosciamo e aspettiamo, speranzosi, il brivido della scoperta…e così, la continua scoperta su internet,  è diventata più meravigliosa della vita reale, anche se, a volte, di meraviglioso non ha nulla e tutto può divenire pericoloso.

Ma questi bambini, figli di un tempo che li considera solo un target da gestire, diventeranno grandi, e qualcuno di loro sarà molto confuso e insofferente di fronte alla realtà delle cose, penserà che, se non si diverte abbastanza, la  vita reale sia in debito con lui, penserà che le persone reali sbagliano e si sentirà incompreso, penserà che questo mondo non è abbastanza eccezionale.

Forse i bambini torneranno a correre quando andranno su Marte?