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Un italiano a Little Big Horn

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di MARIO GIANFRATE

Fu l’unico superstite della leggendaria battaglia



Alla leggendaria battaglia di Little Big Horn – nella quale Toro Seduto, capo Sioux, sconfisse il battaglione del 7° Cavalleria e lo stesso Custer fu massacrato – è presente un italiano, John Martin, il trombettiere al quale il generale affida il drammatico messaggio da consegnare al capitano Benteen perché con la truppa intervenga in suo soccorso.

Martin sarà l’ultimo a vedere Custer ancora in vita.

La lunga cavalcata, con il cavallo che perde sangue dal collo, colpito da un proiettile, non servirà a gran che: prima che i soldati del 7° Cavalleria riescano a raggiungere il luogo dello scontro tra le forze di Custer e i pellerossa di Toro Seduto, troveranno solo i corpi dei loro commilitoni, sparsi sul terreno, in gran parte privi di scalpo.

Strano destino, quello di John Martin, all’origine Giovanni Martini.   Nato a Roma o, secondo altra versione, nel salernitano - a quindici anni scappa di casa per unirsi ai volontari di Garibaldi; tamburino nelle “camice rosse” prende parte alla campagna di Trento.

Alla fine della guerra risorgimentale emigra negli Stati Uniti, alla ricerca di lavoro, e qui si arruola nell’esercito americano. Un soldato come tanti, una storia comune che sarebbe rimasta nell’oblio se nel 1918 uno scrittore, W.A. Graham, ufficiale a riposo e autore, tra l’altro, di The Custer Myth, non lo avesse rintracciato nel quartiere di Brooklin, a New York, dove viveva della sua pensione, dopo essersi congedato con il grado di sergente.

Giovanni Martini o, se si preferisce, John Martin, nelle interviste sarà ricordato come l’unico superstite della disfatta di Little Big Horn, dove saranno seppellite l’ambizione, la spregiudicatezza e l’odio verso gli indiani di George Armstrong Custer.