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L'omicidio di Aldo Moro, cui prodest ?

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di PIERDOMENICO CORTE

 

Riprendo la domanda posta dal Prof. Mario Gianfrate, “Caso Moro E Faranda: Quid est Veritas?”,

 

 

per porre un'altra domanda: cui prodest? Qualsiasi indagine parte dal movente. Movente che si traduce nell'individuare il beneficio derivante dallo specifico crimine. Scriveva Seneca “cui prodest scelus, is fecit “. Quindi l'omicidio di Aldo Moro a chi portava beneficio? Certamente non alle Brigate Rosse. Moro godeva di un buon sostegno popolare, il suo omicidio era incomprensibile. Inoltre Moro aveva, nelle sue lettere, mosso accuse pesanti alla Democrazia Cristiana. Un Moro nuovamente nella vita politica italiana sarebbe diventato fattore destabilizzante e di grave spaccatura per la Democrazia Cristiana. Inoltre a tutti sarebbe parso evidente il contrasto tra il cinismo di Stato pronto a sacrificare Moro e l'umanità delle Brigate Rosse che, invece, lo liberano. La spiegazione del comportamento dei brigatisti è che erano accecati dall'ideologia e che non avevano capito il grave errore nell'uccidere Moro. Una spiegazione che non convince. I brigatisti non erano così stupidi da non saper “ leggere “ cosa stava accadendo . E cosa stava accadendo lo spiega benissimo Pecorelli negli articoli di OP. Scrive il 2 maggio 1978:  “ Tante novità sottolineano ed esaltano per intero il nuovo corso che si vuole imporre per volontà altissima al popolo italiano...è probabile che si renda necessario un ritiro anticipato di Leone , per innalzare fin da subito un Moro divinizzato alle fastigia mute del Quirinale “. Pecorelli nel suo caratteristico linguaggio, forse vuol dire che il Papa (volontà altissima) si stava adoperando per far tornare Moro libero e alla vita politica. Chiaramente Pecorelli esprime il timore, anzi la certezza che Moro una volta libero possa diventare Presidente della Repubblica. Pecorelli aveva chiarissimi gli effetti devastanti di un Moro libero. Non si può certamente definire Pecorelli uomo di sinistra, non era certamente sulla stessa linea ideologica delle Brigate Rosse. I timori di Pecorelli erano i timori di uno schieramento da sempre avversario delle B.R. Strano quindi che le Brigate Rosse facciano esattamente ciò che i nemici volevano. Pecorelli diventa più esplicito il 28 maggio 1978. “Con ironia atroce le Brigate Rosse l'hanno fatto ritrovare in questa strada, nel centro storico di Roma: a due passi dal Campidoglio, dal Milite Ignoto e da Palazzo Venezia, non molti di più dal Quirinale “. Perché Pecorelli cita luoghi che apparentemente sono estranei alla vicenda Moro? Luoghi che non sono centri di potere, non nel 1978 e non in Italia. Proviamo a dare una interpretazione simbolica, come era nello stile di Pecorelli. Il Campidoglio è simbolo di potere nell' antica Roma ma sappiamo anche che è sede del potere legislativo a Washington. Il Milite Ignoto può essere associato alle forze armate, inoltre il Milite Ignoto è stato insignito della “Medal of Honor “ massima onorificenza militare degli Stati Uniti. Palazzo Venezia sappiamo quale legame ha con il fascismo. Il Quirinale forse indica il timore che Moro diventasse Presidente della Repubblica. Quindi se l'interpretazione simbolica è giusta dietro la morte di Moro, secondo Pecorelli ,c'erano gli Stati Uniti, elementi delle nostre forze armate ( Gladio ? ) e personaggi collegabili con l'ambiente fascista. Il 23 maggio 1978 Pecorelli indica il perché Moro era morto “Moro conosceva i loro misfatti e li aveva rivelati alle Brigate Rosse, esponendo essi stessi a un ricatto imminente e prevedibile. Moro quindi si era dissociato da loro e li aveva traditi dandoli in pasto al nemico. Moro doveva morire “. Pecorelli non dice che Moro rivela segreti di Stato ma misfatti, inoltre afferma che Moro mette le Brigate Rosse in condizione di colpire la Democrazia Cristiana, ma invece di farlo uccidono Moro. Le parole di Pecorelli confermano l'ipotesi che il rapimento di Moro sia stato compiuto da mani “rosse “  ma ideato da una mente “ nera “. Forse il rapimento Moro è nato in una zona d'ombra popolata da reduci della Rsi, prelati, membri della nobiltà nera romana, elementi deviati delle forze armate, molti dei quali con collegamenti con gli Stati Uniti. Tutti anticomunisti, convinti di fermare Moro come venne fermato Giulio Cesare. Infatti Pecorelli associa le Idi di Marzo a Moro pochi giorni prima del rapimento. Potrebbe non essere una coincidenza il ritrovamento del corpo di Moro a poca distanza dal luogo in cui venne ucciso Giulio Cesare. Noi a distanza di anni abbiamo poche certezze e tante domande. Una delle più importanti è: cui prodest ?

 

Foto tratta dal sito www.nuovAtlantide.org