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La breve stagione del Partito d’Azione

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di MARIO GIANFRATE

Con la confluenza nel PSI, si conclude, nell’ottobre del 1947, la breve stagione del Partito d’Azione,

 

e si dissolve il tentativo di sintesi tra il revisionismo socialista e quello liberale. Da queste due componenti che hanno dato luogo alla formazione del P.d’A.l’anno prima si è staccata l’ala liberaldemocratica di Parri e La Malfa.

L’intuizione, che muove dalla critica al marxismo di Carlo Rosselli e dalla critica al liberalismo crociano di Calogero e Capitini, di un socialismo che coniughi la giustizia sociale con la libertà politica costituisce un elemento di novità e di modernità che anticipa i tempi. Ma l’elaborazione del progetto teorico da cui scaturisce un’incisiva azione nella lotta contro il regime di Mussolini e in quella contro il nazifascismo, attraverso le formazioni partigiane di “Giustizia e Libertà”, si esaurisce, non per carenze strategiche quanto per ragioni oggettive e intrinseche al movimento. Il P.d’A. ha un vertice composto da intellettuali di prim’ordine, di cultura e orientamento laico e repubblicano in grado di vivacizzare il dibattito politico e capace di progettualità; manca, però, ed è questo il suo limite, di una base. E’, in sostanza, un esercito di soli generali.

L’attrazione esercitata dai partiti di classe – socialista e comunista – sul movimento operaio, non consentirà al P.d’A. di far proseliti tra di esso, appunto perché influenzato da quelle forze della sinistra che, per la loro natura classista, impostano l’azione politica in direzione di una strenua difesa degli interessi delle masse proletarie. Non di meno il P.d’A. riesce a far breccia nei ceti rurali – egemonizzati dalla D.C. – di per se stessi riottosi verso una cultura laica, nei  quali è fortemente radicato il sentimento religioso.

I ceti medi, infine, che avrebbero dovuto rappresentare la linfa del P.d’A., si mostrano restii ad accettare i contenuti innovativi espressi dalla formazione politica. D’altra parte, il PSI ha, nel gennaio di quell’anno, subito la scissione socialdemocratica e Saragat ha posto, alla base del suo programma politico, proprio la necessità dell’alleanza tra proletariato e ceto medio, dando alla nascente forza socialista democratica una visione e una prospettiva europee. E ha tolto, di fatto, spazio e manovra al Partito d’Azione.