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Partire dalla Costituzione per costruire una lista civica di sinistra

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di FELICE BESOSTRI*

Il coraggio di essere sempre e comunque dalla parte dei più indifesi e fragili, la tutela di tutti quei diritti sociali,

a partire da quello della formazione, che rendono un uomo libero. Mezzo secolo fa ci lasciava Don Lorenzo Milani ma la sua modernità di pensiero lo fa sembrare quanto mai contemporaneo all’uomo odierno, in una difficile fase come quella che stiamo vivendo, così pregna di disuguaglianze.

Don Milani moriva in una giornata di fine Giugno del 1967 a soli 44 anni, ma già in quei giorni di fine anni ’60 si percepiva l’importanza di temi e problematiche sociali che quel prete di periferia aveva messo al centro della sua esperienza pastorale. Tra i concetti più belli e commoventi, quelli legati a quel diritto di essere cittadini liberi attraverso l’azione formatrice della scuola.

Un diritto, quello allo studio, che secondo Don Milani non poteva essere patrimonio di caste e potentati ma che doveva fondarsi sull’irrinunciabile ruolo della scuola pubblica.

A tal proposito, sin da giovanissimo, quando ancora era un seminarista, egli aveva criticato più volte l’atteggiamento di una Chiesa che nel dopoguerra, si dimostrava spesso simbolo del potere e dei potenti.

Questo atteggiamento di profonda critica al sistema scolastico fondato ancora sulle caste e sull’esclusione dei ceti più poveri, costò l’isolamento a Don Milani.

Nel 1954, fu spedito a Barbiana, una canonica di Mugello, un paesino sperduto nell’appenino afflitto ancora da povertà e arretratezza in anni in cui il boom economico faceva crescere l’economia italiana. Proprio da quel posto sperduto, Don Milani, con gli alunni della scuola di Barbiana scrisse “Lettera ad una professoressa”, un manifesto culturale che segnò quelle che poi sarebbero state le battaglie democratiche degli anni a venire. Il punto di partenza di Don Milani è quello secondo cui la scuola non può essere solo per ricchi ma deve aprirsi a tutti i ceti sociali. Il duro atto di accusa di Don Milani rappresentò una decisa presa di posizione contro tutti quei governi di stampo cattolico che per tutto il dopoguerra avevano occupato il governo. La scuola, sempre in equilibrio tra passato e futuro, secondo Don Milani doveva avere il coraggio di illuminare una strada per tutti attraverso l’azione formatrice degli insegnanti. In tutto questo, un ruolo importante lo ricopriva la parola. Tutti i ragazzi, infatti, avevano il diritto ad esprimersi attraverso quella parola e scrittura che rivelavano i cambiamenti di una società in cammino.

“Lettera ad una Professoressa” è divenuta un manifesto per quanti poi negli anni ’70 hanno creduto e portato avanti le battaglie di uguaglianza attraverso l’azione formatrice della scuola. A cinquant’anni di distanza, si avverte ancora la modernità di questo pensiero. Quel diritto alla conoscenza, di natura filosofica e sociale, ancora non è compiuto ed è sempre più in pericolo. Nell’era delle conoscenze legate alla diffusione dei mezzi di comunicazione, molti restano ancora esclusi da quel diritto alla cultura che dovrebbe essere garantito dalla scuola. Per tutte queste ragioni, il ricordo di Don Milani, oggi, ci fa indubbiamente pensare ad un uomo di cui avremmo ancora tanto bisogno. Nella politica, nella cultura e nella società.