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Home Politica Politica Assunzioni ed algoritmo: condannato il MIUR per mancanza di trasparenza

Assunzioni ed algoritmo: condannato il MIUR per mancanza di trasparenza

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di VALERIA BRUCCOLA*

Sebbene sventolate come epocali, le assunzioni di docenti dello scorso anno,

oltre alle disparità determinate dalla politica a danno delle migliaia di docenti esclusi, nonostante il possesso dei titoli per essere stabilizzati, sono ora state indirettamente condannate dal TAR. Il MIUR, infatti, dovrà fornire i codici con cui ha impostato l'algoritmo che ha sparpagliato a casaccio docenti in varie parti d'Italia, senza seguire le logiche di priorità e trasparenza che necessariamente devono accompagnare una procedura pubblica di assunzione. L'anzianità di servizio, i titoli e i punteggi derivanti non sono stati minimamente calcolati e dopo l'assegnazione della sede sono state intentate migliaia di conciliazioni per rattoppare il disastro casato dalle incomprensibili   attribuzioni dell'algoritmo. Oggi, grazie all'iniziativa del Sindacato Gilda, scopriamo che la richiesta di accesso agli atti, diritto di ciascun cittadino in virtù delle norma sulla trasparenza, fu negata avanzando da parte del MIUR eccezioni sulla proprietà intellettuale e sul segreto di Stato, ragioni addotte per non rilasciare l'algoritmo. Sarebbe interessante sapere quante menti si sono sforzate per avanzare simili giustificazioni ad un diniego su una richiesta fondata su precisi diritti e su altrettanto precisi doveri dell'Amministrazione pubblica. In gioco era un sistema di assunzioni pubblico, operato da parte di un Ministero che ha tempestato il Paese con slogan sul merito e sulla straordinarietà dell'operazione che ha coinvolto migliaia di persone. Come può, quindi, un'amministrazione pubblica, gestita con soldi pubblici, volta al servizio pubblico, sottrarsi al dovere di rendere noti i criteri di assegnazione delle sedi dell'assunzione e sostenere il concetto di “proprietà intellettuale”? Quale processo di personificazione è stato operato sotto i nostri occhi da permettere che si possa sostenere una proprietà su uno strumento di pubblica utilità come dovrebbe essere un sistema informatico atto a definire, sulla base di parametri oggettivi, le attribuzioni di contratti a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione?

Peggio, mi permetto di dire, è voler avanzare il segreto di Stato in un settore quale quello delle assunzioni nella pubblica amministrazione dove deve regnare il principio costituzionale dell'equità. Quale segreto potrebbe mai essere celato dietro l'immissione in ruolo di docenti nella scuola statale?  Forse il Ministero dell'istruzione vede nei suoi dipendenti dei nemici dai quali difendersi?

L'assurda vicenda, sulla quale il MIUR ha forse voluto far calare un velo pietoso, con la mobilità straordinaria e le assegnazioni provvisorie, sperando di placare le contestazioni e i contenziosi che hanno accompagnato gli esiti dell'algoritmo, rivela ai nostri occhi che tra Governo e cittadini, come denunciamo da tempo, si è creato un solco profondo e ogni scelta politica non coinvolge ma ricade sui soggetti che investe, senza nemmeno il rispetto delle regole minime democratiche e i principi di equità e trasparenza che dovrebbero caratterizzare ogni settore dello Stato, a garanzia di tutti. Lo Stato, quindi, se nelle sue articolazioni, da garante del diritto e dell'equità, diventa garante di se stesso, non può che essere sottoposto al giudizio della Magistratura, su richiesta dei cittadini e delle categorie sulle quali ricadono scelte politiche discutibili, per permettere di ristabilire i principi costituzionali e le regole alla base della nostra vita sociale e lavorativa.

Anche se un'amministrazione pubblica si avvale del privato per un servizio, come nel caso dell'algoritmo in questione, ciò non può essere protetto dal “segreto” perché deve rispettare i criteri di trasparenza di cui lo Stato deve farsi garante. Il risultato ottenuto da Gilda, quindi, va letto come importante non solo per la scuola, perché stabilisce criteri di cui ogni altro settore potrà beneficiare e permette di ribadire che anche e soprattutto l'amministrazione pubblica ha l'obbligo di rendere noti gli strumenti che adotta, soprattutto se questi generano evidenti disparità. Sebbene fuori da questa vicenda, questa è un importante riferimento anche per le associazioni e i movimenti di dicenti precari che da tempo pongono molta attenzione al sistema scolastico nel suo complesso, non solo al mero obiettivo di raggiungere la stabilizzazione. Impensabile sarebbe per noi condurre una battaglia miope che punta unicamente all'immissione in ruolo senza tener conto degli strumenti che traducono scelte politiche che hanno disatteso criteri oggettivi per il reclutamento nella scuola. Il consolidamento di criteri non trasparenti getterebbe un'ombra anche sulle procedure che potrebbero riguardarci. Di grande importanza, quindi, è questo risultato che, tra gli altri, obbliga l'Amministrazione per la quale prestiamo il nostro servizio al rispetto di regole e diritto.

* Associazione Adida