Il SudEst

Saturday
Sep 23rd
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Saliscendi, rigurgiti e narrazioni Fedeliane

Saliscendi, rigurgiti e narrazioni Fedeliane

Email Stampa PDF

di MARCO SPAGNUOLO

Il percorso dello sciopero dei docenti, nelle università italiane,

 

sta proseguendo e alle critiche pluridirezionali si sono aggiunte narrazioni governative parallele da fantascienza. Il trio della stampa italiana – La Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa – ha messo in campo diversi articoli e interventi sul Decreto Ministeriale del MIUR (datata al 9 agosto) sul FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). Nel clima di mobilitazione, pur sempre una mobilitazione corporativa e restrittiva, che si sta vivendo nel rapporto Ministero-docenti, la ministra dell’istruzione Fedeli preferisce giocare la carta mediatica: “aumenti, aumenti, aumenti”. E difatti, nello sciorinare i diversi criteri di distribuzione del FFO, le principali testate giornalistiche italiane hanno puntato molto su un fantomatico aumento del FFO (in verità corrisponde a un misero 0,9%) rispetto al 2016 e sulla no-tax area per studenti con ISEE inferiore ai 13.000 euro.

Tuttavia, l’aumento non c’è. Come? Nel suddetto decreto ministeriale si fa riferimento alla “assegnazione iniziale reale”, che tradotto significa: i finanziamenti del 2017, dichiarati in aumento, in verità sono sotto dello 0.44% rispetto al 2016. Ma non solo. Anche la percentuale in sé è sbagliata: in verità, sottratti i 55 milioni destinati alla no-tax area sacrosanta, il +0,9% scende a +0,1%.

Il decreto ministeriale non è solo dati gonfiati e mistificazioni dietro il dito della percentuale; è una dichiarazione, l’ennesima, dell’idea ultra-liberista di scuola, università, ricerca, e formazione in generale. Infatti, i criteri  di distribuzione del FFO parlano da soli: la quota premiale e il criterio C. E poi il reclutamento.

Cos’è la quota premiale? È l’affermazione della meritocrazia, attraverso la quale la polarizzazione tra università si divideranno tra quelle di serie A e quelle di serie B, ossia del Nord o del Sud. Difatti, la gestione dei rettorati, l’organizzazione degli studi e le offerte formative creano enormi ostacoli ad un pareggio qualitativo tra Meridione e Settentrione. E la quota premiale serve solo come coltello nella piaga: più finanziamenti a chi li merita, cioè chi ha già un livello adeguato, cioè le università di prima categoria, che giocano a Nord. Mentre al Sud i corsi di laurea si trasformeranno definitivamente come un semplice iter burocratico per l’ottenimento di un pezzo di carta.

Cos’è il criterio C? “Valorizzazione dell’autonomia responsabile degli atenei”, cioè ogni ateneo deve decidere quali (due) degli indicatori ministeriali (tre) scegliere per mostrarsi meritevoli di primi: insomma, ogni ateneo decide in base a cosa auto-valutarsi.

Reclutamento: nessuno. Per ora solo promesse vaghe ai docenti in sciopero per gli scatti stipendiali, ma nulla per i lavoratori gratuiti o precari della ricerca. Quelli devono attendere, ancora.