Valentina Guidetti, “Nadia”, l’eroina di Pasqua

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di MARIO GIANFRATE

E le genti, che passeranno mi diranno che bel fior.

E questo è il fiore del partigiano, morto per la libertà


Valentina Guidetti viene uccisa nella mattina di Pasqua, trafitta dai pugnali di soldati tedeschi e fascisti italiani. Ha fine, la sua vita, in quella maledetta giornata del 1 aprile del ’45 a qualche settimana dalla Liberazione, a ventitre anni. Una vita agra – come direbbe Bianciardi – quella della ragazza, che, orfana di madre insieme ad altri quattro fratelli, a soli quattro anni fu affidata ad una famiglia amica dal padre, costretto a emigrare alla ricerca di lavoro.

Valentina fa la pastorella ma si applica anche allo studio che le viene impartito a scuola con una passione straordinaria. All’età di 14 anni riesce a rimettere insieme la famiglia ma, per poter sostenere i fratelli deve spostarsi a Genova dove ha trovato un lavoro come donna di servizio.

Scoppia la guerra: Mussolini sogna di sedere al tavolo dei vincitori e manda allo sbaraglio la “meglio gioventù” del Paese, fino alla capitolazione e all’invasione del suolo italiano da parte delle truppe germaniche. Il Duce fonda la Repubblica di Salò per proseguire la guerra accanto a Hitler ma i giovani, sbandatisi dopo l’Armistizio dell’8 settembre, salgono in montagna per liberare l’Italia dagli invasori e dalla dittatura.

E’ in quei giorni che Valentina matura l’idea di dare il proprio apporto alla Resistenza, nella piena consapevolezza che è un dovere morale impegnarsi nella lotta per porre le basi per un’Italia libera, democratica e civile. Tornata al paese natio, Toano, segue il suo impulso e le sue convinzioni diventando staffetta partigiana nel Distaccamento Orlandini della 26 Brigata Garibaldi, con il nome di  battaglia Nadia.

La ragazza si distingue per impegno, coraggio e dedizione nella lotta armata, fino all’epilogo: il giorno di Pasqua a Cà Marastoni o Monte della Castagna, il distaccamento è accerchiato dalle truppe avversarie. Valentina si offre volontaria per raggiungere il Comando del VII Battaglione e chiedere i rinforzi necessari per sostenere l’urto con il nemico.

Malgrado l’intenso volume di fuoco, la giovane partigiana riesce a farla franca e a raggiungere la destinazione. Ma vuol ritornare dai suoi compagni di lotta. Benchè le sconsigliano di farlo, Valentina non retrocede dalla sua decisione e inforca la strada del ritorno. Ma viene catturata. Sottoposta a estenuanti interrogatori Valentina tiene fede al suo giuramento e non svela nulla, suscitando le ire dei tedeschi. E’ selvaggiamente picchiata seviziata, uccisa brutalmente a colpi di pugnale che le lacerano le carni.

Il suo corpo sarà ritrovato nel pomeriggio dai partigiani, tara i rovi, nuda, orrendamente mutilata. I partigiani dedicheranno all’eroina di Pasqua, il nome del loro Distaccamento che assumerà quello di “Valentina Guidetti”.

Le sarà conferita la Medaglia d’Argento al valor militare, alla memoria.