Luce di carta

Stampa

di IGOR SANTO SALAZAR

Era seduto in mezzo alla stanza, sul divano più comodo della casa.

 

 

Ovunque posasse il vuoto sguardo, davanti a lui aveva soltanto l'immagine di libri, libri e altri libri: sparsi su tavolo e sedie; in colonne, alcune in precario equilibrio, altre già rovinate in terra; ogni muro del grande studio era foderato di volumi di ogni dimensione, un mosaico di tessere marroni, nere, verdi, blu, bianche creava un orizzonte policromo sul quale avanzavano sicure le ombre della sera. Accanto a cinquecentine che avevano dato alla luce vecchi carteggi di umanisti e assassini potevano trovarsi volumi di Kant distrutti dall'uso; i poemi di Nerval erano accanto alla prosa "hard boiled" di Hammett. Una balena bianca sfuggiva dalla costa dove era rilegata e sfiatava nel ricordo dell'uomo seduto, mentre la penombra guadagnava terreno. Assorto, rileggeva a memoria Mujica Laínez e si perdeva nel parco di Bomarzo. "Montaigne mi chiama sempre più spesso", pensava, "e mi rinfaccia che non legga i suoi pensieri da tanto. Persino la Woolf mi prende in giro perché siedo e, assorto, mi limito a ricordare frasi e sonetti". Dentro alla sua testa una calca di uomini e donne bussavano sempre con maggiore insistenza. "Non ricordo più a chi ho promesso di far visita oggi. Temo di arrivare tardi da Leopardi, o era Saffo? No. Forse James, Morante, Sontag?" Il dubbio lo fece rabbrividire ormai al buio. Poggiò la testa sul palmo della mano destra, con la fronte circondata dalle dita, nodi foderati da una delicata pelle, ormai consumata dal tempo. Ricordava il luogo dove aveva comprato, ricevuto, preso in prestito e mai restituito, avuto in regalo o ereditato ogni singolo volume. Luoghi dove sorgevano vecchie librerie ormai scomparse o case di persone non sempre amate e volti altrettanto sfumati nel passato, come una eco aggrappata ancora agli scaffali neri di nera notte. Tutto era silenzio.

All'improvviso la luce si accese e nello studio entrò un ragazzo.

"Nonno, è pronto, dormivi?" Cosi dicendo si avvicinò alla poltrona e porse al vecchio il bastone con cui era solito guidare i suoi passi, nel buio della vita.

"No, leggevo".