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Sedile24 / Dediche

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Sulle bancarelle convive un universo di libri molto diverso.

Come in un Museo di Scienze Naturali, anche sui tavoli, ogni genere include specie differenti: la prosa, la poesia, il teatro sono presenti in più vesti, dal tascabile in vendita per poche monete al libro antico; dai cataloghi di mostre più o meno recenti ai fumetti, agli album dei calciatori Panini (vera poesia a colori). Meridiani Mondadori accanto a Paperinik, Piero della Francesca adagiato sopra a una corposa raccolta di fotografie della I Guerra Mondiale, contrasto definitivo tra il sublime e l'orrore che viaggia, in silenzio, all'interno di ognuno di noi.

Sfoglio le pagine di molti libri fino a vedere come le dita iniziano a macchiarsi della polvere del tempo aggrappata a ogni bordo e a ogni costa. Alcuni includono messaggi che arrivano dal passato e che non sono opera dei loro autori, bensì della successione delle persone che, via via, li possedette. Ogni libro racconta così due o più storie: quella che campeggia nel suo titolo e altre, più intime, declinate nella dedica con l'immediatezza di un pensiero, di una sensazione, di un affetto, tutti ormai fossilizzati dal susseguirsi delle stagioni. Il passato emerge davanti al nuovo lettore sussurrando frammenti di un discorso senza contesto: battute sul contenuto del libro, auguri, promesse di immortalità già decedute, citazione di altri libri, versi bizzarri e versi indimenticabili. Il domani come possibilità, insomma. È questa una metaletteratura che offre stupefacenti istantanee sui gusti e i desideri di intere generazioni.

Le dediche sono anche un monito d'inchiostro sulla fugacità della vita e sulla caducità delle relazioni. Delusione, necessità, noia, oblio, eredi: gli esecutori testamentari che portano intere biblioteche agli scaffali dei libri usati, alle bancarelle e ai robivecchi sono molti. Come moltissimi sono i libri che attendono, sempre fedeli al loro compito scritto, di ritrovare un nuovo lettore, una nuova lettrice. I libri aspettano di essere di nuovo aperti e di vedere come una nuova mano incide sulle loro pagine righe nuove nell'eterno gioco di regalare parole con altre parole, come già alcuni fecero e come altri faranno ancora.