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Feb 26th
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Sedile24 / Secondi eterni

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Quando la porta si apre, pianissimo, il bambino è già sveglio da un pezzo. Una lama di luce, sottile, taglia come una coltellata obliqua il pavimento e il lembo più meridionale del letto.

 

La voce del nonno chiama piano, con dolcezza, un nome che risuona come una carezza nel silenzio della casa.

“Arrivo”.

Con un balzo il bambino scende. Aspettava da quasi un’ora quel momento magico: il verso della porta; la musica della voce. L’arrivo delle sette e quarantacinque del mattino di una giornata di luglio.

“Oggi corrono i Cebada Gago”.

Nel corridoio, nonno e nipote si scambiano sguardi complici, come due amici di vecchia data pronti di nuovo a compiere una grande avventura.

La luce entra abbondante dai finestroni del salotto. Da un angolo la tivú è collegata con Pamplona e vomita immagini a lungo attese. Fuori gli alberi sono cullati dal vento mentre un forte odore di mare, di quel mare Cantábrico dalle tonalità metalliche che nelle mattine ombrose d’estate ricorda l’onda che continua con indifferenza a levigare la roccia.

Il primo encierro di San Fermín sta per iniziare. La coppia siede ora sulle poltrone, pronta ad accompagnare la corsa dei tori dalla Cuesta de Santo Domingo fino alla Plaza de Toros in un rito antico e incomprensibile. Allora, nella casa, il tempo scorre lento tra i tre canti indirizzati al santo patrono da parte dei mozos pronti a giocarsi la vita in un attimo, il corpo davanti alla faccia degli animali. Il botto del razzo liberato in aria segna, da decenni, l’inizio della corsa. I rumori dei campanacci dei buoi che si avviano verso l’uscio del cortile, dove sono rinchiusi anche i tori, accompagnano lo strepito dei zoccoli sulle pietre delle vie del centro. Sono pochi secondi, ma l’emozione dura ancora.