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Tra Memoria e Ricordo: retorica ipocrita, omissioni, menzogne

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di PAOLO VINELLA

Il fascismo è morto?

Ancora una volta, il 27 gennaio ed il 10 febbraio ultimi, la Repubblica Italiana, i suoi rappresentanti ufficiali e le sue istituzioni, dal Presidente Mattarella fino alla scuola pubblica e non, compresi telegiornali vari e principali testate giornalistiche, hanno, più o meno stancamente, ottemperato a quanto previsto dalle leggi 20.07.2000, n. 211 (Istituzione del “Giorno della Memoria”) e 30.03.2004, n.92 (Istituzione del “Giorno del “Giorno del Ricordo”).

La prima legge, con il “fine (che condividiamo in modo assoluto, n.d.r.) di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico)”, nonostante accenni alle leggi razziali, alla persecuzione italiana dei cittadini ebrei, agli italiani che hanno subito la deportazione, dimentica completamente di esplicitare che le leggi razziali furono emanate anche dal governo fascista italiano, a partire dai “Provvedimenti in difesa della razza” del 1938, in maniera autonoma e non certo secondaria o subordinata rispetto a quelle del governo nazista tedesco. Si accenna appena alla “persecuzione italiana dei cittadini ebrei” ed agli “italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte”, come fatti secondari e di contorno, lasciando passare, nei fatti, la visione, ipocrita e qualunquista, che, tanto, noi non siamo né ebrei, né nazisti, fino a mancare di distinguere tra le responsabilità dei fascisti e loro accoliti, da un lato, e la parte notevolissima del popolo italiano, dall’altro, che prese le distanze da quelle infamie e dai quei crimini e che, appena le condizioni lo consentirono, si sollevò e si ribellò apertamente al regime fascista, con grandi sacrifici e sofferenze, spesso anche a costo della propria vita.

In buona sostanza, ormai la Giornata della Memoria si è ridotta ad essere esclusivamente la giornata della Shoah (unici responsabili, i nazisti tedeschi!), con contorno di tanta retorica vuota ed ipocrita e qualche lacrimuccia di circostanza.

La seconda legge, invece, con lo scopo dichiarato di mantenere viva “la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale”, è tutta costruita sullo stravolgimento storico di fatti accaduti, tra il 1943 ed il 1950, intorno al confine italiano con la ex Jugoslavia (“confine orientale”), estrapolati ad arte dal contesto più generale della storia dell’occupazione italiana dell’Istria e di Zara, a partire dal 1918, e in Slovenia e Croazia durante la seconda guerra mondiale.

Alla fine della prima guerra mondiale, viene riconosciuta l’annessione al Regno d’Italia di Trieste e Gorizia (Venezia Giulia), con 856 mila nuovi sudditi, di cui 356 mila di origine italiana e 500 mila sloveno-croati. Nei confronti di quest’ultima minoranza immediata è la politica di violenta assimilazione culturale ed “italianizzazione” forzata fatta propria dal fascismo nascente (1920) con le parole di Mussolini in un comizio a Pola: “Di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino ma quella del bastone”.

Durante la seconda guerra, la repressione feroce e brutale aumenta. Gli esempi atroci, rigorosamente documentati, non si contano, come la strage di Lipa (30.04.1944), vicino Trieste. Per rappresaglia ad un assalto partigiano con l’uccisione di 4 soldati tedeschi, i fascisti rimasti alleati dei tedeschi catturano gli abitanti della zona, tra cui donne e bambini, e li bruciano vivi: i morti sono 269. Ancora, in Croazia, nello stato collaborazionista degli Ustascia, cattolici e fascisti, capeggiati da Ante Pavelic e sostenuti, finanziati ed armati dal governo di Mussolini con l’appoggio del Vaticano, tra il 1941 ed il 1945 nel solo campo di sterminio di Jasenovac, diretto da un frate francescano (Miroslav Filipović-Majstorović, chiamato dal popolo  “Frate Satana”), trovano la  morte oltre 100 mila persone, di cui la maggioranza serbi di religione ortodossa, insieme ad ebrei, musulmani, rom, antifascisti, ecc..

Agli oltre 300 mila soldati italiani impegnati nella regione viene ordinato di mettere in atto un pesante regime di terrore contro la popolazione civile: rappresaglie, deportazioni, confische di beni, di case, di terreni, fucilazioni senza processo, ecc. Mussolini, nel 1943, in un discorso ai soldati italiani in Dalmazia, afferma: “So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia, ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”. A carico dell’altra parte, non esiste alcuna prova o documento equivalente. I partigiani delle formazioni titine ricevono disposizioni precise: i soldati italiani che si arrendono vanno cooptati nelle proprie fila, oppure vanno tenuti come ostaggi. Se la situazione non lo consente, vanno rilasciati. Gli ufficiali, invece, ed i fascisti riconosciuti, come le “camicie nere”, vengono giustiziati.

Già da questi pochi esempi appare chiaro, come sostiene lo storico Alessandro Pascale nel suo ampio articolo molto ben documentato ed arricchito da opportuna bibliografia “Le foibe e il 10 febbraio, ‘giorno del ricordo’ (www.resistenze.org – n. 661 del 10.02.2018), “occorre certamente avere presente tutta questa storia pregressa per capire il fenomeno delle "foibe". Dopo la destituzione di Mussolini e l’armistizio del settembre 1943 con l’uscita dell’Italia dalla guerra, in Istria “la rabbia popolare e la denuncia dei crimini di guerra dei nazifascisti porta a realizzare centinaia di processi popolari che portano a 500 condanne a morte eseguite. Di questi solo un centinaio sono "civili", incriminati per la loro attività di collaborazionismo con le istituzioni nazifasciste. La stragrande maggioranza sono giustiziati per fucilazione, e solo una piccola parte dei cadaveri viene poi gettata nelle foibe, per ragioni di disorganizzazione, di fretta e di igiene (prevenire epidemie). Queste grotte d'altronde sono state spesso usate come "cimiteri", specie in tempo di guerra, tant'è che le avevano usate anche nella Prima Guerra Mondiale e gli stessi fascisti italiani negli anni precedenti. Inammissibile che per l'episodio in questione si possa parlare di "pulizia etnica". Si può segnalare a tal riguardo come l'8 gennaio 1949 un giornale locale di destra come "Trieste Sera" fosse costretto ad ammettere: "se consideriamo che l'Istria era abitata da circa 500mila persone, delle quali oltre la metà di lingua italiana, i circa 500 uccisi ed infoibati non possono costituire un atto anti-italiano ma un atto prettamente anti-fascista. Se i partigiani rimasti padroni della situazione per oltre un mese avessero voluto uccidere chi era semplicemente "italiano", in quel mese avrebbero potuto massacrare decine di migliaia di persone".

… A questo punto entra in gioco il tema dell'esodo, ossia della cosiddetta "cacciata" degli italiani dalle terre entrate a far parte della Jugoslavia. In realtà non c'è mai stata nessuna cacciata né tantomeno una persecuzione degli italiani in quanto tali. La presenza italiana in Istria e Dalmazia è rimasta viva ed attiva da allora fino ad oggi: sotto la Jugoslavia ha goduto sempre di tutele (scuole, istituzioni culturali, bilinguismo ecc) ed ancora oggi, nonostante il nazionalismo croato abbia ripreso vigore, è rispettata. A parte chi si macchiò di gravi colpe, nessuno fu costretto a lasciare la propria casa. L'esodo fu un'iniziativa volontaria, spalmatasi nell'arco di un decennio, della maggioranza della popolazione italiana presente in Istria e Dalmazia.

…  Tutto ciò non deve comunque impedire il ricordo di quei pochi italiani innocenti e inconsapevoli che possano essere incappati in persecuzioni per errore, per vendette personali o per l'associazione italiano=fascista fatta da settori minoritari dei popoli slavi, in ogni caso mai legittimati formalmente dal governo jugoslavo. Serve però a ricordare la responsabilità primaria imputabile al nazifascismo degli orrori che hanno colpito in primo luogo i popoli slavi e in in misura quantitativa assai minore anche quegli italiani che si sono fidati malamente delle promesse di Mussolini” (Alessandro Pascale, articolo citato).

Questo accadeva circa 70 anni fa. Oggi più d’uno afferma a gran voce “Il fascismo è morto!”, mentre, al contrario, vediamo la destra reazionaria ed il fascismo rialzare la testa ed avanzare in Italia, in Europa ed in altri paesi definiti “avanzati”. Che fare?

 


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