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Ministro Bussetti: soluzione per i DM e riforma della 107

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di VALERIA BRUCCOLA

Le prime dichiarazioni del neo Ministro

Il giorno 20 giugno, nel corso di un'intervista radiofonica, il neo Ministro dell'Istruzione ha iniziato a delineare il suo programma politico sulle questioni più urgenti e sulle quali si coagulano le maggiori aspettative nel mondo della scuola. Ha parlato in maniera generica sulla necessità di modificare alcune tra le parti più discusse della legge 107 e non ha tralasciato di esprimersi sulla vicenda che ormai da mesi attanaglia i diplomati magistrali in attesa di capire quale sia il loro futuro, con un aggiornamento delle GAE incombente e l'anno scolastico nuovo a due passi.

Partiamo proprio dalle sue dichiarazioni su questo delicato tema, dichiarazioni apparentemente incoraggianti, dal momento che il Ministro parla di imminenti soluzioni ma che non sgombrano in campo dalle preoccupazioni, visto che in maniera esplicita parla di rispetto della sentenza e, allo stesso tempo, esclude una sanatoria, peraltro mai richiesta dalla categoria. Non si esprime sulla salvaguardia dei ruoli e non traccia nessuna ipotesi, salvo precisare, cosa condivisibile, che la soluzione dovrà tenere conto delle categorie che, a suo parere, potrebbero essere danneggiate da decisioni che non tengano conto di tutte le parti in causa. Tra queste, cita quattromila laureati in Scienze della formazione primaria, senza precisare se si tratti di Vecchio o Nuovo ordinamento. Sicuramente, insistendo sullo stesso ordine di scuola dei diplomati magistrali, le persone laureate in più occasioni hanno manifestato dissenso per un'eventuale riconferma dei diplomati stessi in GAE. Tuttavia, non possono negare, come ha fatto la politica finora, che il titolo di Diploma magistrale è frutto di una normativa che li precede e che la situazione attuale è stata generata da sentenze discordanti e situazioni contingenti che non possono non essere tenute in considerazione, in virtù dei principi costituzionali di uguaglianza e di pari opportunità. Quale sia la soluzione ventilata dal Ministro, al momento, rimane un mistero, ma certo è che la stessa complessità che caratterizza la platea dei 55.000 DM in attesa di una risposta, necessita più di una riflessione. Guardare all'interno del problema, non al suo esterno, questa dovrebbe essere la chiave giusta, nonostante finora questa semplice operazione non sia stata fatta e sia stato preferito guardare alla conflittualità cristallizzata tra precari o aspiranti docenti, piuttosto che alla stratificazione di disattenzioni, di vuoti normativi e di disparità di trattamento perpetrate in anni di coesistenza di titoli di accesso diversi agli stessi ordini di scuola (primaria e infanzia).

Passando invece ad una eventuale riforma della legge 107, il Ministro si è espresso, come anticipato, sui punti nevralgici della legge stessa: l'alternanza scuola/lavoro e la chiamata diretta dei presidi. Non demonizzandola, si riferisce all'alternanza scuola/lavoro come “un'esperienza positiva, con alcuni aspetti buoni e altri meno. Andrebbe migliorata senz’altro, per permettere alle scuole di poter programmare, pensare di introdurre un minimo di ore oltre che un tetto massimo di ore. Far diventare l’alternanza un opportunità e non dovere”. Probabilmente, a quasi tre anni dalla sua introduzione nel mondo scolastico, l'alternanza scuola/lavoro ha prodotto sia mostruosità che esperienze positive ma probabilmente il Ministro non valuta l'impatto negativo che questa pratica ha comunque avuto sulla didattica e sull'organizzazione del tempo scolastico, affollato di progetti e attività che, anche dagli alunni, sono viste come una frammentazione eccessiva. Se, ad esempio, non sarà interrotta la sperimentazione della riduzione da cinque a quattro degli anni della secondaria di secondo grado, come si potrà gestire l'ammontare delle ore di alternanza in una riduzione del tempo scuola drastica e discutibile? In una scuola che, fortunatamente, vuole essere inclusiva rispetto alle disabilità, ai disturbi dell'apprendimento e ai bisogni educativi speciali, è necessario attuare tutte le misure che escludano diversificazioni e discriminazioni che, invece, in una pratica di alternanza non controllata e troppo ampia in termini di ore, si annidano pericolosamente. Dietro alle attività connesse all'alternanza scuola lavoro, poi, si nascondono troppi interessi economici, da parte di enti pubblici e privati, che sono a parer mio distanti anni luce dal senso millantato con l'introduzione di questa attività nelle scuole e, pertanto, sarebbero completamente da bandire. Non credo, quindi, che un semplice “aggiustamento” vada nella direzione giusta.

Sulla questione della “chiamata diretta”, il Ministro si è espresso in maniera rassicurante: “è nostra intenzione superarla”. A detta sua, infatti, agendo su questo punto, “non ci saranno poteri esagerati per i presidi”. Come saranno gestiti gli insegnanti assunti sugli ambiti e senza titolarità, a causa delle scelte politiche della 107, però, non è stato minimamente toccato, e ciò fa intendere che molto ci sia ancora da lavorare per ripristinare o introdurre regole che possano permettere ai docenti quella stabilità professionale tradita dalla “Buona scuola” voluta da Renzi.

In sostanza, le anticipazioni del Ministro non hanno fatto altro che alimentare perplessità e incertezze che però, in odore di ballottaggi, potrebbero illudere qualcuno che qualcosa possa veramente cambiare...

Vedremo prossimamente!


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