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I dati di Eurostat: Italia un Paese sempre più povero

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di NICO CATALANO

Italia un Paese sempre più povero


Da quanto emerge dalla classifica redatta da Eurostat l’Italia è il Paese Europeo in cui vivono più poveri, infatti secondo i dati pubblicati in settimana, gli italiani in questa condizione di deprivazione sono circa 9,8 milioni, poco più degli indigenti presenti in Romania e di quelli francesi attestati ad oltre 8.4 milioni.

Se invece dei numeri assoluti, si prendono in considerazione le percentuali, i  Paesi europei con le maggiori quote di cittadini deprivati sono la Romania con il 49,7%, Bulgaria (48%) e Grecia (36%)  a differenza dei  Paesi nordici che  presentano percentuali molto più basse di indigenti come il 3% in Svezia, il  4% in Finlandia sino al 6% della Danimarca.

Inoltre un dato che emerge uniforme in tutta l’Unione Europea è quello che dimostra come la deprivazione colpisce di più le persone con livelli di istruzione bassi, circa Il 25%  contro il 14% dei poveri che annovera un’istruzione secondaria e addirittura solo  del 5%  con la laurea, dimostrazione di un ritorno ad una stratificazione di classe sia per il parametro reddito ma anche per livello di istruzione, parametri peraltro sempre più interconnessi tra loro.

I dati statistici si basano su indicatori Ue che definiscono in stato di deprivazione una persona che non si può permettere almeno cinque tra queste attività ritenute ormai indispensabili per il benessere di un individuo : un pasto proteico ogni due giorni, vestiti nuovi per sostituire quelli inutilizzabili, un’auto, due paia di scarpe, una settimana di vacanze all’anno, una connessione a internet e  un‘uscita al mese con gli amici,  gli italiani in questa condizione rappresentano il 14% del totale europeo e tra essi il numero preoccupante è quello dei bambini, che ammonta a circa un milione e trecentomila.

Il poco invidiabile primato Italiano, conferma quanto rilevato ultimamente dall’Istat, infatti secondo l’istituto di statistica nel bel Paese gli individui che vivono in stato di povertà assoluta sono triplicati in 10 anni: circa 4,7 milioni nel 2016 rispetto al milione e mezzo censito nel 2006, il dato è ancora più preoccupante se si considera che sempre secondo l’Istat ben 18 milioni di italiani si troverebbero a rischio povertà o esclusione economica e sociale, circa il  30% della popolazione, un dato questo in salita rispetto al 2015 e in controtendenza alla percentuale UE che è  invece scesa  dal 23,8 di due anni fa all’attuale 23,5%,  mentre la ricchezza del Paese è sempre più concentrata nelle mani di pochi o dei soliti, precisamente secondo le ultime stime il 25% di essa è detenuta dal 1% della popolazione, uno squilibrio che rivela una diseguaglianza inaccettabile, frutto sia degli effetti della crisi finanziaria avvenuta  tra il 2007 e il 2008 ma anche a causa delle politiche sciagurate degli  ultimi governi da Monti a Letta, passando per i nefasti tre anni di governo Renzi e per terminare all’attuale Gentiloni, improntate sull’austerità e il taglio della spesa pubblica.

Sarebbe il caso che la politica cominci finalmente ad uscire fuori dai palazzi ed a confrontarsi con la realtà di un Paese che da settima potenza mondiale è diventato il fanalino di coda dell’ Unione Europea.

 

 

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