Il SudEst

Monday
Feb 19th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Francesco Zizzi e gli interrogativi di Via Fani

Francesco Zizzi e gli interrogativi di Via Fani

Email Stampa PDF

di FRANCO MARTINES*

Nota redazionale: Abbiamo il piacere di ospitare gli articoli scritti dai componenti del collettivo

 

 

 

Sedicidimarzo, molto attivo, con impegno e competenza, nel dare un contributo nella ricerca della verità sui fatti di Via Fani e del rapimento di Aldo Moro. Le foto citate nell'articolo potranno essere visionate nel link http://www.sedicidimarzo.org/2018/02/un-testimone-di-via-fani-ci-racconta.html

Lo scorso week-end abbiamo incontrato un testimone di via Fani,il dottor Carmelo Destito.

Egli, dirigendosi al lavoro al Gemelli in macchina, quella mattina del 16 marzo, notò alcuni  uomini in divisa (i famosi avieri ) nella parte alta di via Stresa; come poi descrisse nella  deposizione la notte stessa e poi ancora mesi dopo davanti al, recentemente scomparso, giudice Imposimato.

(Vedi qui, in un precedente articolo, il nostro quadro sinottico dei 34 testimoni e i relativi riferimenti ai volumi della CM1 http://www.sedicidimarzo.org/2017/10/una-tabella-riordinabile-piacere-su.html  )

Il dottor Destito   lavorava al Gemelli e abitava in via Stresa. Lui, oggi a riposo, era allora un giovane chirurgo e, elemento inedito emerso nella conversazione, fu anche chiamato ad intervenire su Zizzi  nella fase finale.

L’intervento era stato eseguito dal prof. Castiglioni  (la cui equipe poi opererà anche Giovanni Paolo II dopo l’attentato di Agcà) e Destito fu chiamato alla fine per suturare i tagli chirurgici ( in realtà un unico grande taglio che interessò la parte anteriore e posteriore del torace del povero agente).

Svariati i ricordi di quella giornata. In particolare colpisce l’amarezza espressa, pur a distanza di tanto tempo, per il trattamento sgarbato cui fu sottoposto durante la deposizione      – “sembrava quasi che il criminale fossi io “– ci dice.  Fu, tra l’altro, prelevato nottetempo da casa per andare a deporre davanti a Spinella. A scusante dell’allora vice-questore si può invocare il fatto che fosse  sulla breccia (e che breccia!) fin dal mattino, essendo stato praticamente il primo a giungere in via Fani.

Il dottor Destito ci faceva capire che l’intervento su Zizzi fu un tentativo disperato nella consapevolezza che non aveva praticamente possibilità di sopravvivenza per via dei danni prodotti dalle tre pallottole, sia direttamente che indirettamente a causa delle onde pressorie provocate dalla penetrazione dei proiettili che produssero danni ulteriori agli organi, anche solo sfiorati.

Parlando d’altro ci confermava poi le difficoltà – anzi l’impossibilità – per ore ad effettuare comunicazioni telefoniche quel giorno, quasi fino a sera.

Nel corso della conversazione sono emersi due altri particolari, uno dei quali a conferma di quanto già risaputo.

Il primo: che via Fani, come anche altri abitanti della zona hanno sempre sostenuto, era usualmente occupata sui due lati da macchine in sosta, quasi senza soluzione di continuità.  Colpisce sempre, di fronte a queste testimonianze, l’immagine di vuoto che abbiamo dalle foto in cui si vedono invece gli ultimi 40-50 metri fino all’incrocio fatale liberi da auto in sosta su ambo i lati, eccezion fatta per le famose  Mini Minor verde sul lato del Bar Olivetti  e l’Austin Morris sul lato opposto.

Il secondo: che il tempo di percorrenza in auto per raggiungere il Gemelli oscillava tra i 30 e i 40 minuti (all’epoca non c’era ancora il bypass della galleria Giovanni XXIII)  e pertanto nessuno stupore da parte sua  sulla tempistica dell’ambulanza che, come risulta dagli atti , impiegò 38 minuti per raggiungere via Fani, caricare il ferito e ritornare con Zizzi al Gemelli (La richiesta, come da brogliaccio della Sala Operativa, fu effettuata alle 9:05,  il foglio di ricovero riporta l’orario di arrivo delle 9:43).

Concludiamo, in attesa di pubblicare prossimamente un più ampio articolo su alcuni elementi che pure destano  perplessità in relazione alla dinamica del ferimento mortale dell’agente Zizzi, mostrandovi una foto  da noi elaborata in cui abbiamo evidenziato i punti di entrata e di uscita dei proiettili ed un’altra in cui , ipotizzando un angolo di tiro moderatamente inclinato, abbiamo evidenziato quale potesse essere la posizione del busto nel momento in cui fu attinto. Tale foto è ricavata dal manichino realizzato dalla Polizia Scientifica nel 2015 che pure vi mostriamo.

Vogliamo prima ricordare però che Zizzi rappresenta, fra i cinque uomini della scorta, un po’ un’anomalia.

·         E’ l’unico che non aveva mai fatto parte della scorta di Moro (era il suo primo giorno!)

·         E’ l’unico che non presenta alcun colpo al capo

·         E’ quello attinto dal minor numero di colpi, tre colpi. Gli altri, a parte Iozzino su cui ci fu un particolare accanimento per via probabilmente della sua reazione, ebbero tutti dai 7 ai 9 colpi.

·         E’ l’unico attinto da una sola direzione

·         E’ l’unico, anche in conseguenza di quanto sopra, a non morire sul colpo.

Sembrerebbe quasi che gli assalitori nei suoi confronti avessero il solo interesse di neutralizzarlo ma non necessariamente di eliminarlo, come fu per gli altri.  E’ forse da mettere in relazione questo diverso trattamento col fatto che essendo nuovo della scorta non avrebbe potuto riconoscere fra gli assalitori qualcuno invece “familiare” agli altri consueti componenti?

E’ un’ipotesi non nuova che, pur nelle difficoltà che pone per poterla accettare, spiegherebbe la minore attenzione destinata dagli assalitori all’agente Zizzi.

Comunque, in attesa - come detto - di sviluppare e presentare maggiori approfondimenti, ecco di seguito le foto cui sopra si è accennato.

In questa prima foto (rielaborazione della foto in CM1 vol. 44 pag. 892)  abbiamo evidenziato con  cerchietti i fori di entrata e con quadratini  le zone di fuoriuscita dei proiettili nella parte anteriore del torace.

Come detto l’agente fu attinto alle spalle e da soli tre colpi.

Quello distinto dal n. 1 penetrò sotto la scapola destra e fuoriuscì all’altezza della clavicola. Quelli distinti con i nn. 2 e 3 sono due ulteriori colpi, distanziati fra loro di solo 4 millimetri, che penetrano, rispetto al primo, più in basso (all’altezza della 12.ma vertebra dorsale) e fuoriescono  sul davanti nella regione mammaria , mantenendo inalterata la distanza reciproca di 4 millimetri.

Questo invece  il manichino ricostruito dalla Polizia Scientifica recentemente, con le tre traiettorie viste da differenti angoli visuali.

http://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf pag.36  )

E questa infine una presumibile posizione del busto dell’agente al momento in cui fu attinto ipotizzando una traiettoria di  tiro alto-basso con inclinazione moderata.

Oppure con inclinazione accentuata.

 


*Collettivo Sedicimarzo



Foto: Francesco Zizzi (http://www.aldomoro.eu/img/con-lui/Zizzi1.jpg )

Fine modulo