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50 anni fa l’attentato a piazza Fontana

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di NICO CATALANO

 

Sono passati 50 anni da quel tragico pomeriggio milanese del 12 dicembre 1969, quando alle 16,37 l’esplosione di un ordigno contenente 7 chili di tritolo

 

 

artatamente occultato in una valigetta posizionata al centro del salone centrale della sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura del capoluogo lombardo provocò la morte di diciotto persone delle quali tredici sul colpo e ferendone altre ottantotto.

Il grave attentato terroristico passato alla storia come la strage di piazza Fontana diede avvio al periodo stragista della cosiddetta "strategia della tensione" che contrassegnò circa un quindicennio in cui il nostro Paese fu insanguinato da diversi luttuosi attentati, tra i quali si annoverano la strage di piazza della Loggia a Brescia e quella del treno Italicus  entrambe avvenute nel 1974, la sanguinosa strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e quella del rapido 904 avvenuta a San Benedetto val di Sambro il 23 dicembre del 1984. Per alcuni studiosi di storia contemporanea l’efferato episodio di piazza Fontana è ritenuto addirittura l'inizio di quel periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo.

Le attività degli inquirenti che seguirono il terribile attentato si orientarono prima verso gli ambienti anarchici, risultati nel tempo estranei ai fatti e dopo si indirizzarono ed imputarono gli ambienti della destra estrema collegata ad apparati deviati statali e sovranazionali.

Dopo una serie interminabile di indagini, depistaggi, processi, errori procedurali involontari o voluti, rinvii, un reiterato ricorso al segreto di Stato, prescrizioni e assoluzioni, solo nel 2005 a distanza di circa quaranta anni dal funesto episodio, la Corte di Cassazione stabilì finalmente che la strage fu compiuta dal gruppo terroristico di estrema destra “Ordine Nuovo” guidato da Franco Freda e Giovanni Ventura. In una vergogna tutta italiana, i due risultarono non perseguibili in quanto assolti nel 1987 per insufficienza di prove con giudizio definitivo dalla Corte di Assise d’Appello di Bari e ad oggi gli esecutori materiali e il vero movente della strage restano ignoti.

Il sospetto sempre più fondato grazie all’apporto di rilevazioni e ricerche storiche è che la strage di Milano così come gli altri attentati avvenuti nel nostro Paese tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni ottanta, furono effettuati da elementi legati agli ambienti neofascisti, manovalanza spicciola agli ordini di servizi segreti deviati e di apparati eversivi amalgamati tramite collusioni tra mondo dell'economia, politica e criminalità organizzata. Nell’ Italia di quel periodo storico fortemente ideologizzata e con la presenza del partito comunista elettoralmente più forte dell’occidente, in un mondo diviso a blocchi così come era quello della seconda metà del secolo scorso, tutto questo terrore serviva  per concretizzare tramite le “stragi di Stato” quella “strategia della tensione”  al fine  sia di creare instabilità nelle istituzioni e quindi causare nella popolazione il timore e la paura di votare i partiti di sinistra facilitando la permanenza al potere delle maggioranze parlamentari della prima Repubblica ma anche  per potere giustificare l’adozione da parte dei governi  di misure d'emergenza, restrittive dal punto di vista delle libertà individuali e dello stato di diritto, così da garantire il potere ai settori più reazionari della politica.

L’Italia e gli italiani seppero reagire a tale disegno eversivo e sconfissero il terrorismo tramite una mobilitazione democratica ampia e trasversale mai più vista da allora. L’Italia di oggi è cambiata, al posto del terrorismo la società è attanagliata da altre piaghe che si chiamano populismo e qualunquismo spesso manifestato dai tanti episodi di intolleranza verso il diverso, il fragile e il più indifeso. Non dimenticare serve affinché così come è avvenuto in passato si possano vedere gli italiani mobilitati e uniti per contrastare il razzismo e la xenofobia dilagante.

 

Fonte della Foto: Il Corriere della Sera.

 

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