Il SudEst

Friday
Dec 15th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Caso Moro: la verità

Caso Moro: la verità

Email Stampa PDF

 

di FALCO ACCAME*

Cerchiamo di comprendere di che si tratta



Il magistrato Otello Lupacchini ha affermato: “Ci sono tre verità: quella giudiziaria, quella politica e quella storica. La verità giuridica lascia spesso l’amaro in bocca anche ai giudici: provare la colpevolezza di un imputato e “irrogare” la pena non significa aver fatto piena sul delitto, dal momento che possono rimanere in ombra sia il contesto generale sia i collegamenti interni di una vicenda delittuosa. La verità politica risponde delle finalità alle quali tende. Anche per la verità storica è meglio non alimentare illusioni. Gli storici lavorano su materiali spesso incompleti, talvolta preselezionati, e non di rado di parte. Anche il magistrato Rosario Priore esprime dei dubbi: “ci sono più verità, perché ogni fatto presenta più facce, a seconda del punto di vista dal quale lo si guarda, del contesto nel quale si inserisce, e del fine della ricerca.” Nei lavori di una commissione d’inchiesta vi è da tener conto del potere ad essa conferito. Finora, per quanto riguarda il caso Moro (e aggiungo e sottolineo, per quanto a mia conoscenza) –non conosco ad esempio quanto è stato “detto” nelle sedute segretate- credo che il parere della commissione sia stato esplicitato nel libro-dossier “La verità è sempre illuminante” del vicepresidente della Commissione stessa. Almeno, sempre per quanto riguardo quanto è a mia conoscenza, non sono stati formalizzati pareri dissenzienti. Il citato libro/dossier dell’On. Gero Grassi si basa sul racconto “fatto da Arconte” circa la “trama di fondo” della vicenda Moro. Scrive infatti l’On. Gero Grassi: “Arconte racconta e ammonisce anche più o meno che qualora si mettano in dubbio la versione dei fatti presentata da Arconte si rischia di essere condannati per diffamazione. Naturalmente, una Commissione parlamentare esercita un grande potere per quanto concerne la verità dei fatti. Su questa tematica penso sia appropriato tener conto di quanto ha scritto il filosofo Michel Foucalt (vedi ad esempio l’opera ‘L’ordine del discorso’ Einaudi, 1985, pag.33). La verità del discorso non viene ritenuta da Foucalt come il corrispondere del potere alla realtà, alle cose. Essa viene condizionata dalla volontà di potere che la costituisce. La verità non è al di fuori del potere né senza potere. La verità è di questo mondo. Essa vi è prodotta grazie a molteplici costrizioni. Foucalt si chiede in che modo il potere ha posto la museruola al discorso. Scrive Foucalt (L’ordine del discorso’, pag.38): “La verità è legata a un sistema di potere che la produce e la sostiene”. In un’altra opera di Foucalt (‘microfisica del potere’, Einaudi, pag. 25, 1985): “la verità non è al di fuori del potere né senza potere. La verità è di questo mondo. Essa vi è prodotta grazie a molteplici costrizioni.” Foucalt si chiede in sostanza: ‘Non è forse arrischiato pensare che la verità, il discorso senza verità, fatto in nome della verità, sia in realtà un disegno che muove all’interno di un sistema d’esclusione. Osserviamo che nel caso Moro l’esclusione riguarderebbe dei conoscitori della verità sul piano di quanto vissuto di persona. Secondo Foucalt si pone il problema di come resistere al potere. Questa questione ci interessa direttamente. Secondo Foucalt la verità del discorso non è il suo corrispondere al dato di fatto, alle cose, ma il progetto di potere che lo regge. Foucalt giunge a negare il concetto di verità e a contrapporvi il concetto delle “verità”.

Un altro aspetto del problema della verità riguarda il rapporto tra verità e verosimiglianza. Su questa tematica si è espressa la scrittrice Marilina Veca richiamando il “lascito” di Costantino. E sulla questione del lascito di Costantino si è espresso anche recentemente sul Corriere della Sera, il giornalista Gian Antonio Stella. Molto importanti sul tema sono anche le valutazioni del linguista Tommaseo sul suo dizionario dei sinonimi. Con un po' di ironia si potrebbe dire che il “lascito di Antonino” (Arconte) ha qualche somiglianza con la problematica vero/verosimile inerente il “lascito di Costantino”. Ci potremmo chiedere se il lascito di "Antonino" quanto scritto nel foglio del 2 marzo 78 che è apparso come vero a tanti studiosi del caso Moro sia non solo verosimile ma vero.

*Ammiraglio ed ex parlamentare

 


Fine modulo