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Sperimentazione o nuovo pasticcio?

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di VALERIA BRUCCOLA

Le insidie dei “licei brevi”

Che l'attuale Ministra fosse in linea con chi l'ha preceduta era un fatto assodato, ma che ne amplificasse i propositi forse non era stato previsto. Così, il secondo Governo non eletto, si appresta a “sperimentare” sulle spalle della scuola e degli studenti il progetto di portare da cinque a quattro in numero di anni della scuola secondaria di secondo grado, portando da sessanta a cento le classi che dall'anno scolastico 2018/19  vedranno attuata la proposta di ridurre di un anno i percorsi di istruzione e formazione superiori.

Le motivazioni addotte per sostenere tale proposta ripropongono il solito motivetto della competitività italiana nel contesto europeo, utilizzato tutte le volte che si desidera indorare qualche pillola indigesta. Competitività con gli altri giovani europei, questo lo slogan che accompagna la proposta, dimenticando di dire, comunque, che con un diploma, in Italia come in Europa non si lavora e che, comunque, le lauree magistrali sono state riportate a quattro/cinque anni, dopo il fallimento delle lauree triennali. Tuttavia, abbiamo cercato di rintracciare una motivazione di carattere pratico, oltre che politico, a sostegno di questa sperimentazione, ma abbiamo trovato solo insidie, soprattutto stagliandola sul pregresso e sul contesto generale, a partire dalla struttura che dovranno avere questi quattro anni di scuola superiore. Dal decreto sappiamo che le scuole dovranno presentare un progetto che sarà valutato da un team tecnico ministeriale per poter essere approvato. Chi è esperto di progetti scolastici sa benissimo quanta “fuffa” contengano, affermazione questa che farà saltare sulla sedia i benpensanti amanti dell'innovazione e dell'idea di performance. Ci vorrà poco a fare quadrare i conti e a compattare sulla carta obiettivi e metodologie, che tuttavia presupporranno un'attuazione fatta su materiale umano, non su macchine programmate e programmabili. Chi la scuola la intende come un luogo di formazione e crescita sa bene che i tempi dell'apprendimento e della crescita delle capacità critiche sono lunghi, come lunghi sono i tempi della verifica, se non vuole solo essere una spruzzata di voti su un registro. L'adolescenza è un'età delicata e la complessità contemporanea anche a livello di agenzie educative necessita di una attenzione e una cura da parte dei docenti e della scuola in generale che la velocità e l'appiattimento in formule non rispecchiano e rispettano. A leggere qua e là, infatti, gli studenti attori della sperimentazione “non perderanno una sola lezione del monte ore complessivo previsto per il percorso quinquennale, oltre a fruire di un'offerta formativa ampliata, secondo i dettami della Legge di riforma della scuola. Le scuole promotrici della sperimentazione, inoltre, si dovranno assumere la responsabilità di progettare un tour de force quadriennale in cui l'alternanza scuola lavoro sarà riservata alle vacanze natalizie, pasquali ed estive, non trovando spazio nell'orario scolastico, travisando l'idea stessa di “vacanza” che rimarrà per i malcapitati un diritto negato.

Ultima chicca è che “le scuole dovranno indicare anche i criteri per selezionare gli aspiranti diplomati quadriennali, nel caso in cui le richieste superassero la capienza della classe che non dovrebbe superare le 25 unità”. Vale a dire che le famiglie saranno informate preventivamente e allettate ad iscrivere i propri figli a tali percorsi ma che, una volta scelto, saranno le scuole a decidere chi potrà partecipare alla sperimentazione, negando quindi il diritto di scelta. E la disabilità o i bisogni educativi speciali troveranno spazio in questi spazi veloci e performanti, in cui molto sarà lasciato alla diretta conduzione dello studente? Dubitiamo fortemente... Alla faccia dell'inclusione millantata dalla legge 107!!! In pratica sarà un enorme progetto che avvalorerà la legittimità degli anni di “recupero” offerti dalle scuole private, dove prevale la giustapposizione di nozioni finalizzate all'acquisizione di un “pezzo di carta” a discapito della formazione e dell'istruzione, elemento residuale e di cui un simile progetto, secondo noi, non potrà farsi carico.

In ultimo, vorremmo richiamare l'attenzione sugli esiti disastrosi delle sperimentazioni passate, come i progetti Brocca per la scuola secondaria e le lauree triennali, gli uni e gli altri un boomerang che ha lasciato chi li ha frequentati con un pugno di mosche in mano. I titoli rilasciati da questi percorsi si sono rivelati inutilizzabili, i primi solo parzialmente, vista la possibilità di accedere all'università, i secondi soggetti alle lauree specialistiche per accedere realmente al mondo del lavoro, rigorosamente a numero chiuso, numero non sufficiente a ricevere tutti i laureati con una laurea triennale inservibile a livello lavorativo.

Infine, i maturati quadriennali, come potranno accedere alle università che contemplano quali titoli di accesso diplomi quinquennali?

Si potrebbe parlare anche del taglio delle cattedre che potrebbe alla lunga costituire il risultato più vistoso dell'affermazione di un modello di scuola superiore quadriennale, ma questo problema è assai lontano dalle nostre preoccupazioni, al momento. Ciò che si teme è che passi come innovativo un sistema scolastico altamente discriminante e inadeguato alla complessità sociale e culturale che caratterizza la nostra contemporaneità. Una riforma se si vuole, deve essere accompagnata da una riforma globale, a partire dal ripensamento dell'idea di trasmissione di cultura e valori, fino a quella di valutazione, ormai quantitativa in luogo di qualitativa. Non un compattamento ma una selezione più accurata di proposte, utili a fornire ai giovani metodologie e strumenti, oltre che contenuti. Siamo fortemente critici nei riguardi di una sperimentazione che presta il fianco a insidie pericolose e che minano il valore costituzionale della scuola statale, come l'uguaglianza e le pari opportunità, cose al momento non contemplate da questo disegno di compattamento. Purtroppo però, per poterne valutare i rischi, bisogna conoscere il delicato contesto in cui si opera. Ma in un regime di monopolio dell'informazione come quello attuale non sarà facile fare conoscere le voci di dissenso. Noi iniziamo oggi dalla punta dell'iceberg!

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