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Quel ridicolo – e pericoloso - tentativo di riabilitare il Cavaliere

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di LAVINIA ORLANDO

La messa in onda di alcune registrazioni aventi tra i protagonisti Silvio Berlusconi ha riportato in prima pagina una delle questioni che hanno maggiormente segnato l'ultima parte del vecchio secolo ed accompagnato l'Italia nel nuovo millennio: quanto il Cavaliere di Arcore abbia orientato coscienze e mosso intere generazioni in primis sotto il profilo culturale prima ancora che con riguardo all'aspetto economico.

 

Trattasi di una dominazione che è frutto di un mix tra egemonia massmediatica e potere politico durato decenni e le cui conseguenze continueranno inevitabilmente a farsi sentire ancora a lungo.

Nonostante sia arduo considerare il periodo che va dalla fine degli anni '80 al primo decennio del 2000 come una fase florida per il nostro Paese, c'è ancora chi si ostina a negarne la portata negativa, circostanza che lascia alquanto interdetti circa la lucidità mentale di chi continua ad osannare Berlusconi – per quanto non vada taciuto che trattasi, per la maggior parte, di soggetti ricollegati o ricollegabili, per rapporti lavorativi e/o politici, al leader di Forza Italia.

L'ultimo degli svariati tentativi compiuti in tale senso risale a pochi giorni fa, quando, durante una trasmissione in onda su uno dei canali di proprietà di Berlusconi, hanno trovato spazio le registrazioni di alcuni dialoghi tra l'ex Premier ed il giudice Amedeo Franco, relatore del processo che, in Cassazione, ha confermato la condanna del Cavaliere per frode fiscale. Il giudice sopra menzionato, dopo aver contribuito alla decisione assunta nell'agosto del 2013, insieme agli altri quattro giudici componenti il Collegio, peraltro pienamente confermata con la sua firma apposta in calce a tutte le pagine di cui si compone la sentenza, ha pensato bene di andare a trovare quello stesso Berlusconi che aveva giudicato colpevole per ritornare sui suoi passi e, sembrerebbe, per scusarsi, affermando che il Cavaliere avrebbe subito una grave ingiustizia, che tutta la vicenda sarebbe stata guidata dall'alto, che sarebbe stata compiuta una porcheria, che il Presidente del collegio giudicante fosse in malafede ed altre affermazioni del medesimo tenore. Tali registrazioni sono state divulgate solo in questi giorni, nonostante fossero nelle mani dei legali di Berlusconi già da tempo. La tardiva pubblicazione sarebbe stata determinata dalla necessità di attendere la morte del giudice Franco, non si è capito se per evitargli la serie di conseguenze, penali e non solo, che sarebbero scaturite nel caso in cui fosse stato ancora in vita o se perché il giudice non avrebbe gradito tali divulgazioni o se per altre ragioni allo stato del tutto ignote.

Alla luce di tali affermazioni, è facilmente immaginabile la lunga sequenza di esternazioni, a metà strada tra l'ira e la costernazione, pronunciate da vari esponenti politici, da Salvini a Meloni, passando per i tanti che devono a Berlusconi la propria ragione di esistenza politica o lavorativa, tutti accomunati da un unico leitmotiv: la riabilitazione del Cavaliere, ingiustamente condannato nello specifico processo di cui si discorre e, soprattutto, oggetto di decennale persecuzione da parte della magistratura. Inutile precisare che al coro si è altresì unito uno degli alleati non così tanto nascosto di Berlusconi, Matteo Renzi, il quale non ha perso l'occasione di esprimere solidarietà al Cavaliere, chiedendo chiarezza sul contenuto degli audio, intimando di evitare “di fare finta di niente” e continuando a strizzargli l'occhio – così come accade già da diversi anni.

In questo modo, al suono di affermazioni e concetti che non avevamo il dispiacere di ascoltare da tempo ormai - “democrazia ferita”, “sentenze politiche”, “in Italia non deve più accadere a nessuno ciò che è accaduto a Silvio Berlusconi”, “vicenda raggelante”, “esecuzione politica per mano giudiziaria” - una parte della politica italiana si è rimessa in moto al fine di preparare il terreno idoneo per la riabilitazione del Cavaliere. La finalità a breve scadenza potrebbe essere quella di creare le condizioni ottimali per quelle larghe intese che vorrebbero sostituire, a partire da settembre, il governo giallo rosso capitanato da Giuseppe Conte, come da trama sapientemente ordita da un altro ex Premier, quello stesso Matteo Renzi che avrebbe un ulteriore interesse affinché Berlusconi riemerga dal grigiore di sentenze e tribunali: dare vita ad un unico agglomerato centrista, in cui si fonderebbero la sua Italia Viva e Forza Italia.

Viste le premesse, non ci si dovrebbe stupire del fatto che ci sia qualcuno che addirittura immagini o auspichi un Berlusconi Presidente della Repubblica, secondo il peggiore tra gli incubi immaginabili da chi sperava che almeno il capitolo “Berlusconi politico” si fosse ormai definitivamente chiuso.