Il SudEst

Sunday
Jun 16th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Il Far West della legittima difesa

Il Far West della legittima difesa

Email Stampa PDF

alt

di LAVINIA ORLANDO

A fronte di un vice premier Salvini trionfante per aver portato a casa uno dei suoi principali cavalli di battaglia, quella tanto agognata riforma sulla legittima difesa approvata dal Parlamento a fine marzo del 2019, più di qualcuno, di risposta, aveva eccepito i rischi connessi a tale riforma.

 


Tali rischi sono legati tanto alla limitazione degli spazi di valutazione dei giudici in sede di processo penale, quanto all'allentarsi di quei freni inibitori, che si mantengono saldi in presenza di una normativa penale che suddivide i fatti dell'uomo tra leciti ed illeciti e  che tendono, al contrario, ad allentarsi in presenza di un mutato codice penale, che renda “meno punibili” determinati comportamenti.

Ed è giustappunto la profezia di chi riteneva che la riforma della legittima difesa, pur non incidendo direttamente sulle modalità di acquisto e di detenzione delle armi, avrebbe reso gli italiani meno accorti nell'usare pistole e fucili e nel decidere di acquistarli, ad essersi avverata, incrementando il rischio che l'Italia, lungi dall'essere un Paese più sicuro, si trasformi in un autentico Far West.

La vicenda eclatante, difatti, non ha tardato ad arrivare: in un paese del torinese, il titolare di una tabaccheria ha sparato, con una delle armi da lui legittimamente detenuta, ed ucciso un giovane ladro di origine moldava, che avrebbe voluto svaligiare la sua attività. L'uccisore ha inizialmente riferito di aver sparato dopo la colluttazione con i ladri, invocando la legittima difesa, ma l'autopsia ha smentito tale versione, stabilendo che il tabaccaio avrebbe aperto il fuoco dall'alto, forse mentre il ladro era già in fuga. Per questa ragione, il proprietario dell'attività si ritrova ora indagato per eccesso colposo di legittima difesa e, se i fatti dovessero essere avvenuti così come le indagini iniziano ad affermare, continuerà a rispondere di omicidio, nonostante la riforma sulla legittima difesa.

Ma cosa prevede la normativa in vigore da qualche mese? Premesso che, ai fini della riforma, si equipara il domicilio ad ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale, nella legittima difesa domiciliare si ritiene sempre sussistente il rapporto di proporzionalità tra difesa ed offesa e si considera sempre in stato di legittima difesa chi, all'interno del domicilio e nei luoghi ad esso equiparati, respinga l'intrusione da parte di una o più persone posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica. Non è, inoltre, punibile chi, trovandosi in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo, commetta il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità. Chi si è legittimamente difeso, infine, non è responsabile civilmente e non è quindi obbligato a risarcire il danno in sede civile.

Ricapitolando, chi, in casa o presso la propria attività lavorativa, utilizzi un'arma legittimamente detenuta per proteggere la propria o l'altrui incolumità o i beni presenti nell'immobile in questione, si vedrà sempre riconoscere la proporzionalità tra difesa ed offesa, anche in assenza di un'aggressione, essendo bastevole il semplice pericolo o la semplice minaccia; senza contare che, anche nel caso di difesa non proporzionata all'offesa, non c'è eccesso colposo di legittima difesa e si esclude la punibilità di chi abbia agito in condizione di grave turbamento, appunto derivante dalla situazione di pericolo. Tutto questo, tuttavia, non implica che non si parli di omicidio nel momento in cui il derubato spari al ladro che si trovi di spalle e stia, per giunta, scappando.

Ecco come la propaganda a cui siamo oramai abituati colpisce i cittadini, con particolare riferimento a coloro che, per particolari situazioni personali, familiari e psicologiche - come il tabaccaio della cui vicenda si è narrato sopra, già vittima di precedenti furti, come molti esercenti della zona - si ritrovano non solo a violare la legge, ma soprattutto a commettere un omicidio, nella convinzione di non fare nulla di male, anzi accompagnati dall'incitamento dello stesso Ministro dell'Interno, artefice del provvedimento in questione che, senza neanche conoscere nello specifico la vicenda, ha solidarizzato senza se e senza ma col commerciante, auspicando che lo stesso possa beneficiare della nuova normativa sulla legittima difesa, senza contare le fiaccolate di vicinanza organizzate dai compaesani di chi potrebbe aver commesso un reato, anche abbastanza grave, come l'omicidio.

Se la politica che governa, in luogo di inseguire la giusta ira di cittadini inermi, trasformandoli in omicidi, praticasse strade sicuramente più complesse e lunghe, ma meno dolorose, come un migliore funzionamento della giustizia, un incremento dei controlli ed una maggiore prevenzione con riferimento alle cause che conducono italiani e stranieri a commettere furti e rapine, avrebbe sicuramente svolto in modo più degno il suo ruolo.