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Le emergenze del paese e il silenzio della sinistra

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di MICHELE PETTINATO

C’è una domanda molto ricorrente che chiede una risposta, non solo in questi giorni d’estate ma in tutti i mesi dell’anno.

 

Chi rappresenta oggi la sinistra in Italia, chi dovrebbe rappresentare quel baluardo di diritti che la storia del riformismo ha rappresentato da sempre nella storia del paese?

Un bel quesito davvero, soprattutto alla luce delle emergenze che ci stanno investendo, non solo sotto il profilo sociale, ma anche dal punto di vista delle infrastrutture, come ha tragicamente testimoniato la vicenda del crollo del ponte “Morandi” a Genova.

L’estate 2018 sarà ricordata per sempre come quella dei paurosi ritorni a comportamenti del ventennio fascista. Gente che comincia a sparare dalle finestre agli immigrati, annunci sugli autobus milanesi in cui si invitano “gli zingari” a scendere dal mezzo per non rompere le scatole.

E poi, tante storie di immigrati lasciati in mare dal Ministro Salvini, dimenticando quella legge di umanismo per cui non si lascia nessuno in acqua e si tende la mano a chi rischia di affogare. Soltanto dopo aver salvato chi rischia di morire, è necessario mettere l’Europa con le spalle al muro inchiodandola alle proprie responsabilità. Ma dinanzi ad un bambino che sta morendo in mare, tutto deve passare in secondo piano. Si pensa a salvare quelle vite e basta.

Difronte a questi rigurgiti di intolleranze, la sinistra italiana è rimasta quasi muta. Quasi nessuna presa di posizione in parlamento, l’assenza più totale nelle piazze e di coinvolgimento di chi, nel cuore, non vuole vivere in un paese intollerante. Dopo la sconfitta del 4 Marzo, il PD si è sempre più arroccato nelle sue stanze. Ogni notabile ha puntellato i confini del proprio orticello di potere, tappandosi quasi le orecchie dinanzi alle disuguaglianze sempre più diffuse nel paese.

Certo, la cartina di tornasole resta sempre il pensiero della gente. A tale proposito, in una recente indagine fatta dal settimanale “L’Espresso”, il popolo italiano oggi stenta a capire in cosa consista la sinistra e, soprattutto, le azioni dei suoi rappresentanti.

Le radici della crisi, anche delle socialdemocrazie europee, sempre secondo tale ricerca, risiedono nell’atteggiamento per cui esse hanno cessato di essere alternativa ai partiti conservatori ed hanno cercato di crearsi simpatie presso le èlite economiche del paese.

Una riflessione quanto mai vera, specialmente se pensiamo a tutto quello che abbiamo vissuto nella vicenda delle banche, nel rapporto poco chiaro con il PD.

E se un partito riformista si adegua ai poteri economici e rinuncia alla sua funzione di chiarificazione dinanzi alle disuguaglianze, cessa sostanzialmente la sua funzione e mortifica la sua identità.

Questo è quello che stiamo vivendo in questi travagliati giorni d’estate. E’ l’immobilismo dei partiti riformisti che prende la forma del silenzio dinanzi ai rigurgiti razzisti, delle inadempienze pregresse rispetto ai ritardi infrastrutturali del paese, accumulati anche quando il PD era al governo. Ma soprattutto, è l’incapacità nel saper giungere al cuore della gente, quell’elemento che riusciva a riempire le piazze, ad aprire dibattiti, ad essere sempre propositivi.

Quell’elemento che, un tempo, riusciva a trasformare la politica in una cosa bella, che può davvero essere utile alle persone, per difendere i diritti e costruire così il domani.