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Il solito regalo alle scuole paritarie

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di LAVINIA ORLANDO

Quindici più sessantacinque più settanta, per un totale di centocinquanta milioni di euro: è questa la cifra prevista nel decreto “Rilancio” quale lauta misura di sostegno per il mondo dell'istruzione paritaria.

Nello specifico, i primi quindici milioni sono destinati a rimpinguare il Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione, che finanzia interventi di ristrutturazione, spese di gestione dei servizi educativi e formazione continua del personale. Gli ulteriori sessantacinque e settanta milioni verranno erogati, rispettivamente, in favore dei servizi educativi e delle istituzioni scolastiche dell'infanzia non statali e delle istituzioni scolastiche paritarie primarie e secondarie, a titolo di sostegno economico in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette da parte dei fruitori vista la sospensione dei servizi in presenza per la nota emergenza epidemiologica.

Per quanto risultino chiare le esigenze di un mondo che da lavoro a molti e che consente a tanti genitori, in assenza di numericamente adeguate strutture pubbliche che si prendano cura della fascia d'età più giovane, di conciliare famiglia e lavoro, le ragioni che spingono a criticare tale misura prevalgono comunque.

Se, infatti, il sistema privato funge da ausilio nei confronti del pubblico, non sarebbe più logico destinare maggiori fondi a vantaggio di quest'ultimo? È giustappunto in quest'ultima considerazione che si nasconde una delle maggiori contraddizioni del nostro sistema scolastico: che senso ha continuare a foraggiare il mondo dei privati quando esiste un settore pubblico che arranca? La questione, beninteso, non è sorta con l'attuale governo, ma la pandemia avrebbe potuto rappresentarne il punto di svolta, la ripartenza verso una gestione differente, che ponesse finalmente al centro dell'agenda politica le esigenze della scuola pubblica.

La querelle si fa, inoltre, di ancora più difficile risoluzione se solo si pensi che, come da dati Miur 2019, oltre il 60% delle scuole paritarie sono cattoliche e nessuno ignora la forte capacità di influenza che la Chiesa è in grado di esercitare sui governi italiani. Oltre alla vicenda dei finanziamenti, a conferma di ciò che si è appena affermato, si rammenti quanto accaduto rispetto alla ripresa delle celebrazioni liturgiche a chiusura della fase acuta dell'epidemia: lo scontro di fine aprile tra Conferenza Episcopale Italiana e governo, che aveva procrastinato ulteriormente la possibilità di ritornare alle messe tradizionalmente intese, le parole forti della CEI, il tentativo di Papa Francesco di richiamare i vescovi al rispetto delle disposizioni del governo e l'accordo finale tra le parti in causa con la ripresa delle celebrazioni, seguendo un protocollo ben definito, a partire dal 18 maggio. Ed il fatto che tutto questo sia avvenuto mentre il virus continua a mietere centinaia di morti al giorno, con tante attività lavorative ancora costrette alla chiusura e con un Premier che definisce chiaramente le riaperture concesse in questi ultimi giorni come “un rischio calcolato”, determinato dalla necessità di evitare il totale collasso dell'economia nazionale, rende ancora più evidente quanto la Chiesa possa incidere sulle sorti del nostro Paese. Il tutto viene accresciuto considerando la circostanza che le celebrazioni liturgiche non sono di certo da annoverarsi tra le attività essenziali e l'ulteriore circostanza per cui le Chiese vedono un'importante partecipazione di fedeli in età a rischio nel caso in cui dovessero contrarre il nuovo Coronavirus.

Mutatis mutandis, a fronte di scuole pubbliche che cadono a pezzi, sovente prive delle forniture basilari, con classi fin troppo affollate, in una fase in cui il diritto all'istruzione è venuto meno per tutti coloro che non dispongono di adeguati strumenti tecnologici e connessione internet, a tacere dei tanti alunni diversabili e con disturbi dell'apprendimento, per cui l'insegnamento a distanza è, di per sé, penalizzante, gli stanziamenti previsti per le scuole paritarie lasciano un forte amaro in bocca.

Se “Non lasciamo indietro nessuno” è stata una delle frasi più significative tra quelle pronunciate dal Presidente del Consiglio nel pieno del lockdown italiano, il mondo della scuola pubblica pare non riuscire a beneficiare di tale buon auspicio: era già indietro prima che scoppiasse la pandemia, ma, alla luce di tre mesi di emergenza epidemiologica, sembra esserlo ancora di più.