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Se solo ci fosse ancora Berlinguer!

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di LAVINIA ORLANDO

Alzi la mano chi non abbia pensato, almeno una volta e soprattutto negli ultimi anni, di godere di scarsa fortuna per non aver vissuto i decenni in cui, nello scorso secolo, la politica era una cosa seria.

 

Parliamo del periodo in cui i protagonisti di Parlamento, comizi, giornali e notiziari erano mostri sacri quali Berlinguer, Moro, Pertini e via dicendo. Si parla di uomini e solo di qualche  donna – è questo il forte limite degli anni di cui si discorre - che, anche laddove non letterati ed universitari, sembravano essere in grado di dare un senso persino alla singola congiunzione che pronunciavano e di attribuire la giusta importanza a qualsivoglia affermazione, con una apparentemente innata consapevolezza: l'estrema responsabilità connessa al ruolo svolto, legata all'evidente circostanza di rappresentare, agli occhi dei cittadini, dei veri e propri punti di riferimento.

Il confronto con i giorni attuali è davvero impietoso: al di là dell'eccesso di propaganda che porta chiunque svolga ruoli di rappresentanza politica – chi più chi meno – a narrare realtà in varia misura distorte ed intenti sovente difficilmente raggiungibili, ciò che lascia maggiormente sgomenti è l'enorme mole di falsità pronunciate dai vari attori che compongono il variegato presepe politico italiano.

Lungi dal rappresentare il ruolo di guida saggia e dotta, il politico dei giorni nostri gioca un ruolo che è a metà strada tra il clown e l'intrattenitore. Se, tuttavia, il comico di professione, quand'anche si diverta a vestire i panni della persona poco edotta, lo fa con la consapevolezza di chi sa per certo di affermare il falso, al contrario, molti dei nostri rappresentanti istituzionali ignorano di ignorare, così generando nelle menti di chi li segue un cortocircuito a base di disinformazione che rende il Paese sempre meno preparato e competitivo.

Le settimane appena trascorse, non differentemente rispetto a quanto accaduto negli ultimi mesi, sono state pregne di esempi di questo tipo, con episodi che farebbero impallidire qualunque essere dotato di un minimo di coscienza e di un'ordinaria cultura di base.

Così, ad esempio, capita di ascoltare il consigliere comunale di una città importante come Trieste, tale Fabio Tuiach, già leghista, attualmente fiero esponente di Forza Nuova, che, nella massima assise cittadina – il Consiglio comunale - discorrendo di Liliana Segre, dopo averla qualificata come “simpatica nonnina”, si è definito “un po' confuso ed offeso”, da soggetto “profondamente cattolico”, avendo la Segre affermato che “Gesù era ebreo”. I brusii ed i mormorii che hanno seguito tale affermazione sono stati fin troppo clementi rispetto all'assurdità delle parole pronunciate dal consigliere, evidentemente talmente intriso dei principi inculcati dalla forza politica di appartenenza, da non rammentare o, forse, non sapere quanto scritto nella Bibbia, che pure da fervente cattolico quale si definisce dovrebbe conoscere a memoria, con riferimento alle origini ebree di Gesù. Cosa dire se non che è davvero una grave mancanza degli Statuti comunali non contemplare l'espulsione automatica di tutti i consiglieri che affermino palesi falsità storiche?

Tale meccanismo, tuttavia, dovrebbe funzionare, a maggior ragione, anche con riferimento al Parlamento, laddove strafalcioni, dolosi o colposi, ed affermazioni, per usare un eufemismo, ardite non mancano di certo ed a chi in esso siede, indipendentemente dal luogo fisico in cui tali esternazioni avvengano. Così, l'immancabile Matteo Salvini, autentico re in questo campo, ha, da ultimo, durante una trasmissione televisiva, tirato in ballo la Madonna di Medjugorje, che, secondo il leader della Lega, avrebbe invitato a giudicare le persone dallo sguardo, per valutare il suo nuovo nemico numero uno, il Premier Conte, che, in sede di informativa in Parlamento sul Mes, avrebbe avuto, sempre secondo Salvini, lo sguardo di uno che ha paura, che non ha la coscienza pulita e che scappa.

A fronte di cotanta affermazione e viste le innumerevoli perle precedenti riservateci dall'ex vice Premier, non resta altro che chiedersi quale male abbiano fatto l'Italia e gli italiani per essere caduti così in basso.

Ecco perché, oltre a costringere chi mente, più o meno consapevolmente, ad uscire dall'Aula, ci dovrebbe essere un ulteriore comma in tutti i regolamenti che disciplinano il funzionamento delle assemblee elettive, dal più piccolo Comune d'Italia al Parlamento: espellere chiunque non sia in grado di argomentare, nel merito, con fatti e circostanze effettivamente verificati, con atti legislativi e regolamentari, con sentenze e dottrina.

Che ciascun rappresentante dei cittadini sia libero di condire i propri interventi con qualsivoglia riferimento è libertà innegabile. Quando, tuttavia, tale condimento si trasforma in ingrediente fondamentale, come va accadendo sempre più spesso, non dovrebbe esserci più alcuna alternativa se non la cacciata del soggetto in questione, per palese presa in giro dei cittadini che si pretende di rappresentare e per vilipendio delle istituzioni che tanto si asserisce di voler rispettare.