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Home Politica Politica E finalmente buio fu su CasaPound e Forza Nuova

E finalmente buio fu su CasaPound e Forza Nuova

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di LAVINIA ORLANDO

Chi l'ha detto che i giornali servano solo per denunciare fatti negativi o riferire di notizie drammatiche?

 

Per quanto possa essere raro, capita talvolta di raccontare, col sorriso sulle labbra e con la gioia nel digitare lettere sulla tastiera, avvenimenti piacevoli, che sembrano consentire, almeno per qualche istante, una riconciliazione con l'universo mondo, a fronte di un'esistenza solitamente colma di discrasie tra il dover essere e l'essere.

In questo senso, è giunta la notizia della rimozione da Facebook ed Instagram degli account di CasaPound Italia e Forza Nuova, nonché dei profili di numerosi quadri dei due partiti, compresi quelli di alcuni consiglieri comunali. La motivazione non lascia adito a dubbi: “le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook ed Instagram”, perché, stando a quanto motivato dal social network fondato da Mark Zuckerberg, i profili cancellati hanno contravvenuto alle regole sopra elencate,  della cui esistenza Facebook ed Instagram  paiono finalmente essersi resi conto ed accettate da chiunque decida di entrare a far parte dei network di cui si discorre.

Ed era anche ora che, dopo svariati anni di segnalazioni, denunce e rimostranze, almeno una piccola parte dello sterminato ed incontrollabile mondo del web fosse depurata da frasi ed immagini colme di incitamento all'odio razziale e religioso e chiaramente inneggianti alla supremazia del mondo occidentale bianco.

Volendo, tuttavia, analizzare meglio la vicenda, un chiarimento è d'obbligo. Per quanto, nel concreto, il provvedimento preso raggiunga il risultato di porre un freno in ordine all'attività di movimenti idolatrati dai nostalgici del Ventennio, rispetto alla motivazione addotta da Facebook con riferimento alla chiusura delle suddette pagine, non si menzionano i tanti incitamenti al limite dell'apologia razzista provenienti dagli account ora chiusi e gli altrettanto numerosi video ed immagini recanti un pullulare di braccia destre tese, i quali, se non fosse per l'abbigliamento moderno di donne e uomini ritratti, farebbero immaginare di essere ritornati indietro di un secolo, nelle fasi del massimo fulgore mussoliniano.

Il social più usato – ed abusato – della storia, dunque, non è affatto entrato nella polemica, ritornata particolarmente in voga negli ultimi anni, che pone in contrapposizione fascismo ed antifascismo, non citando affatto, tra le motivazioni del provvedimento di chiusura, la presunta vicinanza di CasaPound e Forza Nuova al disciolto partito fondato da Mussolini.

Ed è proprio tale circostanza a limitare la portata del provvedimento in parola, che rispecchia totalmente le difficoltà che leggi e giurisprudenza hanno frapposto rispetto al punire atti e comportamenti che si rifanno, neanche tanto implicitamente, al regime vissuto in Italia nella prima parte del Novecento.

Se la legge Scelba del 1952 punisce l'apologia del fascismo, colpendo con sanzioni penali la promozione o l'organizzazione di un movimento “perseguente la finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”, chiunque “pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo” e chiunque ne faccia propaganda e la legge Mancino del 1993 colpisce, sempre penalmente, l'esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo e le sue finalità antidemocratiche, va precisato che tali disposizioni sono sempre state interpretate in senso restrittivo, volendo la giurisprudenza, anche costituzionale,  tutelare il diritto alla libertà di pensiero, così sanzionando le sole condotte che mettano a rischio “la tenuta democratica” dell'ordinamento repubblicano nato dopo la tragica esperienza del regime e della Seconda Guerra Mondiale.

Sul tema, giace in Parlamento (approvata in prima lettura nella sola Camera dei deputati durante la scorsa legislatura) una proposta di legge, a firma del deputato democratico Emanuele Fiano, che ha l'intento di punire chiunque propagandi “le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco”, così rendendo illegali gesti, al momento totalmente ammissibili, come il saluto fascista o la riproduzione o la vendita di simboli che al fascismo si riferiscano.

Nonostante il Pd sia ora al governo, pare assolutamente irreale che la proposta vista torni ad essere discussa, nonostante l'attualità delle problematiche da essa affrontate.

Al momento, dunque, non resta che il solo auspicio, rimesso alle private decisioni, della pratica di buon senso, ferma restando l'inevitabile aleatorietà ad esso connessa.