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Daspo e povertà

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di NICO CATALANO

“Una società che non aiuta i molti che sono poveri,  non può salvare i pochi che sono ricchi”

 


 

Secondo quanto pubblicato lo scorso dicembre dall'Ufficio Statistico dell'Unione Europea, l'Italia è il Paese che annovera in valori assoluti il numero maggiore di poveri nell’area dell’eurozona, infatti sono circa 10,5 milioni i cittadini italiani che versano in condizione di grave deprivazione.

Questo spaventoso aumento della povertà e delle diseguaglianze associato alla perdita sostanziale di molti diritti acquisiti è conseguenza della grave crisi multifattoriale generata dalle sciagurate politiche incentrate sull’austerità attuate degli ultimi governi e dettate da quell’Europa dei tecnocrati sempre più oggetto misterioso per i popoli e invece funesto strumento di incremento dei profitti di pochi a danno dei diritti dei molti, che ha generato un enorme conflitto tra centro e periferie, tra inclusi ed esclusi.

John F. Kennedy  pensava che ”se una società libera non può aiutare i molti che sono poveri, non può salvare i pochi che sono ricchi“ invece nel nostro Paese,  la politica sempre più mediocre, anziché aiutare i poveri sconfiggendo la povertà e magari correggere proprio gli errori commessi da essa stessa negli anni sembra avere deciso di combattere i poveri addirittura eliminandoli.

Infatti dopo la vergognosa ordinanza emessa prima di Natale dal sindaco di Como, con cui si proibiva nelle vie del centro della città Lariana per tutto il periodo delle festività, sia ai poveri di chiedere l’elemosina cosi come a chiunque di manifestare solidarietà verso essi : dal donare una moneta sino ad una tazza di caffè caldo, in questi giorni anche a Trieste è stato varato un regolamento di polizia locale che prevede il Daspo urbano ovvero l’allontanamento coatto dalla città Giuliana per chiunque sia “sorpreso” per le strade del centro storico a sostare su una panchina perché senza tetto,  chiedere l’elemosina o compiere atti contro la pubblica decenza come rovistare in un cassonetto per procurarsi il cibo così come prevedono le linee del decreto Minniti.

Tutto il contrario di quanto è sancito negli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione, principi che affermano invece la supremazia del diritto e delle responsabilità sociali rispetto alle esigenze dell’economia e delle lobby finanziarie mascherate dalla fantomatica decenza e dall’ipocrisia del  decoro perbenista dei nostri tempi,  la politica anziché eliminare visivamente i poveri confinandoli fuori dai perimetri dei lussuosi quartieri residenziali o lontano dalle luccicanti vetrine del centro delle nostre città dovrebbe favorire l’attuazione di una giustizia sociale tramite la redistribuzione della ricchezza e la rimozione di ogni ostacolo sociale o economico in modo da favorire la partecipazione dei cittadini e delle cittadine permettendo  così a  tutte e tutti di  realizzare appieno il proprio potenziale, infatti come affermava  lo storico americano Howard Zinn “il grido dei poveri non è sempre giusto, ma se non lo ascolti non saprai mai che cosa è la giustizia”.