Il SudEst

Saturday
Jul 20th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Ciao, Maestro!

Ciao, Maestro!

Email Stampa PDF

alt

di LAVINIA ORLANDO

Partigiano. Non può che essere questo uno degli aggettivi a balzare immediatamente in mente nel momento in cui si pensa a vita, opere e considerazioni di Andrea Camilleri, morto ultranovantenne in un'Italia che avrebbe ancora avuto tanto bisogno di una figura come la sua.



“Odio gli indifferenti...Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare”, scriveva Antonio Gramsci nel 1917. Camilleri, al di là dei meriti letterari, ha saputo perfettamente incarnare il ruolo dell'intellettuale non piegato al regime, libero, pungente, capace di porre in evidenza, con la maestria di chi sa usare la lingua come arma molto più affilata di reali coltelli, storture e mali della nostra società, ma ha altresì sempre indicato chiaramente in quale parte si collocasse.

In una realtà che facilita chi viaggia a braccetto col potere, soprattutto nell'ambito in senso lato artistico, colui che, non solo resta fermo sui propri principi, ma che non cela minimamente le sue impressioni, battendosi affinché tutti possano avere l'enorme opportunità di ragionare e di valutare idee divergenti rispetto a quella dominante, è un gigante. E Camilleri, senza ombra di dubbio, lo era.

Dalla mafia passando per il Vaticano per giungere ai potenti di turno, nessuno è stato risparmiato dalle considerazioni del maestro siciliano che, talvolta in forma estremamente diretta, talvolta con un sarcasmo ancora più incisivo, non ha mai lesinato attenzioni e parole con riferimento all'attualità politica e sociale.

Così come le tante volte in cui ebbe ad analizzare la da molti negata collusione tra mafia, politica e banche, criticando aspramente coloro che respingevano la stessa esistenza di Cosa Nostra, ad iniziare da alcuni alti prelati che la definivano come “un'invenzione dei giornali”, elogiando i tanti siciliani che, ad iniziare da Falcone e Borsellino, avevano realmente combattuto uno dei peggiori mali della nostra società, non dimenticando il rovescio della medaglia, ossia la “mafia che fa parte del nostro Parlamento” e chiarendo che “fino a quando si permetterà di avere cariche pubbliche a gente sospettata di un minimo rapporto con la mafia, la guerra sarà sempre perduta”.

Definì Berlusconi come “un'anomalia” - a causa del conflitto di interessi - “che non doveva prodursi in Italia”, spiegando quanto il Cavaliere non avesse “nulla a che fare con la politica”; nello stesso tempo, nonostante l'adesione sin dalla giovinezza al PCI, non rinunciò mai a critiche e rimproveri nei confronti della sinistra – o presunta tale. Con riferimento alla nuova era del PD di Zingaretti, ha di recente riferito di non vedere “un'idea di rinascita”, mentre, anni addietro e con riguardo ai democratici di Renzi, chiarì che i primi a non considerare il valore dell'articolo 1 della Costituzione e del lavoro come principale mezzo di cui i cittadini dispongono per raggiungere la dignità fossero proprio “i partiti della sinistra, del cosiddetto centrosinistra”.

Non sono, inoltre, mancate valutazioni aspre, tanto nei confronti del Movimento Cinque Stelle, quanto nei riguardi di Matteo Salvini. Rispetto al primo, ebbe ad affermare che “quando i grillini nacquero io fui grato che avessero incanalato il malumore...ma ora, dal punto di vista politico, sono nessuno, si sono letteralmente appiattiti, mai avrei pensato che circa il processo a Salvini avrebbero fatto come i vecchi deputati, negandone l'autorizzazione”.

È, tuttavia, proprio con riferimento al Ministro dell'Interno, che Camilleri ha dato il meglio di sé, non limitandosi in nulla, pur nella consapevolezza di generare il noto rigurgito di volgarità e nefandezze che colpiscono chiunque osi anche solo porre dubbi circa la bontà delle azioni e/o parole del c.d. Capitano: di Salvini che baciava il rosario ha riferito che gli dava il vomito; con riguardo alla Lega che continua ad accrescere voti e consensi, puntando quasi esclusivamente sull'aggressività del linguaggio, ha affermato che “fa venire fuori dal tombino la nostra personale fogna”; ancora, con riguardo al difficile rapporto tra Salvini e la ricorrenza del 25 aprile, ha sostenuto che “il fascismo è un virus mutante, può anche non essere una dittatura, ma una mentalità...ed oggi, col governo attuale, abbiamo un esempio lampante di mentalità fascista, quella del Ministro Salvini”.

Si potrebbe proseguire all'infinito, perché ogni sua esternazione, intervista, scritto risultano pregni di concetti e significati, tanto da portare ad affermare, senza ombra di dubbio alcuno, che la sua analisi, lucida ed obiettiva, mancherà all'Italia ed al mondo tanto quanto i suoi scritti.

La sua mente e la sua penna resteranno, tuttavia, immortali punti fermi ai quali fare riferimento ogniqualvolta si cerchino spunti di analisi e varranno, anche a distanza di decenni, per fornire alle future generazioni occasioni di riflessione e di comprensione della realtà, oltre che chiare narrazioni degli anni attuali.