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La primavera degli italiani che rialzarono la testa

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di MICHELE PETTINATO

Esattamente 70 anni fa, il 18 Aprile del 1948, gli italiani per la prima volta andarono al voto dopo l’entrata in vigore della Costituzione.

 

Gli incroci del destino vollero che tutto questo avvenisse in un giorno di primavera, stagione che rinnova e che apre alle aspettative del futuro. C’era davvero aria di rinascita in quei giorni del 1948. Dopo la guerra e la dittatura, la Costituzione Repubblicana chiamava a sé i cittadini istituzionalizzando così quel diritto e dovere conquistato con il sangue e con tantissimi morti lasciati sui campi di battaglia.

Ecco, credo che sia proprio questo l’aspetto da mettere in evidenza in questi giorni che celebrano quell’evento di 70 anni fa. Oggi dimentichiamo frettolosamente e colpevolmente quanto sia importante onorare e ricordare quei diritti conquistati dalle generazioni che ci hanno preceduto. Ed è doloroso il semplice ascoltare le parole di chi predica l’astensionismo come forma di pensiero. E’ invece necessario partecipare sempre alle sorti di quanto accade intorno a noi, combattere le iniquità lì dove riteniamo che vi siano fenomeni che vanno in tale direzione. E’ altresì doveroso comunicare questo ai più giovani, sempre più presi da quella cultura della velocità delle informazioni che somiglia tanto ad una cultura dell’oblio. Lo deve fare la scuola, lo devono fare i genitori ogni giorno.

C’è un’immagine, che provoca tantissima emozione, al semplice ricordo. E’ quella che Elsa Morante racconta ne “La Storia” un romanzo ambientato nella città di Roma, negli anni difficili della dittatura fascista, della resistenza e nei primi giorni della liberazione. I volti che commuovono sono quelli di un bambino e di una madre, maestra elementare, costretti a rifugiarsi in luoghi di fortuna con altri accampati mentre Roma veniva violentata dai tedeschi. Giornate trascorse al freddo dell’inverno e poi all’afa estiva, tra sporcizia e stenti. Proprio nei giorni in cui la città fu liberata e la vita sembrò prospettare un futuro di fiducia, ecco una infezione mortale che buttò giù le difese immunitarie del bambino portandolo alla morte, nei giorni in cui la città festeggiava la cacciata degli invasori.

Il sacrificio di un bambino, come quello di tanti innocenti, giungono a noi in tutta la loro verità e crudezza. Dinanzi a tutto questo, non possiamo far altro che rinverdire il valore di quei diritti conquistati con la vita e che oggi ci chiedono di dare forza ai pilastri di democrazia che devono ispirare il vivere civile. Era primavera quel 18 Aprile del 1948 ed era primavera anche il 25 Aprile del 1945, il giorno in cui gli italiani scrissero una nuova pagina della loro storia. Questo, non dobbiamo mai dimenticarlo.