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Chi difenderà la cultura della memoria?

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di MICHELE PETTINATO

Quando lo sguardo degli uomini non è più attento alle impronte dei passi lasciati dalla storia, diventa facile che l’oblio possa prendere forma. E’ l’oblio dei diritti, della democrazia, dei valori condivisi che hanno reso unica la storia repubblicana italiana venuta fuori dal ventennio fascista.

 

Oggi, più che mai, viviamo concretamente questo rischio. L’oblio bussa con forza alle porte della nostra società e questa violenza diventa ogni giorno più forte.

Diventa allora inevitabile chiedersi il motivo per cui, in un paese democratico e civile, una donna come Liliana Segre sia oggetto quotidiano di insulti antisemiti, tanto da doverla proteggere con una scorta. La Segre è uno degli ultimi testimoni degli orrori dell’olocausto, e già per questa considerazione, una comunità politica e sociale unita, avrebbe dovuto promuoverne il messaggio quotidianamente. Nelle scuole, nelle strade, nella mente e negli occhi dei nostri bambini che non sanno ancora nulla di quella storia di orrori in cui persero la vita tanti innocenti.

E invece no. Viviamo davvero in quella che Bauman definiva come “società liquida”, che cannibalizza persino la memoria di chi ha sofferto e lottato per la democrazia. E’ allora normale porsi una domanda. Chi penserà a salvaguardare questa memoria una volta che gli ultimi testimoni degli orrori del nazifascismo non ci saranno più? La scuola, in tutto questo, ha una responsabilità pesante. I futuri cittadini si formano tra i banchi, e bisogna necessariamente istruirli con l’educazione civica e la storia. Oggi, più che mai, un buon programma di storia forse dovrebbe cominciare dalla seconda guerra mondiale e andare a ritroso. Un percorso inverso che, probabilmente, gioverebbe ai nostri ragazzi. Che avrebbero più occasioni per riflettere su quei momenti della storia che non sono poi così lontani. Che forse crescerebbero con maggiori considerazioni sul loro ruolo nella storia che li attende.

Cari insegnanti, difendiamo i nostri ragazzi dalla strisciante cultura dell’odio e dell’oblio. Qualche giorno fa, il settimanale “La Repubblica” ha diffuso dei dati inquietanti sulla violenza antisemita presente sul web. Solo per 2019, ancora in corso, su twitter sono stati contati circa 15 mila messaggi d’odio antisemita. Oltre 200 profili Facebook sono stati segnalati per il loro alto contenuto di violenza. Liliana Segre, ogni giorno, è oggetto di messaggi di morte da parte di associazioni fasciste e neonaziste.

L’universo di internet è quello più vicino ai nostri ragazzi. Proteggiamoli, prima che sia troppo troppo tardi. Proteggiamo la memoria. Quando gli ultimi testimoni non potranno più raccontare quello che hanno visto con gli occhi dovranno farlo i nostri giovani.  Difendiamolo allora dai sempre più frequenti venti di violenza di cui spesso il web è pieno.

Siamo tutti coinvolti in questa battaglia, nessuno escluso.

Fonte foto: Repubblica.it