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Le nuove vittime di Morti sul lavoro, sguardi rubati al futuro

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di MICHELE PETTINATO

Passano i decenni, avanzano le tecnologie con tutte le futili apparenze di una società più veloce, ma sul campo del lavoro resta la drammatica realtà delle morti bianche.

 

In un momento storico in cui i diritti sul lavoro sono stati messi progressivamente all’angolo e costretti al silenzio, gli ultimi dati sulle “morti bianche” sono drammatici.

E’ importante parlarne sempre, in modo particolare in questi giorni che ci avvicinano al cuore dell’estate in cui tutti pensano alle vacanze ed anche i mezzi di informazione sembrano distratti rispetto a questo dramma che coinvolge tante famiglie di caduti innocenti.

Ad oggi, il 2018 ha già portato a 399 decessi secondo l’osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro. Gli ultimi, qualche giorno fa in provincia di Pordenone e in Sardegna. La sicurezza, torna dunque ad essere una chimera, unita a quella cultura della precarietà che si è sempre più svelata come il vero volto di finte riforme come quella del Job Act.

Come mai, in Italia, si muore ancora di lavoro, e perché tante imprese non adottano le necessarie soluzioni, peraltro già promosse dall’Unione Europea, per rendere più sicura la quotidianità dei lavoratori?

Certo, investire nel lavoro costa, ma aggiungo, essere imprenditori oggi richiederebbe quel necessario fattore “etico” che quasi sempre non va d’accordo con la voglia pazza di guadagnare, sempre e comunque, anche sulle spalle innocenti di chi perde la vita. Sguardi rubati al futuro.

E’ chiaro che non si vuole lanciare qui un messaggio “generalista” ma è chiaro che in Italia, probabilmente, deve ancora nascere una vera cultura d’impresa che non può prescindere da quel fattore etico che comincia dalla sicurezza e dal rispetto degli uomini che portano ricchezza a quell’impresa attraverso il loro lavoro.

In buona sostanza, i veri imprenditori forse devono ancora nascere. Negli ultimi 50 anni, sono stati pochissimi quelli che hanno fatto impresa portando all’interno quella cultura etica legata al rispetto della sicurezza e che si fondava sulla voglia di fare sempre meglio e sulla sana competitività, giorno dopo giorno, anche nella logica della giusta concorrenza con i propri competitors.

Ne abbiamo invece visti tantissimi di imprenditori che hanno vissuto di commesse pubbliche, legate spesso a logiche clientelari, senza nessuna proiezione verso la costruzione di una vera cultura del lavoro, fondata sui diritti.

L’etica, benedetta etica. Un concetto semplice ma ancora difficile da capire da parte di chi fonda tutto sul guadagno e non guarda mai gli sguardi di chi lavora semplicemente per portare il pane a casa.

Foto: ottopagine.it