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Il valore dei diritti e doveri. La bellezza della Costituzione Italiana

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di MICHELE PETTINATO

La tensione e l’attesa del futuro e la ferma volontà di cominciare a costruirlo da quei presupposti democratici che erano stati negati dalla dittatura fascista.

 

 

La Costituzione Italiana compie 70 anni e commuove sapere che quei valori su cui è stata concepita, brillano ancora in tutta la loro attualità.Il progetto cominciò subito dopo le elezioni del 2 Giugno 1946, con l’incarico affidato ai 556 membri dell’assemblea costituente di stenderne il testo, con il contributo anche delle donne a cui veniva aperta la porta delle istituzioni. Tale percorso si affinò con la commissione dei 75 a cui fu affidato il compito di redigere il testo da discutere in aula approvato poi il 22 Dicembre del 1947. Fu un progetto innovativo, già ad una prima impressione. In maniera chiara, stabiliva diritti e doveri dei cittadini, l’organizzazione costituzionale dello Stato e quella relativa ai rapporti economici.

Che tipo di riflessioni, oggi, è importante fare rispetto a quella conquista democratica? La prima sensazione è quella di profonda gratitudine verso quegli uomini e quelle donne che misero assieme valori e ispirazioni politiche democratiche diverse trovando la sintesi in un testo in cui c’era il contributo di socialisti, cattolici e liberali. Era gente venuta fuori da un conflitto mondiale, con le ferite ancora vive di una dittatura disastrosa che aveva causato morte e povertà, annientando le basi identitarie dello Stato Italiano. Eppure, queste donne e questi uomini, non vollero perdere quel diritto che li autorizzava a sognare, per sé e per i propri figli, un futuro di pace, di lavoro e di solidarietà.

Certo, 70 anni sono anche pochi se paragoniamo il nostro testo costituzionale a quello di altre nazioni. Qui subentra il secondo merito dei padri costituenti, ovvero quello di aver saputo costruire la spina dorsale ad uno Stato, ad una nazione che trovò troppo tardi l’unità e che denunciava tutte le problematiche di una tardiva riunificazione. Il fascismo costruì il suo consenso anche su quelle incertezze valoriali derivate dalla tardiva riunificazione dello Stato. La Costituzione, con i suoi valori, annientò quelle incertezze e dette una prospettiva democratica a milioni di donne, uomini e bambini.

Oggi guardiamo ancora con meraviglia a quelle conquiste ma sentiamo purtroppo il rischio di perderle, sotto la minaccia dell’oblio e di una sottocultura che fa riemergere pericolosi echi di un passato che si pensava ormai messo da parte. Uno di questi, è quello dei rigurgiti neofascisti che stanno tornando nelle nostre città, alimentati dall’odio verso il prossimo e da una diffusa ignoranza che purtroppo stanno invadendo sempre più la mente di tanti giovani. E il famoso diritto al lavoro, sancito nei primi articoli della Costituzione, non è ancora una realtà accessibile a tutti, soprattutto ai giovani che sono costretti a partire dall’Italia. Cosa dire poi dei tentativi vergognosi di modificare la Costituzione, così come aveva provato a fare Matteo Renzi nel 2016 con la trasformazione in chiave verticistica dello Stato? Fortunatamente, il popolo, in quell’occasione ha bocciato quel progetto che avrebbe ulteriormente incoraggiato quei processi di divisione culturale, economica e politica già purtroppo evidenti a livello sociale.

A 70 anni di distanza, nel ricordare e difendere questo patrimonio di valori e di diritti è bello riproporre le parole che Pietro Calamandrei rivolse nel 1955 proprio a quei giovani che guardavano con fiducia al loro futuro.

«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione