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La chiamano informazione libera

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di LAVINIA ORLANDO

Chiunque si sia allontanato dall'Italia e non abbia avuto accesso all'etere informativo prima delle dimissioni di Matteo Renzi e dell'avvio del nuovo governo targato Gentiloni e sia ritornato dopo qualche mese,

 

 

 

laddove dovesse imbattersi in un telegiornale o accedere ad internet, non si accorgerebbe del mutamento avvenuto nell'esecutivo italico.

Nella già tormentata e molto di parte stampa nostrana permane una stranezza nella stranezza. Se è vero, com'è vero, che l'informazione libera non esiste, non solo rispetto allo sbilanciamento in termini numerici delle presenze televisive consentite agli esponenti di governo rispetto alle minoranze, ma anche con riguardo alle modalità di rappresentazione dei fatti, sovente modificate a seconda della testata, un'altra particolarità ci caratterizza.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni pare un illustre sconosciuto, citato ogni tanto, ma  più spesso relegato in secondo piano rispetto al suo Segretario di partito, Matteo Renzi, rigorosamente in prima linea, sempre sul pezzo e circondato da telecamere e giornalisti, quasi fosse ancora lui a svolgere il ruolo istituzionale.

La circostanza che l'11 dicembre 2016, Renzi abbia consegnato le sue dimissioni come Premier e che sia stato sostituito, subito dopo, dall'attuale Gentiloni, pare essere destinata ai soli libri di storia ed alle statistiche, come un semplice dato non supportato da fatti consequenziali.

Quanto questa situazione sia determinata da una componente caratteriale (più o meno mediatica) dell'uno e dell'altro e quanto, invece, rinvenga da una deliberata – o, forse, eterodiretta – scelta di quasi tutte le testate giornalistiche, è un dubbio che lasciamo sciogliere agli ascoltatori ed ai lettori più attenti e, cioè, a coloro che non si accontentano delle filastrocche e delle narrazioni superficiali e disattente, cercando, al contrario, di individuare altre fonti, più attendibili, di informazione.

Dopo l'abbandono del ruolo di Premier, le successive dimissioni dall'incarico di Segretario Pd, la conseguente campagna elettorale per le primarie democratiche, la vittoria delle stesse, la recente pubblicazione di un libro a sua firma e le quotidiane sortite sullo scibile italico e mondiale, Renzi pare incarnare, agli occhi dei tg, in un'unica persona, il ruolo di Presidente della Repubblica e di Presidente del Consiglio.

Quanto questa sovraesposizione mediatica giovi in termini di consensi sarà tutto da valutare, resta comunque un dato di fatto: se è vero che l'Italia, rispetto al 2016, ha fatto un balzo in avanti nella classifica sulla libertà di stampa, redatta da “Reporters sans Frontieres”, il nostro Paese resta pur sempre al cinquantaduesimo posto, circostanza che ci fa comprendere quanto ancora ci sia da lavorare per liberare i giornalisti dai vincoli derivanti dalla politica, dai finanziamenti che da essa derivano e da qualsivoglia tipo di pressione che devii il loro lavoro.

Inutile citare i dati Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), che non fanno altro che tracciare quanto già ampiamente discusso: sussiste la supremazia del partito di maggioranza e del governo, con una netta sproporzione tra Matteo Renzi e tutti gli altri politici di punta ed i membri del governo, in alcuni casi del tutto assenti, sia come presenza diretta che come mera citazione.

E la conclusione non può che essere la seguente: la libertà di stampa, nel nostro Paese, è ancora ben lontana dall'essere una concreta realtà.