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Salviamo l’Acquedotto Pugliese dalla privatizzazione

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di NICO CATALANO

L’ Acquedotto Pugliese, quell’infrastruttura pubblica frutto dell’ingegneria dei nostri avi, che da oltre un secolo disseta gratuitamente la Puglia ed i suoi abitanti, permettendo così, la coltivazione delle nostre eccellenze alimentari, contribuendo all’esistenza di quella biodiversità unica e tipica, caratteristica dei tanto decantati paesaggi della nostra regione è in grave pericolo; infatti alla fine dell’anno arriverà la scadenza per  l’attuale  gestione di AQP Spa,  società per azioni a capitale pubblico controllata dallo stesso ente regionale, e sembra che l’attuale amministrazione guidata dal presidente Michele Emiliano abbia manifestato la volontà politica di avviare una gara d'appalto, atto che ne potrebbe sancire la definitiva privatizzazione a vantaggio di multinazionali, a tutto ciò si aggiunge la miopia da parte della politica di non preoccuparsi minimamente della salvaguardia dell’ Invaso del Pertusillo, importante bacino idrico per la nostra regione su cui pende la “spada di Damocle”  di ben  27 concessioni per realizzare altrettanti pozzi petroliferi.

Per queste ragioni da diversi mesi il movimento “Acqua Bene Comune Puglia” ha chiesto alle autorità regionali di istituire il tavolo tecnico paritetico con i comitati e le associazioni che ne fanno parte  per avviare le procedure in merito alla ripubblicizzazione dello stesso Acquedotto così come approvato all’unanimità delle forze politiche nel Consiglio Regionale Pugliese  del 3 agosto scorso;

la ripubblicizzazione dell’acqua ovvero la  gestione dei servizi idrici integrati a soggetti giuridici pubblici rappresenta l’ unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010  concretizzando così  i principi di considerare  l’acqua come bene comune pubblico e i servizi idrici come servizi di interesse generale e quindi privi di rilevanza economica.

Mentre le bollette continuano ad aumentare, circa il 20% negli ultimi 4 anni, la richiesta dei comitati è rimasta inascoltata, tanto da portare le diverse associazioni ad organizzare martedì scorso presso gli uffici regionali di via Capruzzi a Bari un presidio in occasione della convocazione del consiglio regionale in cui  tra i vari argomenti era prevista la discussione sull’eventualità di istituire il sopracitato tavolo tecnico paritetico e dare quindi continuità a quanto già votato dalla stessa assise in agosto, confronto istituzionale che è stato rimandato al prossimo Consiglio Regionale convocato per la data 21 febbraio;

il rinvio che altro non è che uno stucchevole “prendere tempo”  è stato determinato dal rifiuto di discutere la tematica in questione nel consiglio di martedì, veto posto in conferenza dei capigruppo  dai rappresentanti delle due liste civiche del presidente Emiliano e di "Noi a sinistra per la Puglia" il gruppo dei consiglieri regionali vicini all’senatore ex SEL Dario Stefano.

Questa decisione assieme alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Emiliano, tra queste l’ultima  “L'AQP SpA non si può ripubblicizzare perché è troppo grosso”  hanno suscitato perplessità e preoccupazione rispetto sia al dopo l'imminente scadenza dell'attuale affidamento della gestione del servizio idrico ma anche alla prospettiva di ripubblicizzazione, cosa che sembra molto difficile allo stato dei fatti.

Non ascoltare movimenti e associazioni, privatizzare L’acquedotto Pugliese e trasformarlo in una holding una multiutility aperta anche al mercato dei rifiuti e dell’energia, o peggio ancora  in una società per azioni che calpesti il diritto vitale ed umano all’acqua potabile, è quanto di peggio possa fare la oggi politica regionale.

L’acqua come sancito anche dalla volontà popolare nel referendum del Giugno 2011 deve essere considerata un bene comune pubblico e, conseguentemente il servizio idrico privo di rilevanza economica, amministrato da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza sia nella gestione così come nel controllo e quindi non può essere utilizzata come merce elettorale o come mezzo per incrementare i profitti per le corporation o le lobby economiche internazionali.

Se la politica vuole riavvicinarsi alla gente deve ricominciare a riacquistare  sovranità sull’economia e questo vale per tutti compreso Michele Emiliano.