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Stacanovisti contro furbetti: il cattivo messaggio veicolato dal servizio pubblico televisivo

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di LAVINIA ORLANDO

La storia lavorativa del dottor Salvatore Nicotra, vicesegretario generale in pensione del Comune di Catania, è balzata agli occhi dell'Italia intera grazie all'invito giunto direttamente dal Festival di Sanremo, laddove più di 10 milioni di italiani hanno potuto apprezzarne dedizione ed attaccamento alla professione, qualità nettamente stridenti con la vulgata che fa dei dipendenti comunali una massa di fannulloni o, secondo un'espressione molto in voga negli ultimi anni, di furbetti.


La sua presenza al Festival della canzone italiana, quella di un lavoratore che, in quarant'anni di onorato servizio, non ha fatto neanche un giorno di assenza, tanto da spingere i conduttori a presentarlo come “un eroe del quotidiano”, avrebbe dovuto veicolare due messaggi ben chiari, riassumibili attraverso le parole dello stesso Nicotra: “non tutti i dipendenti pubblici sono dei fannulloni e degli assenteisti” e “quando vi vengono le idee di fare i furbetti o di creare malattie inesistenti, vi prego, questo è mortificante per tutti i giovani precari che lavorano e dopo pochi mesi perdono impiego, dignità ed anche testa”.

Lungi da chiunque contestare le sacrosante parole pronunciate dal signor Nicotra, che, essendo andato in pensione con ben 239 giorni di ferie non godute, sarebbe addirittura in credito con la collettività per cui ha lavorato per tanti anni.

La sua storia, del resto, cozza terribilmente con quella di tanti altri dipendenti comunali impiegati in diversi Municipi italiani, condannati, sotto processo o indagati per truffa ai danni di ente pubblico e falsa attestazione di presenza in servizio sul luogo di lavoro, donne e uomini che, nonostante i registri informatici di rilevazione delle presenze accertassero il contrario, erano impegnati in faccende in tutto differenti rispetto all'espletamento delle proprie mansioni lavorative.

Tutto, dunque, andrebbe ottimamente se la presenza al Festival del dipendente esemplare Nicotra fosse stata esclusivamente concepita per dimostrare che non tutti i lavoratori pubblici siano refrattari al lavoro o, peggio, dei truffatori.

Purtuttavia, il messaggio che è trapelato pare essere un altro. Il Festival ha messo a confronto due esempi estremi, entrambi, a loro modo, devianti: il dipendente che non si è quasi mai assentato e che non ha quasi mai usufruito di un giorno di ferie – lo stacanovista per antonomasia – ed i dipendenti pregiudicati (o quasi), che, non solo considerano come un optional la scrivania e la sedia del proprio ufficio, ma addirittura guadagnano in frode allo Stato stipendi del tutto immeritati. Peccato che gli autori del Festival abbiano omesso che tra i due estremi esista una via di mezzo, che è quella più corretta e didascalica, quella che, se percorsa, avrebbe consentito alla Rai di veicolare l'unico messaggio che avrebbe dovuto essere rappresentato, il solo degno di un servizio pubblico televisivo che si rispetti: quello di un “normale” lavoratore o di un'”ordinaria” lavoratrice, che, già pensionati o meno poco importa, abbiano usufruito delle ferie consentite per contratto, o si siano messi in malattia all'occorrenza, o abbiano usufruito del congedo di maternità (o di paternità) in presenza dei requisiti richiesti e via proseguendo.

La dicotomia tra il Nicotra, eroico esempio da seguire, ed i c.d. “furbetti del cartellino”, malfattori che infangano un'intera categoria lavorativa, non regge ed è anzi molto pericolosa, perché indica, quale esempio da seguire, quello di un bravissimo uomo e lavoratore (nessun osa revocarlo in dubbio), che pare avere, tuttavia, il lavoro come unico scopo di vita, a tal punto da rinunciare ad alcuni diritti, che non sono solo costituzionalmente garantiti, ma sono soprattutto il frutto di notevoli lotte e sacrifici posti in essere dai nostri antenati.

In una fase storico – giuridica caratterizzata da una forte compressione dei predetti diritti, in cui la flessibilità di salari, tempi e luoghi di lavoro è il primo requisito richiesto a chi cerchi lavoro, in cui qualsiasi “unità lavorativa” (espressione usata in questo contesto non a caso) di sesso femminile in età fertile parte con notevoli passi indietro rispetto a tutte le altre unità, in cui la malattia diventa un problema immenso, più che per la sofferenza fisica in sé, soprattutto per le conseguenze lavorative che determina, la storia del signor Nicotra, che addirittura rinuncia volontariamente ai propri diritti, non rappresenta esattamente il giusto riferimento a cui guardare.

L'esempio a cui invece la Rai avrebbe dovuto fare riferimento è quello di tutti coloro che ancora lottano per salvaguardare il proprio posto di lavoro dall'oppressivo ritorno del liberismo e del capitalismo più spinto, quello che concepisce il lavoratore come una macchina a cui non è consentito ammalarsi o riposarsi, lo stesso che dimentica che un lavoratore è produttivo solo se è felice e che un lavoratore è felice solo se ha una vita al di fuori del lavoro.