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Tap: Inquietanti scenari denunciati da L’Espresso

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di NICO CATALANO

Il settimanale L’Espresso ha pubblicato la scorsa settimana un’inchiesta sul gasdotto TAP acronimo dall’ Inglese Trans Adriatic Pipeline il cui cantiere è approdato nei giorni scorsi in Salento tra mille proteste e polemiche, l’articolo ha messo in luce inquietanti scenari come un pericoloso intreccio di manager in affari con le mafie del narcotraffico mondiale, loschi personaggi originari di repubbliche ex sovietiche coinvolti in diverse inchieste giudiziarie a livello internazionale, opachi oligarchi russi con casseforti in paradisi fiscali offshore e faccendieri italiani legati alla cattiva politica del nostro Paese.

Questi probabili “scheletri nell'armadio del TAP” hanno indotto il partito della Sinistra Italiana a rivolgersi alla magistratura per chiedere di indagare, quindi dare una risposta chiara e celere ai cittadini italiani.


In settimana una delegazione del partito guidata dal segretario nazionale Nicola Fratoianni, accompagnato dalla deputata Serena Pellegrino, vicepresidente della commissione ambiente di Montecitorio, e dal senatore Massimo Cervellini, vicepresidente della commissione lavori pubblici di palazzo Madama si è recata presso la Procura di Lecce dove ha presentato un maxi esposto riguardante proprio quanto emerso dalle rivelazioni contenute nell'articolo sul gasdotto pubblicato da L’Espresso.

Sinistra Italiana tramite l’esposto, chiede alla magistratura, nella sua autonomia, di valutare la necessità di indagare e sviluppare quindi successivamente gli opportuni approfondimenti al caso.

Nell'esposto si denuncia anche la società costruttrice del gasdotto, per il mancato rispetto nel cantiere TAP a Melendugno di quelle normative regionali che disciplinano le fasi di espianto, rimozione e trapianto degli ulivi, tra queste l’articolo due della Legge Regionale n.14/2007 e le prescrizioni contenute nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 128 del 30-09-2013 norme predisposte dal legislatore al fine di tutelare il patrimonio olivicolo regionale, leggi che dovrebbero essere vincolanti sia per il comune cittadino così come per l’impresa multinazionale che opera nel cantiere TAP.

L’implementazione di quest’opera registra altre preoccupanti ombre che si aggiungono ad un percorso caratterizzato dall’assenza di democrazia, in cui è mancata una seria discussione pubblica e trasparente attraverso la quale dialogare e trovare un'intesa con gli enti locali e le popolazioni dei luoghi coinvolti;

definire l’opera di “interesse strategico” attraverso le norme contenute nel decreto “Sblocca Italia” è servito solo ad aumentare la distanza con le popolazioni locali tanto da non ascoltare neanche l’appello indirizzato al capo del governo e al presidente della Repubblica per spostare l'approdo del TAP verso zone già industrializzate, riducendo così gli scavi, i costi pubblici e i danni ambientali, petizione firmata da diverse associazioni  ecologiste, da oltre 90 sindaci pugliesi e appoggiata formalmente anche dal governatore Michele Emiliano il quale in continuità con il suo predecessore Nichi Vendola si è sempre dichiarato contrario a questo tracciato e all'approdo prescelto per l’infrastruttura in questione.

A nostro avviso, questa vicenda al netto dei probabili risvolti giudiziari di cui si occuperanno i magistrati, evidenzia due problemi, il primo è rappresentato dalla totale assenza in Italia di una seria politica energetica, che dovrebbe essere materia pubblica e non delegata alle sole imprese private come avviene appunto nella TAP dove aziende multinazionali del settore delle energie che fanno prima di tutto i loro interessi e seguono la logica del profitto ad ogni costo anziché preservare il bene comune, usano addirittura fondi pubblici per realizzare le loro opere tra il silenzio compiacente dei governi in carica.

Il secondo problema è la mancanza di un piano di settore che presenti moderne scelte strategiche, infatti è inaccettabile che mentre la comunità internazionale promuove politiche energetiche che prediligono le fonti pulite, riproducibili e sostenibili per fermare quei fenomeni pericolosi per la vita del nostro pianeta come l’effetto serra e i cambiamenti climatici globali, causati proprio dall’uso dei combustibili fossili e non riproducibili come appunto sono il carbone, petrolio e gas  invece in Italia si definisce “strategico” un gasdotto dimostrando oltre alla totale assenza di prospettiva futura da parte dell’attuale classe dirigente, come ancora una volta la politica nel nostro Paese sia lontana dalla realtà.