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Decreti Minniti, ovvero come equiparare povertà ed emarginazione a mere questioni di sicurezza

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di LAVINIA ORLANDO

La settimana appena trascorsa è quella dei c.d. decreti “Minniti”, in cui due provvedimenti colmi di punti problematici sono stati approvati definitivamente e sono diventati legge, con tanto di mozione di fiducia.

Si tratta di due dispositivi, targati Partito Democratico, che avrebbero aperto un importante contrasto, con manifestazioni e strepiti, se fossero stati proposti e portati innanzi da Forza Italia, Lega Nord, per non parlare del Movimento Cinque Stelle,  mentre ora la sinistra che vota e sostiene i democratici tace, a tratti addirittura esulta.

Partiamo dal primo, a tema “Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell'immigrazione illegale”, avente, nelle intenzioni dei suoi redattori (oltre al Ministro degli Interni Marco Minniti, anche il Guardasigilli, Andrea Orlando), il raggiungimento del duplice scopo di velocizzare l'espulsione dei migranti c.d. irregolari e la procedura inerente il ricorso sulle domande d'asilo. A tale fine, il decreto prevede una serie di eccezioni rispetto a quelle che dovrebbero essere le norme costituzionali e comunitarie di riferimento, con riguardo alla tutela dei diritti umani. In primis, lascia interdetti la previsione legata all'eliminazione del secondo grado di giudizio che poteva essere adito dal richiedente asilo contro il diniego a tale richiesta. In pratica, prima dell'approvazione del decreto, i gradi previsti erano tre: un primo dinnanzi alla Commissione Territoriale, un secondo dinanzi al Giudice ordinario, un terzo davanti alla Corte d'Appello ed è proprio quest'ultimo passaggio ad essere stato abrogato, con notevole riduzione del diritto di difesa. Ancora più problematica è l'ulteriore disposizione che prevede l'abrogazione dell'udienza dinanzi al Giudice di primo grado, la quale, in combinato disposto con l'appena vista eliminazione del terzo grado di giudizio, diviene deflagrante, con riferimento al rispetto del diritto ad un giusto processo ed alla tutela del contraddittorio. In buona sostanza, il Giudice di prima curie non sentirà più il migrante, limitandosi a prendere visione del precedente colloquio innanzi alla Commissione Territoriale, con ciò circoscrivendo in maniera eccessiva una serie di garanzie che andavano a tutela non solo dei migranti ma soprattutto del sistema giudiziario complessivamente inteso. Non bastasse ciò, con il decreto da poco approvato si è deciso di incrementare (da quattro a venti) il numero dei Centri Permanenti per il Rimpatrio, che altro non sono che gli attuali Cie, laddove vengono letteralmente stipate le persone in attesa di espulsione, in condizioni di totale prigionia. L'approccio è quello di una assimilazione tra immigrazione ed insicurezza, come se l'arrivo di soggetti stranieri debba e possa essere trattato solo con provvedimenti restrittivi e riduzione dei diritti fondamentali dell'uomo. Con questo decreto si prosegue così lungo il solco tracciato dalla legge Bossi – Fini, in nulla modificando l'approccio securitario, che, senza tema di smentita, poco ha risolto con riferimento alla tematica, piuttosto dimostrando una visione miope con riguardo ad un flusso di arrivi che difficilmente potrà essere arrestato e con il quale bisognerà imparare a convivere, senza creare pericolosi ghetti, ma favorendo integrazione culturale e lavorativa che andrebbero a beneficio di stranieri e (ed è questo che si fatica a comprendere) italiani.

Un medesimo approccio, improntato sulla pura e semplice tutela della sicurezza urbana, senza tenere conto delle cause generatrici delle problematiche, deriva dall'ulteriore decreto, sempre denominato Minniti, avente ad oggetto “Disposizioni urgenti per la tutela della sicurezza delle città”. Tra i vari punti, il decreto prevede maggiori poteri a beneficio dei Sindaci, stabilendo, ad esempio, il c.d. “daspo urbano” come sanzione irrogabile dai Primi Cittadini (oltre ad una multa), a fronte di comportamenti illeciti. Parliamo, per porre esempi concreti, dei clochard che potranno essere allontanati da aree urbane in cui insistono musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico. Ecco come, invece che agire sulle cause della povertà, si cerca di spostarla fisicamente dai luoghi in cui la presenza di situazioni di degrado potrebbe essere poco gradita ad occhi esterni, a tratti parificando la problematica della marginalità sociale ad una mera questione di ordine pubblico e di decoro urbano.

Questa sovrapposizione ha rappresentato da sempre il cavallo di battaglia delle destre ed è assurdo che, ora, nel 2017, disposizioni di questo tipo vengano proposte ed approvate dal c.d. centrosinistra, così equiparabile alla peggiore Lega Nord, con l'unica conseguenza di non fare altro che alimentare la c.d. guerra tra poveri.

Si tratta di una deriva autoritaria davvero preoccupante, che, come da copione, lungi dal trovare soluzioni, si limita a incrementare le ingiustizie, generando l'ormai ineluttabile deduzione che tra centrodestra e centrosinistra resti una sola ed unica differenza, quella meramente nominale.