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L’Anpi – secondo Orfini -elemento di divisione

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di NICO CATALANO

 

E il Pd diserta la manifestazione del 25 aprile

 

 


Alla vigilia del 25 Aprile, a Roma la ricorrenza non si preannuncia come una giornata serena, infatti nel settantaduesimo anniversario della Festa per celebrare la liberazione del nostro Paese dal nazifascismo da parte delle forze partigiane e dei Paesi Alleati,  la comunità Ebraica di Roma e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si riuniranno in via Balbo, nei pressi della storica sede capitolina che fu occupata negli anni quaranta del secolo scorso dalla Brigata Ebraica, il corpo militare che durante l’ultimo conflitto mondiale fu inquadrato nell'esercito inglese ed era composto prevalentemente dagli ebrei che vivevano nelle colonie britanniche situate nell'odierna Israele, per organizzare una propria e differente manifestazione per onorare la storia della Resistenza italiana così come il contributo ebraico alla liberazione rispetto al corteo organizzato come consuetudine anche quest’anno dall’ANPI l’associazione nazionale partigiani d’Italia.

La causa di questa drastica decisione della comunità Ebraica è la scelta da parte dell'ANPI della capitale di invitare al corteo previsto per la mattina del 25 aprile sia i militanti filo palestinesi così come alcuni rappresentanti della comunità Palestinese “colpevoli” secondo Ruth Dureghello,  presidente della comunità ebraica di Roma di essere  “gli eredi del Gran Mufti di Gerusalemme” la massima autorità Sunnita della Palestina che durante le prime fasi della seconda guerra mondiale si alleò con le potenze dell’Asse.

L’Anpi il cui corteo partirà invece dal parco dei Caduti della Montagnola,  si è detta dispiaciuta della decisione presa dalla comunità Ebraica romana  infatti un mesetto fa l’associazione dei partigiani aveva mandato un invito per partecipare al corteo all’associazione degli ebrei capitolini, specificando che alla manifestazione avrebbe anche partecipato una rappresentanza palestinese e chiedendo agli Ebrei romani così come a tutti di mettere da parte polemiche e vecchie fratture in nome dei valori della resistenza, dell’antifascismo e della difesa della Costituzione Repubblicana.

A disertare le celebrazioni organizzate dall'associazione dei partigiani non saranno soltanto gli ebrei romani, anche il Partito democratico ha deciso di dare un segnale netto in tal senso, infatti il commissario del pd romano il presidente dem Matteo Orfini  ha dichiarato “ noi non ci saremo, perchè l’anpi è diventato un elemento di divisione e non più di unione intorno ai valori della resistenza e dell'antifascismo ".

Questa grave posizione assunta dal Partito democratico, dopo i contrasti avvenuti durante l’ultima campagna elettorale per il referendum costituzionale di dicembre scorso, in cui l’associazione dei partigiani si era dichiarata apertamente per il NO alle riforme proposte da Matteo Renzi, non è stata una sorpresa per l’Anpi, sembra invece, una vera e propria ripicca, una vendetta premeditata da parte dello stesso pd in seguito all’esito del referendum.

E’ strano che una forza politica anziché mediare tra le parti come si dovrebbe fare in questi casi, ha invece deciso di non partecipare al corteo della liberazione definendo addirittura l'ANPI come “divisiva” perché ha la “colpa” di professarsi antifascista.

Se questo comportamento assunto oggi dal partito democratico lo avesse tenuto in passato Berlusconi, saremmo stati costretti ad assistere ad un festival dell’ipocrisia tutto Italiano, ai tanti girotondi, così come a leggere sull’Unità o sulla Repubblica slogan stucchevoli da parte di pseudo intellettuali prezzolati o peggio ancora a guardare trasmissioni televisive dai contenuti al tempo stesso banali e faziosi, magari condotte dal Mannoni di turno.

Al netto di tutto, questa presa di posizione dimostra quello che è diventato oggi il partito democratico e la mutazione genetica che ha subito con Matteo Renzi, evolvendosi dal partito postideologico  dei lavoratori e al tempo stesso degli imprenditori come Marchionne, Calearo e Colaninno di Veltroniana memoria all’odierno partito postmoderno in cui l’antifascismo non solo non rappresenta un valore fondamentale ma è anche una colpa perché è addirittura divisivo.

Un partito dove possono coesistere fascisti e antifascisti al tempo stesso, sicuramente più i primi che i secondi se consideriamo sia le stabili alleanze del partito democratico con Verdini e con il nuovo centro destra di Alfano ma anche le fallimentari quanto sciagurate politiche profuse dai governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.