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G7 Politiche globali per effetti dannosi locali

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di NICO CATALANO

In occasione della presidenza Italiana, la città di Bari ospiterà presso il Castello Svevo dal 11 al 13 Maggio prossimo il G7 dell’economia, il summit a cui parteciperanno sia i Ministri dell’economia di Italia, Canada, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone nonché i presidenti delle banche centrali, i rappresentanti della Banca centrale Europea e i responsabili del Fondo monetario internazionale.


Il vertice si prefigge la messa a punto delle politiche economiche a breve termine tra i paesi partecipanti e di facilitare le varie iniziative macroeconomiche condivise, inoltre anche di monitorare e valutare gli sviluppi nell'economia mondiale di quelle politiche economiche decise dallo stesso summit.

Un’economia mondiale oggi purtroppo funestata da quella globalizzazione deregolamentata e priva di etica,  un esempio di  tutto questo  è quello che sta avvenendo in queste settimane nel settore dell’agroalimentare Italiano e più precisamente nell’ambito del comparto cerealicolo pugliese, in quell’indotto produttivo  che un tempo era considerato il granaio d’Italia, quella Puglia che da essere la prima regione produttrice di grano duro in Italia è diventata la regione leader per le importazioni, infatti proprio nei porti pugliesi grazie all’attività di grosse multinazionali del settore in questi giorni si concentrano da mezzo mondo navi cariche di grano duro, secondo alcune stime ben oltre il 70% del grano importato nel nostro Paese; questa vasta azione speculativa di portata internazionale che si nasconde dietro il libero scambio è la causa primaria del crollo dei prezzi del grano duro in Puglia così come in tutta l’Italia, difatti le odierne quotazioni del grano duro  paradossalmente inferiori al tenero, rappresentano una condizione mai avvenuta prima e molto dannosa per le nostre economie locali, per di più queste importazioni condizionando al ribasso le quotazioni nazionali strozzano di fatto i nostri coltivatori, i quali di conseguenza per essere competitivi sui mercati sono costretti ad adottare sia metodi di coltivazione non sostenibili e poco rispettosi per l’ambiente così come a comprimere i costi dei fattori della produzione, in primis quello del lavoro ricorrendo spesso alle varie forme di caporalato, lavoro nero e senza nessuna sicurezza per il lavoratore.

Inoltre, questi grani provenienti dai Paesi d’oltreoceano e principalmente  da Usa e Canada non rispettano nei metodi di coltivazione e di conservazione i principi di precauzione  contemplati invece nei protocolli dei controlli sanitari  Europei e di conseguenza Italiani, presentando quindi sia tracce di micotossine, pericolose per la salute umana e dovute alla cattiva conservazione così come elevati residui di vari agro farmaci contenenti principi attivi derivati dalla chimica di sintesi e prodotti dai colossi multinazionali del settore come ad esempio il diserbante Glifosato a marchio registrato dalla Monsanto il cui utilizzo è vietato nel nostro Paese in fase di preraccolta delle colture, in quanto ritenuto “probabilmente cancerogeno” dall’Organizzazione mondiale per la sanità. Questi effetti nefasti sono profusi proprio da quelle politiche economiche “global” decise nei vari vertici mondiali  dei  “sette grandi” individui che sacrificando sull’altare dei profitti i diritti, bisogni e le necessità dell’intera umanità, si arrogano il diritto di decidere nelle segrete stanze di un castello medievale della vita di miliardi di persone e di interi territori, politiche poco trasparenti e non partecipative che sono la causa a livello “local” delle tante ingiustizie e diseguaglianze di questo inizio millennio.