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Giornalisti uccisi dalla mafia. Apparentemente

Giornalisti uccisi dalla mafia. Apparentemente

 


di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Vivere in terra di mafia, non è facile. La mafia si regge sulla paura e sul silenzio. Ed è dura vivere nella paura e nel silenzio. Ancora più dura per un giornalista, che deve avere il coraggio di scovare la notizia e raccontarla. Di rompere il silenzio. Facile, quindi, per un giornalista diventare un bersaglio della mafia. Non è un caso, se la mafia ha ucciso diversi giornalisti. O meglio apparentemente è stata la mafia. Perché apparentemente? Per prima cosa dobbiamo chiarire cosa è la mafia. Non è semplicemente un gruppo di delinquenti assassini guidati da boss sanguinari. La mafia è inserita in un contesto di potere occulto, dove trovano posto politici, imprenditori, appartenenti ad apparati dello Stato. La mafia è braccio armato di questi centri di potere. Blocca e condiziona l'azione dei sindacati, impedisce la libera concorrenza, garantisce un numero elevato di voti che possono condizionare le elezioni, fornisce uomini e armi per operazioni segrete, assicura il controllo del territorio. Appena finita la Seconda Guerra Mondiale, la mafia ha sostituito il fascismo nel ruolo di guardiano armato degli interessi di centri di potere occulti e non. Molti magistrati ed investigatori, sono stati uccisi proprio quando stavano arrivando ai partner occulti della mafia. Stessa sorte è toccata ad alcuni giornalisti. Come a Cosimo Cristina, trovato morto nel 1960 sui binari a Termini Imerese. Il caso viene archiviato, come suicidio, ma i dubbi sono tanti. Cristina scriveva per “Prospettive Siciliane” ed era specializzato nelle indagini sulla mafia. Curioso poi che le modalità della morte di Cristina sono simili a quelle dell'omicidio di Peppino Impastato nel 1978. Perché la mafia per uccidere Impastato e forse Cristina, costruisce un falso suicidio? Perché non la solita scarica di fucile? Forse perché le indagini avrebbero condotto ad uno scenario diverso da quello mafioso? Ed è un caso che Impastato venga ucciso a poche ore dalla dal ritrovamento del corpo di Aldo Moro? Mauro De Mauro è un giornalista capace, scomparso nel nulla il 16 settembre 1970. Il suo corpo non è stato trovato. Tante ipotesi sulla sua morte. Forse legata alla sua indagine sulla morte di Enrico Mattei, o forse legata ad un traffico di droga che aveva scoperto, o forse è stato ucciso perché era a conoscenza del misterioso golpe Borghese previsto per dicembre 1970. Bravo giornalista era anche Giovanni Spampinato, ucciso nel 1972, il suo assassino è stato condannato. Rimangono dubbi sul movente. Spampinato stava indagando su gruppi neofascisti legati alla mafia e campi paramilitari. Mario Francese era uno dei migliori narratori di mafia. Un giornalista di razza. Il primo che aveva raccontato che la mafia si arricchiva con gli appalti pubblici, con la complicità di certa politica. Anche Francese era arrivato a toccare un livello superiore alla mafia. E viene ucciso nel 1979 da Leoluca Bagarella. Anche Giuseppe Fava era un buon giornalista, rivela i nomi degli imprenditori catanesi legati alla mafia. Fava intuisce e racconta la criminalità in giacca e cravatta che si nasconde dietro la mafia. Viene ucciso nel 1984 su ordine di Nitto Santapaola. Mauro Rostagno è il conduttore di un programma televisivo, in cui denuncia le collusioni tra mafia, politica, servizi segreti deviati. Rostagno scopre strane partenze di aerei da trasporto da un aeroporto militare abbandonato in Sicilia. Probabilmente un traffico di armi verso la Somalia. Rostagno viene ucciso nel settembre 1988. Giuseppe Alfano non ha la tessera di giornalista, ma scrive di mafia come pochi. Anche lui rivela le collusioni tra politica, imprenditoria e mafia, nel messinese. Viene ucciso da mano ignota l'8 gennaio 1993. Da questa breve analisi, appare evidente che molti lati poco chiari, restano negli omicidi di questi coraggiosi giornalisti. Appare chiaro, anche, che dietro la formula “ucciso dalla mafia” si nasconde altro. Personaggi che vivono da sempre nell'ombra, abituati al buio delle coscienze, che una volta portati alla luce dall'azione coraggiosa di questi martiri del giornalismo, hanno spento la luce della verità nell'unico modo che conoscono. Dispensando morte.

 

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