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Lettera aperta a Mimmo Lucano e ai nostri governanti

Lettera aperta a Mimmo Lucano e ai nostri governanti

Alessandra de Santis*

Caro Mimmo Lucano,

mi permetto di cominciare così questa mia lettera aperta, con un inizio che non è formale perché quel “caro” è sincero. Succede che alcune persone che non conosciamo personalmente, ma di cui sappiamo le azioni e i pensieri, ci diventino care. Succede per gli artisti, i poeti, i letterati, i musicisti, gli uomini di buona volontà. Raramente per i politici. Ed è per questo che è anche ai nostri politici e governanti che mi rivolgo.

Con questo scritto vogliamo, tutti i firmatari e io, dichiarare apertamente la nostra stima e solidarietà nei suoi confronti e la nostra rabbia, la nostra indignazione verso una classe politica preoccupata, da troppo tempo ormai, solo di gestire il proprio consenso.

Chiediamo quindi che lei, Mimmo Lucano, possa rientrare nel suo amato paese e che le sia concesso di riprendere il suo operato proficuamente così come stava avvenendo. E chiediamo che tutte queste esperienze positive che cercano di integrare, accogliere, rivivificare i luoghi e la convivenza vengano appoggiate e sostenute.

Lei è un uomo di buona volontà che ha avuto anche occasione di ricoprire cariche istituzionali. Un uomo che crede in certi ideali e valori, e mette a repentaglio la propria esistenza per affermarli. È una rarità che chi si occupi della cosa pubblica possa suscitare ancora fiducia, ancora speranza che si possano trovare dei modi differenti e virtuosi di occuparsi della cosa pubblica, partendo innanzitutto da un dato di umanità, di onestà, di apertura, di ascolto dei bisogni di tutti, inventando e creando possibilità di lavoro, di cooperazione, di convivenza pacifica e civile. Allora quella fiammella che tremolava fino a quasi spegnersi, quella fiammella dell’impegno si riaccende. Seguendo la sua vicenda molti hanno provato un rinnovato entusiasmo nel constatare che grazie al suo operato e a quello di molte altre persone si sia potuta realizzare, in una piccolissima realtà della Calabria, una grande rinascita. E Riace non è l’unico paese del sud dove sono stati realizzati esperimenti di ripopolamento grazie all’accoglienza di stranieri, c’è tra gli altri anche l’esempio di Petruno Irpino in provincia di Avellino, ed è bellissimo che questi tentativi, che ormai dobbiamo ritenere rivoluzionari in un Paese come il nostro, si stiano realizzando proprio al sud.

Ora, chiediamo ai nostri esponenti del governo: perché queste esperienze vengono contrastate? Perché si tenta di vanificare l’agire di tutti coloro che vogliono concretamente fare bene e fare “il bene”? Non riuscite a vedere il disegno più grande che una piccola esperienza aiuta a comporre? Ci sono dei nodi? Beh che si cerchi di scioglierli, visto che la trama è buona. Troviamo soluzioni.

Ci farebbe piacere che ci rispondeste, ma non con frasi fatte, con slogan, con irrisioni. Bisognerebbe parlarne fuori da ogni ideologismo, convenienza e lotta per il potere, con il solo scopo di preservare il buono che si è prodotto e che ancora si potrebbe fare.

Chiediamo serietà - ci vuole serietà nei ragionamenti, - e serietà significa profondità, onestà intellettuale. Vogliamo pensieri per fare, costruire, per capire. Lenta e seria costruzione vogliamo. Tutti noi non desideriamo affatto che chi ci governa ci assomigli. Auspichiamo, invece, che chi ci governa sia migliore di noi, in tutto, e che questo suo essere migliore sia al servizio del paese e della sua gente. Al servizio!

E ancora domandiamo ai nostri politici: quali uomini e quali donne nella storia dell’umanità sono dei riferimenti per voi? E voi per cosa vorreste essere ricordati? O meglio quali sono le utopie, le grandi idee che perseguite per realizzare un mondo migliore? Che tipo di uomini e donne volete contribuire a formare?

Crediamo che l’obiettivo comune dovrebbe essere cercare di cambiare, di migliorare il mondo, di preservarlo nelle sue differenze umane e naturali, sapendo che è da ognuno di noi che deve partire il cambiamento, dalle nostre azioni, dai nostri pensieri, dalla cultura che è parte fondante di un popolo. Il mondo non è qualcosa di esterno a noi. Il mondo sono io. Il mondo è ognuno di noi.

Uomini e donne di governo, se non capite questo, se non capite che ognuno di noi è il mondo non potrete mai essere dei buoni governanti. Se non capite che ogni azione aggressiva, ogni attacco, ogni segregazione, ogni gesto violento e anche ogni parola violenta verso i nostri simili, verso la natura, verso il mondo animato e inanimato, verso l’umano e l’inumano è qualcosa che facciamo contro noi stessi, non potrete mai costruire nulla di buono.

Sono una persona che opera nel settore del teatro a Milano e quello che ritengo l’insegnamento fondamentale di coloro che ho riconosciuto come miei maestri è uno sguardo differente sulle cose, uno sguardo profondo e attento e domande su che tipo di essere umani vogliamo diventare. E per l’appartenenza a questo mondo del teatro, chiedo innanzitutto agli artisti, perché sarebbe importante che dessimo un segnale e a tutti coloro che potranno e vorranno, di sottoscrivere e condividere questa mia lettera.

Caro Mimmo Lucano e nostri governanti, vi lascio con le parole di una grande scrittrice, Anna Maria Ortese. Un invito a una buona, seria e profonda riflessione ai nostri governanti e un affettuoso saluto a lei, caro Mimmo e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

“Ora, io vorrei chiedere a chiunque mi ascolti – aspettando risposta, naturalmente, solo nel cuore: credete davvero che la vita umana sia sempre e solo trionfo sull’altro? Che per essere contenti della propria vita bisogna aver posato il piede sul capo dell’altro? Credete che i deboli – paesi o individui – debbano essere eliminati anche se in modo indolore? Credete che zingari, poveri, pastori di greggi; che poeti, scrittori e maestri non di parte o isolati che attraversano questa vita lieti come fanciulli e vigili come madri, non servano proprio a nulla, e la vita, lo Stato possano fare a meno di essi? Credete che tutte le diversità interiori – assolutamente prima delle accidentali diversità fisiche o di comportamento – non siano, insieme alle macchine e a una ordinata produzione, gran parte della ricchezza reale di un paese? E che un paese non sia tale, non sia un paese, se non a causa della sua lingua, dei suoi pensieri, altrimenti lo vedremmo decadere a massa informe? Molte, a queste domande, potranno essere le risposte, ma oso pensare che, sostanzialmente, si sia d’accordo. Un paese, come non deve mancare di corsi d’acqua, di sorgenti, di nuvole, deve avere cura, o consentire la crescita, di anime, coscienze, grazia, linguaggi puri, ombre azzurre, altissime: o perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione se mancano anime e coscienze. Se non sarà legittima qualsiasi forma di profondità e di coscienza, il paese più forte perirà.” [da Corpo Celeste di Anna Maria Ortese]

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