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Storie e storiacce di nera/ Banditismo sardo, la vicenda di Matteo Boe

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Siamo in pieno periodo di vacanze, e se parliamo di vacanze parliamo anche di Sardegna. Una delle mete preferite dai vacanzieri. Ma noi, i “continentali“, cosa sappiamo della Sardegna ? Si certo, è un'isola, ha un mare meraviglioso e si mangia benissimo. Ma oltre a questo, cosa sappiamo dei sardi e della Sardegna? Poco. La Sardegna è lontana, piantata in mezzo al mare, sulla carta geografica è Italia, ma spesso viene considerata corpo estraneo. Tanto poco conosciuta e tanto considerata ostile, da diventare una minaccia, “ti sbatto in Sardegna “.

 

 

Pregiudizi frutto di ignoranza. Si parla tanto di Padania, si parla poco delle tante problematiche sarde. Uno sviluppo economico precario, una rete di infrastrutture molto carente, lo scempio delle servitù militari. Non è eversivo dire che la Sardegna è una nazione, con un popolo ed una lingua. Andando in Sardegna non si supera nessuna frontiera, ma si supera un confine culturale, un confine dell'anima. La Sardegna si presenta al forestiero come un Giano bifronte. Da un lato è come disse De André “Quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso “. De André amava molto la Sardegna, nonostante in Sardegna sia stato rapito e tenuto prigioniero. Arriviamo così all'altro lato della Sardegna, la terra dei fuorilegge duri e spietati. Protagonisti del banditismo sardo. Di fuorilegge parliamo perché non riconoscono la legge di uno Stato, che non considerano il proprio. La Sardegna è stata da secoli terra di conquista, con l'autorità dello Stato sostanzialmente presente solo come occupazione militare e riscossione delle tasse. La mancanza di giustizia, lo stato di abbandono in cui versava la popolazione, ha portato alla nascita del codice barbaricino e del balente. Il codice barbaricino si fonda sul diritto della vittima di rivalersi dell'offesa ricevuta con la vendetta, vendetta regolata da precise norme non scritte. Il balente è la persona capace di riscattare le offese subite. Nasce anche la figura del pastore-bandito, “ solu che fera “ , cioè solo come un animale selvatico. Con il passare degli anni evolve la figura del bandito sardo. Passa da un contesto campestre, da una cornice quasi romantica contrastante con la ferocia delle sue azioni, ad attività illegali più redditizie in ambiente urbano. Parliamo dei sequestri di persona. Il tratto distintivo del banditismo sardo. Decine di sequestri, spesso con epilogo tragico. Uno degli ultimi rappresentanti del banditismo sardo è Matteo Boe. Boe nasce a Lula, provincia di Nuoro, nel 1957. Si diploma come perito agrario, poi si trasferisce a Bologna per frequentare la facoltà di Agraria. A Bologna conosce Laura, che diventa la sua compagna e la madre dei suoi tre figli Matteo Boe non riconosce lo Stato italiano. Si considera esclusivamente sardo. Ha una buona cultura, legge Kafka, Dostoevskij, Nietzsche. Poteva scegliere qualsiasi strada per il suo futuro. Sceglie quella del banditismo. Partecipa, il 2 luglio 1983, al rapimento di Sara Niccoli, che verrà liberata dopo 118 giorni. Purtroppo Sara non avrà fortuna morirà nel 1996, a 30 anni, per una grave malattia. Boe viene arrestato e condannato a 16 anni per il sequestro Niccoli. Ma nel 1986 riesce a fuggire dal carcere dell'Asinara. Nel 1988 partecipa al sequestro di Giulio De Angelis. Nel gennaio 1992 è uno degli artefici del rapimento di Farouk Kassam, un bambino di 7 anni. Il rapimento di Farouk scuote molto la Sardegna, perché non può esserci onore nel rapire un bambino. In Sardegna l'onore ha ancora la sua importanza. I rapitori chiedono 10 miliardi di lire di riscatto, soldi che i genitori di Farouk non hanno. I rapitori per costringerli a pagare, mandano loro anche un lembo dell'orecchio del bambino. La mamma di Farouk si rivolge alle donne di Orgosolo, chiedendo solidarietà ed aiuto. La trattativa si sblocca, anche con l'intervento di Graziano Mesina. Farouk viene liberato l'11 luglio 1992, dopo 177 giorni. Una prigionia durante la quale patisce fame, freddo, in condizioni igieniche tremende. Nell'ottobre 1992 Matteo Boe viene arrestato e condannato ad una lunga pena detentiva. Nel novembre 2003 viene uccisa Luisa, 14 anni, figlia di Boe. Viene colpita da una scarica di pallettoni mentre, a Lula nella casa paterna, era sul balcone. Ad oggi è ignoto sia il movente, che l'autore di questo vile omicidio. Ovviamente la Sardegna non è quella di Matteo Boe. La Sardegna è fatta di persone oneste che continuano a dare molto all'Italia, ricevendo molto poco. La Sardegna è Emanuela Loi, simbolo dei tanti sardi morti per le Istituzioni. Però, è tempo che sia dato ascolto alle tante e giuste istanze della Sardegna. Da poche settimane Matteo Boe è libero. Ha pagato il suo debito con la giustizia, ora è nuovamente padrone della sua vita. Potrà scegliere quale legge seguire, a quale giustizia affidarsi. Speriamo faccia sua la pietà e l'umanità espresse dalla madre di Farouk quando seppe dell'uccisione della figlia di Boe “La notizia mi gelò. Nessuno, neanche Matteo Boe, merita la morte di un figlio “.

Foto tratta dal sito www.laprimapagina.it