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Istituzione della Giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Documento della International Gramsci Society Italia

La Igs Italia sulla mozione della Regione Puglia e il “ritorno al passato” neoborbonico
La International Gramsci Society Italia (IGS Italia) esprime la propria preoccupazione e il proprio sconcerto per l’istituzione da parte della Regione Puglia di una Giornata per la memoria delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia, proclamata per il giorno 13 febbraio, data della caduta di Gaeta e della deposizione di Francesco II di Borbone nel 1861.

La ricorrenza appare superflua e dannosa, ispirata a una revisione della storia risorgimentale tutta piegata a dilettantesche e populistiche letture neoborboniche e priva del necessario conforto da parte della comunità degli storici e delle storiche che da anni lavorano su questi temi.
Analoghe iniziative sono state assunte anche in Campania, Molise, Abruzzo, Basilicata e in diversi comuni della Calabria, a riprova della pervasività di un fenomeno identititarista di portata macroregionale tutto subalterno a ragioni politiche e sociali del presente; come direbbe Gramsci, ai “rapporti di forza” concreti fra le diverse aree del Paese.

In particolare, la IGS Italia prende le distanze da quei diffusi usi distorti del pensiero di Antonio Gramsci che vedono nel meridionalismo del pensatore sardo un elemento teorico a supporto delle tesi unilateri sulla predazione piemontese del Sud e sulla controstoria immaginaria di un Regno delle due Sicilie visto come modello politico-statuale progressista e prospero, dalla distruzione del quale dipenderebbe integralmente la distanza dell’odierno Meridione dal resto d’Italia.
La Quistione meridionale era per Antonio Gramsci questione nazionale, nella quale il problema territoriale e quello di classe avrebbero potuto e dovuto saldarsi, grazie a una alleanza fra operai del nord e contadini del sud, nel cuore del Novecento. Non a caso egli volle fortemente la candidatura del meridionale Gaetano Salvemini a Torino, e più tardi affermò provocatoriamente che il protagonista della quistione meridionale dovesse essere l’operaio torinese. L’interpretazione gramsciana del Risorgimento, una lettura fondamentale per la storiografia successiva sull’argomento, non ha mai come scopo l’esaltazione della monarchia borbonica, ma la comprensione della storia d’Italia e del fascismo, in un’ottica antimonarchica e antifascista.

La IGS Italia si associa alla posizione quanti e quante in queste ore si sollevano contro un provvedimento tanto inopportuno per la verità storica e per la coesione sociale, chiedendo al Presidente Michele Emiliano di ritirare la mozione approvata lo scorso 4 luglio in Consiglio regionale e di proporre altre forme, più scientifiche e fondate, per rendere la contraddittoria storia del Risorgimento patrimonio comune, nelle scuole e nella cittadinanza, in stretto contatto con le istituzioni della formazione e della ricerca.