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L'omicidio di Giancarlo Siani, morte in piedi di un cronista

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Un giovane cronista percorre le strade della sua città, raccoglie elementi, collega fatti. Nulla di particolare, è il suo lavoro. Come tanti suoi colleghi. No. Lui non è destinato ad essere come tanti.

 

Lui diventerà un simbolo, una figura di riferimento. Da morto. Perché il giovane cronista lavora nella Campania dei primi anni 80 e si chiama Giancarlo Siani. Giancarlo nasce fortunato, ma non dimentica coloro che non hanno avuto fortuna. Che in Campania sono tanti, sono troppi. Anche perché Siani ha ben chiaro che la camorra arruola manovalanza nella sacca di disagio sociale. L'atmosfera nella Campania degli anni 80, è come quella delle giornate in cui si prepara un forte temporale. Una cappa che ti avvolge, un sereno effimero, l'aria elettrica, quel senso di inquietudine nel sentire prossimo il pericolo. La Campania è devastata dalla speculazione edilizia, dal cancro della camorra, dagli scellerati accordi tra politica e malavita. In Campania si muore per le continue guerre tra clan. Tutto questo all'ombra della grande abbuffata che era diventata la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980. In questo contesto si muove Giancarlo Siani, che aveva deciso di scoprire il marcio e di denunciarlo con i suoi articoli. Perché è il giornalista che Giancarlo vuole fare. Inizia giovanissimo a scrivere. Prima per il mensile della CISL “Il lavoro nel sud”, poi come corrispondente da Torre Annunziata per “Il Mattino”. E' tra i fondatori del Movimento Democratico Per il Diritto all'Informazione. Come corrispondente per “Il Mattino”, si occupa di cronaca nera e principalmente di camorra. Inizia anche a collaborare con L'Osservatorio sulla camorra diretto da Amato Lamberti. Siani studia attentamente il fenomeno della camorra. I rapporti e le gerarchie dei clan presenti nella zona di Torre Annunziata, i collegamenti tra politica e camorra. Più precisamente i contatti tra il boss locale Valentino Gionta ed esponenti politici della zona di Torre Annunziata. Giancarlo Siani concentra le sue inchieste sugli appalti per la ricostruzione. Con quelli la camorra faceva i veri affari, con quelli le classe politica corrotta si arricchiva, mentre i terremotati aspettavano da anni una casa. Siani si dimostra veramente bravo, un cronista di razza. Tanto bravo che “Il Mattino” decide di regolarizzarlo con un contratto. Per Giancarlo si aprono le porte del giornalismo professionistico. Lo merita. Perché riesce a vedere collegamenti che altri non vedono, perché affianca il lavoro investigativo dei carabinieri. Siani intuisce che è nato un patto tra il clan Nuvoletta, alleato di Totò Riina, e il clan Bardellino. Un patto per garantire la pace tra i clan. Pace che, però, ha come ostacolo Valentino Gionta. I clan decidono di eliminare Gionta, facendolo arrestare. Questo scrive Siani in un articolo il 10 giugno 1985, quando Valentino Gionta viene arrestato dopo aver lasciato una tenuta del clan Nuvoletta vicino Napoli. Per i Nuvoletta è una accusa tremenda, che decidono di lavare con il sangue. Di Giancarlo Siani. La sera del 23 settembre 1985, Giancarlo lascia la sede centrale de “Il Mattino”, dove era stato trasferito. Con la sua auto si avvia verso casa. Dove vivo non arriverà mai. A pochi metri da casa, due assassini lo uccidono. Mandanti ed esecutori sono stati condannati. Eppure, a pensarci bene, vengono dei dubbi sul movente. Certamente l'articolo dei Siani poteva risultare fastidioso per i Nuvoletta, ma è veramente questo il movente? L'ambiente di camorra non è ambiente da codice d'onore, probabilmente, a prescindere dall'articolo di Siani, nei vari clan il sospetto che qualcuno avesse venduto Gionta  c'era già. Si potrebbe ipotizzare che il reale movente dell'omicidio potrebbe essere non il timore per ciò che Siani aveva scritto, ma per ciò che poteva scrivere in futuro. Il timore che Siani potesse documentare gli inconfessabili accordi tra malavita e pezzi delle istituzioni, rendere pubblici i meccanismi illegali degli appalti. Un articolo giornalistico può essere un fastidio relativo per un clan di camorra, mentre può essere letale per un uomo delle istituzioni. In conclusione si potrebbe ipotizzare che Siani era un pericolo per la camorra, ma ancora di più per certa politica collusa. Lasciamo che sia Giancarlo Siani a ricordarci il suo testamento morale “ Puoi cadere migliaia di volte nella vita, ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l'animo del saggio potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita, ma lo farai mai in ginocchio, sempre in piedi”.

Credit foto sito www.inviaggioconlamehari.it