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Gli intrighi del rapimento di Ciro Cirillo

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Il recente terremoto ad Ischia, ha riportato l'attenzione sulla Campania e il rischio sismico. Terremoto e Campania, un binomio che riporta alla mente la tragedia in Irpinia nel 1980.

 

 

 

Tragedia per l'elevatissimo numero di vittime, tragedia per l'immane distruzione materiale. Tragedia per la gestione della ricostruzione. Miliardi di miliardi spesi per una ricostruzione fatta, spesso, male e con gravissimi ritardi. Corruzione, tangenti, materiali scadenti, le mani della camorra sui soldi della ricostruzione. Uno scandalo dalle dimensioni enormi. La ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980, è legata ad uno degli episodi più misteriosi della recente storia italiana. Il rapimento di Ciro Cirillo. Il 27 aprile 1981, uomini della colonna napoletana delle Brigate Rosse rapiscono Cirillo, assessore ai lavori pubblici della Regione Campania. I brigatisti uccidono l'autista di Cirillo, Mario Cancello e il brigadiere della Polizia di Stato Luigi Carbone. Gambizzano Ciro Fiorillo, segretario di Cirillo. Ciro Cirillo non è un politico qualsiasi. Ex presidente della Regione Campania, è un democristiano di area dorotea, molto legato ad Antonio Gava. Cirillo non solo gestiva i progetti per la ricostruzione delle zone terremotate in Campania, conosceva anche molti retroscena della Democrazia Cristiana. Nei vertici della DC sale l'allarme, Cirillo potrebbe dire cose poco piacevoli alle BR, inoltre abbandonarlo al suo destino, sarebbe un pessimo segnale per gli altri sodali democristiani. Cirillo deve essere liberato. Ma non ci si affida alle indagini degli inquirenti, che vengono tenuti all'oscuro. Viene chiesto l'intervento e la mediazione di Raffaele Cutolo, boss della camorra detenuto presso il carcere di Ascoli Piceno. Sono i servizi segreti a tenere i contatti con Cutolo, prima funzionari del SISDE, poi del SISMI, infine uomini di un servizio segreto clandestino conosciuto come “il noto servizio” o “ l'Anello”, su cui ritorneremo con un articolo dedicato. Cutolo era già stato contattato per la liberazione di Aldo Moro. “Il Professore “si era mosso, ma ricevette poi l'ordine di lasciar stare. Moro vivo non interessava più. Invece Cirillo deve essere assolutamente salvato. A Cutolo vengono fatte promesse di grossi benefici. L'intervento di Cutolo, a differenza del caso Moro, viene sostenuto da apparati dello Stato. Nel caso di Aldo Moro venne detto che non si poteva trattare con le Brigate Rosse per il rispetto del sacrificio delle vittime di Via Fani, Mario Cancello e Luigi Carbone non ottengono lo stesso riguardo. Cutolo riesce facilmente a creare un canale di comunicazione con le Brigate Rosse. Una cosa la chiarisce subito, Cirillo deve essere tassativamente liberato. Abbiamo quindi il partito di maggioranza che usa come mediatore un boss detenuto. La trattativa non riguarda solo la liberazione di Cirillo, durante la prigionia è stato interrogato dalle BR ed esistono nastri delle sue dichiarazioni. Quindi le Brigate Rosse devono restituire Cirillo e nastri. Alla fine l'accordo viene trovato. Viene pagato un riscatto, si dice, di tre miliardi, si dice, di cui una parte è andata a Cutolo, si dice. A dirlo è Luigi Bosso detenuto per camorra e vicino alle BR, usato da Cutolo per tenere i contatti con i brigatisti. Cirillo viene liberato il 24 luglio 1981, viene subito portato a casa e per diverso tempo i magistrati non potranno interrogarlo, mentre possono fargli visita i suoi compagni di partito. Viene applicato il famoso piano Victor preparato nel caso di liberazione di Moro? I nastri con gli interrogatori delle BR di Cirillo sono scomparsi, come sono scomparsi i documenti e nastri degli interrogatori di Moro. Dopo la liberazione di Cirillo iniziano a morire persone legate alla vicenda. Nell'aprile 1982 viene ucciso il criminologo Aldo Semerari, nel luglio 1982 viene ucciso dalle BR il commissario Antonio Ammaturo che aveva indagato sul sequestro Cirillo preparando un memoriale sparito dopo la sua morte, il 23 gennaio 1983 viene ucciso con una bomba, davanti alla sede del SISMI, Enzo Casillo, uomo di fiducia di Cutolo. Anche nel caso Moro abbiamo l'uccisione di persone legate alla vicenda, più precisamente gli omicidi di Pecorelli, Varisco e Dalla Chiesa. Tutta la vicenda del rapimento e della liberazione di Cirillo, è raccontata dal giudice Carlo Alemi nella sentenza-ordinanza depositata presso il Tribunale di Napoli il 28 luglio 1988. Per Moro, figura di primissimo piano della politica italiana, venne bloccata ogni trattativa, nemmeno i molti miliardi raccolti dal Vaticano, a dirlo è Andreotti, e offerti come riscatto bastano per salvarlo. Le ovvie conclusioni sono facili da trarre. Massimo D'Alema disse che il sequestro Cirillo “Parla dell'Italia di oggi e degli uomini che governano questo Paese”. Le modalità della morte di Aldo Moro e le modalità della liberazione di Ciro Cirillo, mostrano ciò che è stato impedito l'Italia diventasse e ciò che poi l'Italia è diventata.

Credit foto  sito www.ansa.it