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Centrale del Garigliano, il tragico fallimento del nucleare in Italia

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Maggiore è lo sviluppo di un paese, maggiore è il consumo di energia. Una legge economica, con cui ogni politica energetica deve fare i conti. L'Italia di fine anni 50, all'alba del miracolo economico, si trova ad affrontare questa legge. La ricostruzione procede veloce, nascono molte aziende, migliora il tenore di vita degli italiani. Questo significa che serve  tanta energia elettrica.

Per i macchinari industriali, elettrodomestici, trasporti. Il problema è che l'energia elettrica costa. Molto. Bisogna trovare il modo di produrre molta energia elettrica a poco prezzo. Per queste motivazioni, a metà degli anni 50, si decide di costruire in Italia delle centrali nucleari. Con il nucleare si produce tanta energia elettrica a poco, pochissimo prezzo. Almeno come prezzo economico. Vengono scelti i siti per costruire le centrali. Una si decide di costruirla vicino al fiume Garigliano, sul confine tra Lazio e Campania, nel comune di Sessa Aurunca. Sembra la scelta migliore. Una centrale nucleare ha bisogno di molta acqua per raffreddare il reattore, inoltre quella zona, negli anni 50, è scarsamente abitata. Oltre ad essere vicina sia a Roma che a Napoli. Invece è la scelta peggiore. Il fiume Garigliano ha la spiacevole abitudine di uscire dagli argini durante le piogge autunnali, inoltre quella è zona sismica. Ma nessuno pensa ai rischi del nucleare, si pensa solo ai vantaggi. Per capire il clima sociale e politico in cui viene costruita la centrale del Garigliano basta vedere i minuti finali di questo video https://www.youtube.com/watch?v=zEOvGyKmg9g. Inoltre in quella zona non viene costruita solo la centrale nucleare. Pochi km più a sud, nel Monte Petrino tra i comuni di Sessa Aurunca e Carinola, viene costruita la base segreta Proto della Nato, mentre pochi km a nord, a Gaeta, arriva il comando della sesta flotta americana con navi e migliaia di marinai. Una zona turistica, di agricoltori e pescatori, viene stravolta da insediamenti militari e strategici. Si può citare, a titolo di esempio, l'arrivo della malavita marsigliese a Gaeta a seguito della sesta flotta, come viene ben descritto in una inchiesta pubblicata sul periodico Vie Nuove il 22 febbraio 1970. La costruzione della centrale nucleare del Garigliano inizia nel 1959, per terminare nel 1964. Nel giugno 1964 la centrale inizia a produrre energia elettrica. Ed iniziano i problemi. Inizialmente tecnici. Piccole rotture, cedimenti, corrosione. Poi nel febbraio 1970, viene a mancare l'energia elettrica nella centrale e si blocca il sistema di raffreddamento del reattore. Nel 1972 e nel 1976, delle esplosioni provocano il rilascio di radioattività nell'atmosfera. Sempre nel 1976, le acque del Garigliano entrano nel deposito scorie, l'acqua ritirandosi porta nel fiume sostanze radioattive. La cosa si ripete nel 1979 e nel 1980. I guasti alla centrale sono sempre più frequenti, tanto che nel 1978 viene fermata perché non è economico ripararla. I continui guasti alla centrale del Garigliano sono provocati sia da un modello di reattore ritenuto poco sicuro ( a dirlo nel 1975 sono gli stessi tecnici statunitensi che lo hanno progettato ),  sia dal tentativo di aumentare la produzione di energia elettrica della centrale del Garigliano, rivestendo di Plutonio le barre di Uranio. Se la centrale deve funzionare ad Uranio non può essere usato Plutonio, perché i filtri e contenitori d'acciaio si deteriorano. Il peggio deve, però, ancora venire. Negli anni, qualcuno comincia a notare che nelle zone delle provincie di Latina, Caserta e Frosinone, vicine alla centrale, aumentano notevolmente casi di neonati deformi, di tumori, e leucemie. Secondo i dati Istat, dal 1972 al 1978 l'incidenza in Italia di tumori e leucemie era del 7%, nell'area della centrale del 44%. Questo video mostra animali nati deformi nella zona della centrale nucleare del Garigliano https://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4. Per molti anni il problema non solo non è stato affrontato, ma addirittura negato. A documentare i danni alla popolazione causati dalla centrale del Garigliano ci sono gli atti della Pretura di Sessa Aurunca, del CNEN, gli studi del Prof. Pettenutti, le denunce dell'avvocato Marcantonio Tibaldi. Ora sono in corso i lavori di smantellamento della centrale del Garigliano. Continua, però, a pesare il timore delle conseguenze, in termini di malattie, dello sciagurato programma nucleare italiano. Un programma costoso, sia in termini economici che di vite umane, che ha portato scarsi o meglio nulli benefici. La vicenda della centrale nucleare del Garigliano, conferma la validità di quanto disse Albert Einstein. “ Il problema oggi non è l'energia nucleare, ma il cuore dell'uomo”.

Credit foto www.catetom79.wordpress.com