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Emanuela Orlandi, la nuova puntata di un giallo infinito

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”.

Questa avvertenza la troviamo in film e serie tv. Una formula per ribadire che si tratta di opera di fantasia. Eppure trova applicazione in una vicenda drammaticamente reale. La scomparsa, il 22 giugno 1983 da Roma, di Emanuela Orlandi. Reale è il dolore del padre, della madre, delle sorelle, del fratello. Reale è la partecipazione e l'interesse dell'opinione pubblica. Eppure, la scomparsa di Emanuela Orlandi è diventata un giallo a puntate, in cui i riferimenti a persone o fatti reali è spesso puramente casuale. Le dichiarazioni di Agca, le telefonate “dell'americano”, i volantini di rivendicazione di strampalati gruppi terroristici, sedicenti agenti segreti, il coinvolgimento della Banda della Magliana, la lotta tra fazioni nel Vaticano. Tutte sceneggiature di una crudele sceneggiata. Puntualmente smascherate dagli investigatori. Come si può leggere nell'ordinanza di archiviazione del G.i.p Giovanni Giorgianni del 19 ottobre 2015, un documento fondamentale per capire la vicenda di Emanuela Orlandi. Poche settimane fa, ecco la nuova puntata. Viene reso pubblico un documento del Vaticano, redatto nel 1997, con l'elenco delle spese sostenute per tenere prigioniera Emanuela Orlandi, dal 1983 al 1997. Un documento decisivo, se autentico. Purtroppo molti elementi indicano che sia un falso. Molti errori formali, il termine Commandos 1 non appare compatibile con l'austerità formale del Vaticano.  Nel 1997 non esisteva la Gendarmeria Vaticana, come invece indicato nel documento. Nel 1997 esisteva il Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano, mentre nel 1983 esisteva l'Ufficio Centrale di Vigilanza. Inoltre è contrario ad ogni logica che venisse stilato un simile documento. Il Vaticano è molto attento alla riservatezza, avrebbero usato un nome fittizio per l'operazione e avrebbero indicato un totale delle spese, senza altri dettagli. Un documento probabilmente falso, forse nato all'interno di faide negli ambienti vaticani. Sicuramente una crudeltà verso i parenti di Emanuela. Ma è possibile, dopo 34 anni, trovare la verità ? Difficile, ma certamente possibile. Con un nuovo approccio probabilmente. Partendo dalla scomparsa di Mirella Gregori, per dimostrare, con prove certe e non teorie, se esiste o meno un collegamento tra le due scomparse. Diventa un punto fondamentale. Dopo 34 anni di vicoli ciechi, sarebbe saggio ripartire da zero. Mettendo da parte tutte le testimonianze e le “ dichiarazioni“. In tutti questi anni le indagini hanno avuto come punto centrale la cittadinanza vaticana di Emanuela. Considerato che, oggettivamente, non ha portato a nulla, sarebbe forse il caso di ricominciare le indagini senza tener conto della sua cittadinanza. Si potrebbe tentare, nuovamente, di individuare le persone e luoghi frequentati da Mirella ed Emanuela nei 60 giorni precedenti alla scomparsa. Lanciare un appello a tutti coloro che hanno scattato foto o girato filmini nei luoghi frequentati dalle due ragazze nei 60 giorni precedenti la scomparsa. Periziare tutto il materiale manoscritto e dattiloscritto inviato da anonimi. Rivedere tutte le denunce di tentata violenza o strani approcci, presentate da ragazze minorenni dal gennaio 1982 al giugno 1983. Cercare annunci “sospetti”, sul settimanale Porta Portese nell'anno 1983. Parliamo di accertamenti lunghi e difficoltosi, ma dopo aver dato credito per anni ad una persona che per comoda “follia” si è definito il Cristo, si potrebbe tentare anche questa strada. Indagini convenzionali sulla scomparsa di due ragazze di 15 anni. La famiglia di Emanuela Orlandi ha tutto il diritto di crederla viva, mancando prova della sua morte. Noi tutti, invece, abbiamo il dovere di non avallare teorie e personaggi fantasiosi, a volte deliranti. Tanti hanno voluto affiancare i parenti di Emanuela in questo cammino di verità. Quando si inizia a cercare la verità bisogna essere pronti ad affrontare le difficoltà. Ancora di più bisogna essere pronti ad accettare che La Verità possa non corrispondere alla nostra idea di verità.

Credit foto www.informarea.it