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La morte di Natale De Grazia e il traffico di rifiuti in Calabria

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Immondizia, rifiuti, monnezza. Termini che indicano, sia in senso figurato che letterale, roba sporca, inutile. Eppure i rifiuti, possono diventare una miniera d'oro. Lo sanno bene le organizzazioni criminali, che guadagnano molti milioni di euro dallo smaltimento illegale dei rifiuti, Invece di trattare i rifiuti come indicato dalla legge, vengono interrati o gettati in mare. Una pratica che distrugge la natura e provoca gravi malattie, come tragicamente dimostra la vicenda della Terra dei fuochi.

 

Lo sapeva bene Natale De Grazia. Capitano di Fregata della Capitaneria di Porto, in servizio a Reggio Calabria. De Grazia era una persona onesta, un ottimo ufficiale, un vero amante del mare. Collaborava con la Procura di Reggio Calabria, in una indagine sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi. L'indagine si concentrava sulle “navi a perdere”. I rifiuti tossici e radioattivi, venivano caricati su navi, che venivano successivamente affondate in acque profonde, in prossimità delle coste della Calabria. Le indagini partono dall'affondamento della nave Rigel, il 21 settembre 1987, a largo di Capo Spartivento. La Rigel era una vecchia nave, che trasportava, quando affonda, un carico non controllato, di cui nessuno conosceva la natura. Una vicenda oscura quella di nave Rigel. Oscura come la vicenda della nave Jolly Rosso. Una nave che il 14 dicembre 1990, si arena su una spiaggia nel comune di Amantea. La nave Jolly Rosso venne usata negli anni precedenti per trasportare rifiuti tossici. Il sospetto degli investigatori, è che la Jolly Rosso trasportasse rifiuti tossici anche il giorno in cui si arena. Rifiuti tossici, successivamente interrati non lontano dalla spiaggia di Amantea. Una indagine molto delicata quella sulle navi a perdere. Una indagine in cui il contributo di Natale De Grazia è decisivo. L'attenzione di De Grazia si concentra sul porto di La Spezia e su una nave ancorata a La Spezia. La nave Latvia, una nave ex sovietica, ritenuta appartenere in passato al Kgb. Nel 1995 era adibita al trasporto passeggeri. Informative della Polizia Giudiziaria indicano la Latvia come nave usata per trasportare rifiuti tossici. Il 12 dicembre 1995, De Grazia parte per recarsi a La Spezia, su incarico della Procura di Reggio Calabria. La sera del 12 dicembre cena in un ristorante in località Campagna (Sa), vicino all'autostrada, una breve sosta prima di ripartire. Poco dopo si sente male, e muore. L'autopsia stabilisce morte per cause naturali. Non convince. De Grazia è giovane, in buona salute. Una nuova perizia, nel 2012, stabilisce che la morte di De Grazia venne probabilmente causata da sostanze tossiche, qui è possibile leggere il testo della perizia  http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2013/01/21/news/la-perizia-sulla-morte-di-natale-de-grazia-1.49764 . Avvelenamento quindi? La magistratura non ha ritenuto di riaprire l'inchiesta, ma nuovi accertamenti sembrano doverosi. Dopo la morte di De Grazia, le indagini sulle navi a perdere finiscono su un binario morto, tutto sarà archiviato. Nonostante le dichiarazioni dei pentiti e le risultanze della Commissione d'inchiesta parlamentare. Se De Grazia è stato avvelenato, è stata opera di professionisti nell'uso dei veleni. Le modalità della morte di De Grazia sono simili a quelle della morte di Georgi Markov. Avvelenato il 7 settembre 1978 a Londra, probabilmente dai servizi segreti bulgari con l'aiuto del Kgb. Markov venne ucciso da un minuscolo proiettile contenente ricina. Per la morte di Markov venne indagato un uomo di origini italiane. Nel 1995, dopo il crollo del Urss, molti erano i “cani sciolti” ex Kgb disponibili sul mercato. Certo sono solo ipotesi e suggestioni, forse. Possibile, invece, un collegamento tra la morte di De Grazia e la vicenda di Volpe 132, la strage sulla nave Lucina, l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. In attesa della verità, ci resta il testamento morale di De Grazia, nelle parole della moglie. “Natale è uno che ci ha provato, a non chiudere gli occhi, e ha pagato. Perciò oggi noi non dobbiamo chiuderli, né socchiuderli, gli occhi, ma spalancarli. Lui non c'è più, ma il problema del mare, è rimasto. Ed è di tutti noi. Però continuano ad avvenire fatti gravi: come le continue scoperte di nuovi siti inquinati, come la nave carica di armi di distruzione chimica, a Gioia Tauro. Nella solita martoriata Italia, nel solito martoriato sud. E noi cittadini, non abbiamo modo di far sentire la nostra voce”.

Credit foto www.comitatodegrazia.org