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Da Giuseppe Plaitano a Ciro Esposito, morti una domenica allo stadio

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

La recente vicenda dell'immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, usata da alcuni “tifosi” della Lazio, come insulto verso gli avversari giallorossi, ha sollevato molte polemiche. Lasciamo ad altri, più qualificati, analisi e considerazioni. Noi racconteremo storie, spesso dimenticate, per dimostrare come la violenza negli stadi sia problema antico e mai risolto. E certamente non per difetto di soluzioni. Iniziamo dal 28 aprile 1963, quando nello stadio di Salerno, Giuseppe Plaitano, viene ucciso da un proiettile sparato durante gli scontri tra polizia e tifosi.

 


Il 29 giugno 1971 nella piazza di Vicovaro, viene ucciso a colpi di pistola Enrico Dante, per una lite avvenuta poche ore prima durante una partita di calcio.

Il 28 ottobre 1979, stadio Olimpico di Roma, Vincenzo Paparelli viene ucciso da un razzo lanciato da un “tifoso” della Roma. La morte di Vincenzo Paparelli, è diventata il simbolo delle vittime della violenza negli stadi.

Il 21 marzo 1982, a Sant'Oreste, il vagone di un treno che trasportava tifosi della Roma, viene incendiato da alcuni vandali. Nelle fiamme muore Andrea Vitone, di 14 anni.

8 marzo 1984, a Trieste fuori dallo stadio, Stefano Furlan, viene colpito alla testa durante una carica della polizia. Furlan stava semplicemente tornando a casa. Morirà dopo lunga agonia.

Milano 30 settembre 1984, si gioca Milan-Cremonese, Marco Fonghessi è tifoso del Milan, ma ha una macchina targata Cremona. Tanto basta per essere ucciso a coltellate da alcuni “tifosi” del Milan.

13 aprile 1986 Paolo Saroli, 16 anni tifoso della Roma. Si trova sul treno, ritorna dalla trasferta a Pisa. Il vagone prende fuoco e Paolo muore tra le fiamme e il fumo.

9 ottobre 1988 Ascoli, muore Nazzareno Filippini, picchiato da “tifosi” interisti, al termine della partita Ascoli-Inter.

Milano 4 giugno 1989, ultras del Milan aggrediscono 4 tifosi della Roma. Uno di loro, Antonio De Falchi, muore per infarto durante la fuga.

18 giugno 1989, “tifosi” della Fiorentina, gettano molotov in un treno che trasportava tifosi del Bologna. Ivan Dall'Olio rimane sfigurato al volto.

10 gennaio 1993 Bergamo, Celestino Colombi muore stroncato da infarto, dopo essere rimasto casualmente coinvolto in una carica della polizia.

30 gennaio 1994 Salvatore Moschella muore gettandosi dal treno su cui viaggiava nel tentativo di sfuggire all'aggressione di ultras del Messina.

29 gennaio 1995, Genova, il tifoso del Genoa Vincenzo Spagnolo viene ucciso a coltellate da “tifosi” del Milan.

24 maggio 1999 Il treno che trasportava tifosi della Salernitana, prende fuoco. Nelle fiamme muoiono Vincenzo Lioni, Ciro Alfieri, Simone Vitale e Giuseppe Diodato.

17 giugno 2001 Messina-Catania. Antonio Currò, tifoso del Messina, viene ucciso da una bomba-carta lanciata dalla curva avversaria.

27 gennaio 2007 Ermanno Licursi muore a seguito dei colpi ricevuti nel cercare di sedare una rissa in un campo di calcio di 3 categoria.

Ricordiamo tutti, poi, i casi di Filippo Raciti, Gabriele Sandri, Matteo Bagnaresi, Ciro Esposito.

Un vero bollettino di guerra. Terrificante. Davanti ad un simile massacro, rimangono solo delle domande. Le violenze negli stadi sono opera, quasi sempre di pochi elementi spesso con precedenti, perché non si riesce ad isolarli? Perché ad ogni episodio di violenza non si riesce ad andare oltre la sterile indignazione? Quali reali interessi alimentano le frange violente nel calcio? Perché spesso ci sono intrecci tra estremismo politico, malavita e tifo violento? A ciascuno di noi il coraggio e l'intelligenza di trovare le risposte.

Credit foto www.lastampa.it